<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Sergio Paris</title>
	<atom:link href="https://www.sergioparis.it/de/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.sergioparis.it/de/</link>
	<description>Just another WordPress site</description>
	<lastBuildDate>Fri, 18 Oct 2024 06:03:51 +0000</lastBuildDate>
	<language>de</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.5.8</generator>

<image>
	<url>https://www.sergioparis.it/wp-content/uploads/2018/01/sp-favicon.png</url>
	<title>Sergio Paris</title>
	<link>https://www.sergioparis.it/de/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>SOCIAL MEDIA E LA PERCEZIONE DEL VALORE PROFESSIONALE</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/social-media-e-la-percezione-del-valore-professionale/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/social-media-e-la-percezione-del-valore-professionale/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Oct 2024 06:03:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=6122</guid>

					<description><![CDATA[<p>In questo ultimo intenso periodo di lavoro, mi sono capitate alcune esperienze professionali in presenza in cui ho avuto l’occasione di conoscere dal vivo colleghi e colleghe che fino a quel momento erano solo contatti di lavoro nelle piattaforme social, più propriamente su LinkedIn. È sempre bello quando un volto, un commento, un “like”, un “consiglia” prende forma, ha una voce, uno sguardo. In realtà è proprio come se ci si vedesse per la prima volta, perché effettivamente è così, anche se abbiamo già avuto modo di farci un’idea di quella persona attraverso il feed delle condivisioni. Cosa scatta nella nostra mente quando questo accade? Come reagiamo al primo impatto? Ciò non riguarda solo la sfera lavorativa, ma anche l’ambito della nostra vita privata, a patto che usiamo i social anche soltanto per mantenerci in contatto con qualche lontano amico o parente. Un paio di occasioni, come dicevo, mi hanno spinto a fare alcune riflessioni che, ci tengo a precisare, non hanno alcuna intenzione di fare scuola o giudicare i diversi approcci che ognuno di noi può avere nei confronti dei social media, sia per uso privato che professionale. Chi mi conosce, dal vivo e appunto tramite social, sa che uso queste piattaforme (LinkedIn soprattutto) per farmi pubblicità, per ampliare la mia rete. Sarebbe sciocco pensare nel mondo di oggi che i social siano inutili, quando sappiamo che per ogni singola cosa come ordinare da mangiare, prenotare un volo aereo, acquistare un regalo di compleanno (per fare solo qualche esempio), consultiamo la rete, a prescindere che ci porti a fare scelte giuste o sbagliate. Il cliente potenziale o oramai consolidato ha già un’idea di noi basata su quanto noi condividiamo, pubblichiamo nei social network. Non sto dicendo nulla di nuovo. Non sto salendo sulla cattedra dell’esperto di social media marketing, né tanto meno di un social media manager di professione. Le riflessioni e le reazioni più o meno palesi dentro di noi possono essere diverse. La più estrema potrebbe essere pensare: “credevo fosse più bravo/a!”. Oppure: “sui social sembra chissà quanto è bravo/a, ma in realtà è molto più scarso/a!” Oppure: “vediamo se andrà a condividere anche questo servizio!”. “È esattamente come me lo/a immaginavo!” Potrei continuare l’elenco all’infinito, anche perché ognuno ha una propria percezione, un proprio punto di vista. Cambia solo la prospettiva. Non si tratta di stabilire quanto tutto questo sia più o meno giusto. La percezione che in generale gli altri hanno di noi svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni sociali. Se parliamo di lavoro, tale principio vale ancor di più. Come ci vedono gli altri, ma anche come noi vediamo gli altri può essere determinante nell’ottica di una scelta professionale di successo ed è proprio in questo punto che si dipana la complessa matassa dell’intelligenza relazionale, che è quasi un must per qualsiasi impresa e/o professionista che voglia riscuotere successo. Per essere più precisi, forse si dovrebbe parlare di intelligenza sociale che stabilisce relazioni di omologazione, inclusione, esclusione, ma anche di differenziazione. Ci si potrebbe chiedere quanto tutto questo abbia a che fare con quella che per molti è una “semplice” condivisione di contenuti. Non è una mera condivisione di post, articoli, foto, ma molto di più. Ogni volta che condividiamo qualsiasi contenuto, decidiamo di mostrare, proprio come farebbe un attore a teatro, un aspetto di sé nei confronti di chi ci legge, di chi ci guarda. Più siamo autentici e personali e più andiamo a toccare le percezioni buone e positive che gli altri possono avere di noi. Di contro, più la modalità di condivisione risulta forzata, impersonale, autocelebrativa e senza una linea di narrazione coerente con quanto vogliamo comunicare, più le sensazioni suscitate possono essere contrastanti e talvolta disturbanti. I social, lo sappiamo, hanno il vantaggio di velocizzare e ottimizzare le possibilità di fare networking, ma al contempo sono croce e delizia dei nostri tempi, poiché se approcciati male possono suscitare sentimenti di invidia e portare a demotivazione e mancanza di autostima. Non credo sia opportuno giudicare qualcuno solo per quello che posta, pubblica, condivide; come non è neanche giusto idealizzare troppo quello che leggiamo sui social, nel bene e nel male. I social media sono come dei boomerang che restituiscono (talvolta con gli interessi) quello che abbiamo lanciato. Se uno strumento è ben accordato e la musica è gradevole, la cassa di risonanza riecheggerà la stessa melodia senza distorcere il suono. Perché in fin dei conti, se chi ha usufruito dei nostri servizi, ci ha prima conosciuto in rete e poi torna da noi, vuol dire che quella voce era autentica. Vuol dire che dietro quell’immagine c’è della sostanza. In fin dei conti, la nostra migliore strategia social – e non è la stessa per tutte e per tutti – è quella che rispecchia la nostra vera personalità. E di questo i colleghi, le colleghe, i clienti, i collaboratori, le collaboratrici se ne accorgono subito. Non c’è bisogno di accumulare visualizzazioni e/o like per fare in modo che la nostra strategia social porti al risultato sperato e cioè fare business e ampliare la nostra rete di collaborazioni che in questi tempi sempre più ingrati sembra non bastare mai. Dovremmo ricordarci che dietro un profilo in qualsiasi piattaforma social c’è una persona, un/a professionista che sta cercando di instaurare una relazione che, seppur virtuale, prima o poi potrebbe diventare reale. Non credo sia giusto standardizzare il nostro modo di comunicare in rete. Non esistono regole universali. Non per forza ciò che fa e che pensa sia giusto fare la maggior parte degli utenti della rete è la soluzione ideale valida per tutti. Come sempre la verità sta nel mezzo e non è sempre facile mediare nel mondo virtuale che sta diventando sempre più divisivo e polarizzante.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/social-media-e-la-percezione-del-valore-professionale/">SOCIAL MEDIA E LA PERCEZIONE DEL VALORE PROFESSIONALE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>In questo ultimo intenso periodo di lavoro, mi sono capitate alcune esperienze professionali in presenza in cui ho avuto l’occasione di conoscere dal vivo colleghi e colleghe che fino a quel momento erano solo contatti di lavoro nelle piattaforme social, più propriamente su LinkedIn. È sempre bello quando un volto, un commento, un “like”, un “consiglia” prende forma, ha una voce, uno sguardo. In realtà è proprio come se ci si vedesse per la prima volta, perché effettivamente è così, anche se abbiamo già avuto modo di farci un’idea di quella persona attraverso il feed delle condivisioni.</p>



<p>Cosa scatta nella nostra mente quando questo accade? Come reagiamo al primo impatto? Ciò non riguarda solo la sfera lavorativa, ma anche l’ambito della nostra vita privata, a patto che usiamo i social anche soltanto per mantenerci in contatto con qualche lontano amico o parente.</p>



<p>Un paio di occasioni, come dicevo, mi hanno spinto a fare alcune riflessioni che, ci tengo a precisare, non hanno alcuna intenzione di fare scuola o giudicare i diversi approcci che ognuno di noi può avere nei confronti dei social media, sia per uso privato che professionale.</p>



<p>Chi mi conosce, dal vivo e appunto tramite social, sa che uso queste piattaforme (LinkedIn soprattutto) per farmi pubblicità, per ampliare la mia rete. Sarebbe sciocco pensare nel mondo di oggi che i social siano inutili, quando sappiamo che per ogni singola cosa come ordinare da mangiare, prenotare un volo aereo, acquistare un regalo di compleanno (per fare solo qualche esempio), consultiamo la rete, a prescindere che ci porti a fare scelte giuste o sbagliate.</p>



<p>Il cliente potenziale o oramai consolidato ha già un’idea di noi basata su quanto noi condividiamo, pubblichiamo nei social network. Non sto dicendo nulla di nuovo. Non sto salendo sulla cattedra dell’esperto di social media marketing, né tanto meno di un social media manager di professione.</p>



<p>Le riflessioni e le reazioni più o meno palesi dentro di noi possono essere diverse. La più estrema potrebbe essere pensare: “credevo fosse più bravo/a!”. Oppure: “sui social sembra chissà quanto è bravo/a, ma in realtà è molto più scarso/a!” Oppure: “vediamo se andrà a condividere anche questo servizio!”. “È esattamente come me lo/a immaginavo!” Potrei continuare l’elenco all’infinito, anche perché ognuno ha una propria percezione, un proprio punto di vista. Cambia solo la prospettiva. Non si tratta di stabilire quanto tutto questo sia più o meno giusto.</p>



<p>La percezione che in generale gli altri hanno di noi svolge un ruolo fondamentale nelle relazioni sociali. Se parliamo di lavoro, tale principio vale ancor di più. Come ci vedono gli altri, ma anche come noi vediamo gli altri può essere determinante nell’ottica di una scelta professionale di successo ed è proprio in questo punto che si dipana la complessa matassa dell’intelligenza relazionale, che è quasi un must per qualsiasi impresa e/o professionista che voglia riscuotere successo. Per essere più precisi, forse si dovrebbe parlare di intelligenza sociale che stabilisce relazioni di omologazione, inclusione, esclusione, ma anche di differenziazione.</p>



<p>Ci si potrebbe chiedere quanto tutto questo abbia a che fare con quella che per molti è una “semplice” condivisione di contenuti. Non è una mera condivisione di post, articoli, foto, ma molto di più. Ogni volta che condividiamo qualsiasi contenuto, decidiamo di mostrare, proprio come farebbe un attore a teatro, un aspetto di sé nei confronti di chi ci legge, di chi ci guarda. Più siamo autentici e personali e più andiamo a toccare le percezioni buone e positive che gli altri possono avere di noi. Di contro, più la modalità di condivisione risulta forzata, impersonale, autocelebrativa e senza una linea di narrazione coerente con quanto vogliamo comunicare, più le sensazioni suscitate possono essere contrastanti e talvolta disturbanti. I social, lo sappiamo, hanno il vantaggio di velocizzare e ottimizzare le possibilità di fare networking, ma al contempo sono croce e delizia dei nostri tempi, poiché se approcciati male possono suscitare sentimenti di invidia e portare a demotivazione e mancanza di autostima.</p>



<p>Non credo sia opportuno giudicare qualcuno solo per quello che posta, pubblica, condivide; come non è neanche giusto idealizzare troppo quello che leggiamo sui social, nel bene e nel male. I social media sono come dei boomerang che restituiscono (talvolta con gli interessi) quello che abbiamo lanciato. Se uno strumento è ben accordato e la musica è gradevole, la cassa di risonanza riecheggerà la stessa melodia senza distorcere il suono. Perché in fin dei conti, se chi ha usufruito dei nostri servizi, ci ha prima conosciuto in rete e poi torna da noi, vuol dire che quella voce era autentica. Vuol dire che dietro quell’immagine c’è della sostanza.</p>



<p>In fin dei conti, la nostra migliore strategia social – e non è la stessa per tutte e per tutti – è quella che rispecchia la nostra vera personalità. E di questo i colleghi, le colleghe, i clienti, i collaboratori, le collaboratrici se ne accorgono subito. Non c’è bisogno di accumulare visualizzazioni e/o like per fare in modo che la nostra strategia social porti al risultato sperato e cioè fare business e ampliare la nostra rete di collaborazioni che in questi tempi sempre più ingrati sembra non bastare mai.</p>



<p>Dovremmo ricordarci che dietro un profilo in qualsiasi piattaforma social c’è una persona, un/a professionista che sta cercando di instaurare una relazione che, seppur virtuale, prima o poi potrebbe diventare reale.</p>



<p>Non credo sia giusto standardizzare il nostro modo di comunicare in rete. Non esistono regole universali. Non per forza ciò che fa e che pensa sia giusto fare la maggior parte degli utenti della rete è la soluzione ideale valida per tutti. </p>



<p>Come sempre la verità sta nel mezzo e non è sempre facile mediare nel mondo virtuale che sta diventando sempre più divisivo e polarizzante.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/social-media-e-la-percezione-del-valore-professionale/">SOCIAL MEDIA E LA PERCEZIONE DEL VALORE PROFESSIONALE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/social-media-e-la-percezione-del-valore-professionale/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COMMUNITY INTERPRETING</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/community-interpreting/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/community-interpreting/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Jul 2024 09:37:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/community-interpreting/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi vorrei parlare di una modalità di interpretazione che in questi ultimi anni di libera professione mi capita spesso di affrontare e che devo ammettere mi sta dando anche molte soddisfazioni. Parlerò del community interpreting ovvero dell’interpretazione (o interpretariato) di comunità. Tuttavia, prima di parlare della mia esperienza personale, bisognerebbe capire meglio che cosa si intende per community interpreting che si differenzia molto dalle altre modalità di interpretazione di cui ho già parlato in questo mio blog ovvero, in ordine di pubblicazione, interpretazione consecutiva, interpretariato in fiera e &#160;interpretazione simultanea. Nel community interpreting il contesto e il destinatario d’uso svolgono un ruolo fondamentale. Maria Chiara Russo e Gabriele Mack dedicano un capitolo dal titolo La formazione di interpreti in ambito sociale in Italia e all’estero contenuto all’interno del loro saggio Interpretazione di trattativa – la mediazione linguistico-culturale nel contesto formativo professionale in cui la professoressa Mette Rudvin descrive la richiesta sempre più diffusa di servizi di mediazione linguistica in ambiti che esulano dalla classica e più conosciuta interpretazione di conferenza: nello specifico si tratta dell’interpretazione per i servizi pubblici, vale a dire una particolare modalità di interpretazione che si espleta in campo sociale o in seno ad istituzioni giuridiche o di pubblica sicurezza, uffici di immigrazione, strutture sanitarie o presso i servizi sociali[1]. Spesso tale modalità viene inserita nella categoria di interpretazione più ampiamente conosciuta come interpretazione di trattativa, la quale tuttavia si riferisce in linea più generale all’ambito commerciale e/o fieristico. Nello stesso saggio e in questo interessante articolo di Intralinea si dibatte infatti quanto sia più o meno giusto far assimilare la modalità dell’interpretazione di comunità alla categoria più generale dell’interpretazione di trattativa. Non è questa la sede per stabilire i confini di queste due modalità, che tuttavia si differenziano solo per il contesto d’uso e per l’impostazione mentale dell’interprete più che per la tecnica di resa in sé. In questo articolo mi concentrerò piuttosto sulla mia esperienza come interprete di comunità e sull’approccio psicologico che è necessario adottare in questo particolare contesto lavorativo. LA MIA ESPERIENZA COME INTERPRETE DI COMUNITÀ Nel corso dei miei 22 anni di esperienza professionale mi è capitato talvolta di lavorare dal vivo presso tribunali e commissariati di polizia, ma mai come in questi ultimi anni, in cui l’interpretariato da remoto è letteralmente esploso, mi sono trovato sempre più spesso a collaborare con enti pubblici, tribunali, reparti ospedalieri, penitenziari, servizi sociali, studi di psichiatria e psicoterapia, ecc. sparsi nei cosiddetti tre paesi DACH (Germania, Austria e Svizzera). Si tratta di servizi, molto spesso di breve durata, in cui mi chiedono di tradurre per conto di cittadini italiani che non riescono a comunicare in tedesco con i vari uffici di riferimento. Si tratta di servizi estemporanei, che mi piace definire “toccata e fuga”, in cui visto lo scarso preavviso i tempi di preparazione sono pressoché inesistenti e in cui conta molto il proprio livello di esperienza pregressa, ma soprattutto la propria capacità di adattamento nel sapersi districare tra i vari accenti dei tre paesi di lingua tedesca, ma soprattutto con i vari dialetti italiani in cui molto spesso parlano i cittadini italiani che dobbiamo assistere linguisticamente. INTERPRETE DI COMUNITÀ: QUALE TECNICA ADOTTARE? Quando prima si parlava della necessità più o meno discutibile di distinguere il community interpreting dall’interpretazione di trattativa, un elemento è evidente ed io stesso posso confermarlo per esperienza diretta. Che si usino gli appunti o solo prevalentemente la memoria non ha alcuna importanza. Ogni interprete può adottare la propria strategia che varia a seconda del destinatario e della situazione in cui si trova ad operare. Per quanto mi riguarda, carta e penna sono sempre con me, ma utilizzo prevalentemente l’ascolto. Non è immediato capire le esigenze delle persone che dobbiamo assistere. Si tratta di persone in una particolare condizione emotiva che molto spesso faticano a mettere in ordine le loro idee e ad esprimerle in maniera chiara. Il mio consiglio è di mantenere i nervi saldi e di non interrompere il flusso di pensieri e parole, spesso confusionario, perché serve per capire le richieste pratiche, a volte emergenti, che dobbiamo tradurre. La qualità dell’audio da remoto – va detto – non è nostro alleato, ma bisogna concentrarsi sul messaggio da rendere sia verso la lingua straniera che verso l’italiano nella maniera più semplice possibile. La mia sensazione è che devono capire che siamo lì per aiutarli, pur mantenendo una certa distanza dai fatti non sempre facili da cogliere, da rendere, ma soprattutto da affrontare. L’APPROCCIO PSICOLOGICO DELL’INTERPRETE DI COMUNITÀ Lavorare in contesti socio-sanitari complessi, seppur a distanza, per forza di cose ti proietta in situazioni che nella maggior parte dei casi sono assolutamente fuori dalla propria comfort zone. Per quanta esperienza e maturità intellettiva possiamo avere, trasmettere e quindi tradurre determinate notizie o riportare traumi o incidenti di cui si è stati vittime non è mai facile. Servono molta empatia e autocontrollo, ma soprattutto quella giusta dose di distanza che ci permettono di non subire noi stessi i fatti che stiamo riportando, al fine di evitare, nella peggiore delle ipotesi, il trauma vicario derivante proprio da una tensione emotiva e dalla presenza di una relazione empatica tra l’interprete e la persona da tradurre. Il trauma vicario è quel meccanismo neurofisiologico della comprensione empatica del dolore che si basa sul rispecchiamento dell’altrui condizione dolorosa, ottenuta tramite una simulazione interna che comporta l’attivarsi delle proprie aree del dolore. Dai dati provenienti dalle neuroscienze emerge che empatizzare con il dolore degli altri comporti provare realmente un certo grado di dolore, proporzionale al coinvolgimento affettivo con colui con il quale si empatizza[2]. Non è facile mantenere un atteggiamento di neutralità per chi svolge professioni di aiuto e in questo l’interprete non è da meno. Quando l’assistenza tende a prolungarsi, aumentando i rischi della traumatizzazione vicaria, è necessario non trovarsi da soli, dopo aver vissuto queste esperienze, e ristabilire contatti con il mondo esterno. Rispettando la riservatezza che ci viene richiesta in contesti così delicati, è doveroso riuscire a sfogare il carico emotivo accumulato. Per [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/community-interpreting/">COMMUNITY INTERPRETING</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi vorrei parlare di una modalità di interpretazione che in questi ultimi anni di libera professione mi capita spesso di affrontare e che devo ammettere mi sta dando anche molte soddisfazioni. Parlerò del <em>community interpreting</em> ovvero dell’interpretazione (o interpretariato) di comunità. Tuttavia, prima di parlare della mia esperienza personale, bisognerebbe capire meglio che cosa si intende per <em>community interpreting</em> che si differenzia molto dalle altre modalità di interpretazione di cui ho già parlato in questo mio blog ovvero, in ordine di pubblicazione, <a href="https://www.sergioparis.it/de/limpresa-faraonica-dellinterprete-la-consecutiva/">interpretazione consecutiva</a>, <a href="https://www.sergioparis.it/de/interpretariato-in-fiera/">interpretariato in fiera</a> e &nbsp;<a href="https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/">interpretazione simultanea</a>.</p>



<p>Nel <em>community interpreting</em> il contesto e il destinatario d’uso svolgono un ruolo fondamentale. Maria Chiara Russo e Gabriele Mack dedicano un capitolo dal titolo <em>La formazione di interpreti in ambito sociale in Italia e all’estero</em> contenuto all’interno del loro saggio <em>Interpretazione di trattativa – la mediazione linguistico-culturale nel contesto formativo professionale</em> in cui la professoressa Mette Rudvin descrive la richiesta sempre più diffusa di servizi di mediazione linguistica in ambiti che esulano dalla classica e più conosciuta interpretazione di conferenza: nello specifico si tratta dell’interpretazione per i servizi pubblici, vale a dire una particolare modalità di interpretazione che si espleta in campo sociale o in seno ad istituzioni giuridiche o di pubblica sicurezza, uffici di immigrazione, strutture sanitarie o presso i servizi sociali<a href="#_ftn1" id="_ftnref1">[1]</a>.</p>



<p>Spesso tale modalità viene inserita nella categoria di interpretazione più ampiamente conosciuta come interpretazione di trattativa, la quale tuttavia si riferisce in linea più generale all’ambito commerciale e/o fieristico. Nello stesso saggio e in questo interessante articolo di <a href="https://www.intralinea.org/reviews/item/1102#n1">Intralinea</a> si dibatte infatti quanto sia più o meno giusto far assimilare la modalità dell’interpretazione di comunità alla categoria più generale dell’interpretazione di trattativa. Non è questa la sede per stabilire i confini di queste due modalità, che tuttavia si differenziano solo per il contesto d’uso e per l’impostazione mentale dell’interprete più che per la tecnica di resa in sé. In questo articolo mi concentrerò piuttosto sulla mia esperienza come interprete di comunità e sull’approccio psicologico che è necessario adottare in questo particolare contesto lavorativo.</p>



<p>LA MIA ESPERIENZA COME INTERPRETE DI COMUNITÀ</p>



<p>Nel corso dei miei 22 anni di esperienza professionale mi è capitato talvolta di lavorare dal vivo presso tribunali e commissariati di polizia, ma mai come in questi ultimi anni, in cui l’interpretariato da remoto è letteralmente esploso, mi sono trovato sempre più spesso a collaborare con enti pubblici, tribunali, reparti ospedalieri, penitenziari, servizi sociali, studi di psichiatria e psicoterapia, ecc. sparsi nei cosiddetti tre paesi DACH (Germania, Austria e Svizzera). Si tratta di servizi, molto spesso di breve durata, in cui mi chiedono di tradurre per conto di cittadini italiani che non riescono a comunicare in tedesco con i vari uffici di riferimento. Si tratta di servizi estemporanei, che mi piace definire “toccata e fuga”, in cui visto lo scarso preavviso i tempi di preparazione sono pressoché inesistenti e in cui conta molto il proprio livello di esperienza pregressa, ma soprattutto la propria capacità di adattamento nel sapersi districare tra i vari accenti dei tre paesi di lingua tedesca, ma soprattutto con i vari dialetti italiani in cui molto spesso parlano i cittadini italiani che dobbiamo assistere linguisticamente.</p>



<p>INTERPRETE DI COMUNITÀ: QUALE TECNICA ADOTTARE?</p>



<p>Quando prima si parlava della necessità più o meno discutibile di distinguere il <em>community interpreting</em> dall’<em>interpretazione di trattativa</em>, un elemento è evidente ed io stesso posso confermarlo per esperienza diretta. Che si usino gli appunti o solo prevalentemente la memoria non ha alcuna importanza. Ogni interprete può adottare la propria strategia che varia a seconda del destinatario e della situazione in cui si trova ad operare. Per quanto mi riguarda, carta e penna sono sempre con me, ma utilizzo prevalentemente l’ascolto. Non è immediato capire le esigenze delle persone che dobbiamo assistere. Si tratta di persone in una particolare condizione emotiva che molto spesso faticano a mettere in ordine le loro idee e ad esprimerle in maniera chiara. Il mio consiglio è di mantenere i nervi saldi e di non interrompere il flusso di pensieri e parole, spesso confusionario, perché serve per capire le richieste pratiche, a volte emergenti, che dobbiamo tradurre. La qualità dell’audio da remoto – va detto – non è nostro alleato, ma bisogna concentrarsi sul messaggio da rendere sia verso la lingua straniera che verso l’italiano nella maniera più semplice possibile. La mia sensazione è che devono capire che siamo lì per aiutarli, pur mantenendo una certa distanza dai fatti non sempre facili da cogliere, da rendere, ma soprattutto da affrontare.</p>



<p>L’APPROCCIO PSICOLOGICO DELL’INTERPRETE DI COMUNITÀ</p>



<p>Lavorare in contesti socio-sanitari complessi, seppur a distanza, per forza di cose ti proietta in situazioni che nella maggior parte dei casi sono assolutamente fuori dalla propria comfort zone. Per quanta esperienza e maturità intellettiva possiamo avere, trasmettere e quindi tradurre determinate notizie o riportare traumi o incidenti di cui si è stati vittime non è mai facile. Servono molta empatia e autocontrollo, ma soprattutto quella giusta dose di distanza che ci permettono di non subire noi stessi i fatti che stiamo riportando, al fine di evitare, nella peggiore delle ipotesi, il trauma vicario derivante proprio da una tensione emotiva e dalla presenza di una relazione empatica tra l’interprete e la persona da tradurre.</p>



<p>Il trauma vicario è quel meccanismo neurofisiologico della comprensione empatica del dolore che si basa sul rispecchiamento dell’altrui condizione dolorosa, ottenuta tramite una simulazione interna che comporta l’attivarsi delle proprie aree del dolore. Dai dati provenienti dalle neuroscienze emerge che empatizzare con il dolore degli altri comporti provare realmente un certo grado di dolore, proporzionale al coinvolgimento affettivo con colui con il quale si empatizza<a href="#_ftn2" id="_ftnref2">[2]</a>.</p>



<p>Non è facile mantenere un atteggiamento di neutralità per chi svolge professioni di aiuto e in questo l’interprete non è da meno. Quando l’assistenza tende a prolungarsi, aumentando i rischi della traumatizzazione vicaria, è necessario non trovarsi da soli, dopo aver vissuto queste esperienze, e ristabilire contatti con il mondo esterno. Rispettando la riservatezza che ci viene richiesta in contesti così delicati, è doveroso riuscire a sfogare il carico emotivo accumulato. Per me personalmente significa praticare sport, se possibile, il giorno stesso. Prendersi cura della propria salute mentale, soprattutto in considerazione dell’alto carico cognitivo, e in questo caso emotivo, della professione dell’interprete è di primaria importanza.</p>



<p>COMMUNITY INTERPRETING: CHE COSA MI HA INSEGNATO?</p>



<p>In conclusione, posso affermare che il <em>community interpreting</em> mi sta insegnando davvero molto in termini di flessibilità e di gestione delle emozioni. Ancora una volta tale modalità ci spinge a fare molta autocritica verso se stessi a livello personale e professionale. Il livello di responsabilità talvolta è decisamente più alto rispetto ad altri contesti più formali e tecnicamente più complessi, visto che abbiamo a che fare con la salute fisica e mentale e, non meno importante, con la libertà della persona a cui stiamo letteralmente dando una mano. Credo che lavorare in tali contesti sia funzionale alla nostra preparazione mentale, anche durante lo svolgimento dell’ordinaria attività di interpreti di conferenza. È un’ottima base di preparazione mentale ed emotiva che ci potrà rendere sicuramente interpreti umanamente migliori.</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a href="#_ftnref1" id="_ftn1">[1]</a> Per una trattazione più dettagliata si rimanda all’articolo di Mette Rudvin <em>La formazione di interpreti in ambito sociale in Italia e all’estero</em> in Russo, Mariachiara e Gabriele, Mack (a cura di) (2005)&nbsp;<em>Interpretazione di trattativa. La mediazione linguistico-culturale nel contesto formativo e professionale</em>. Milano: Hoepli.</p>



<p><a href="#_ftnref2" id="_ftn2">[2]</a> Definizione ripresa dal sito web: https://www.milanopsicologo.it/trauma-vicario/</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/community-interpreting/">COMMUNITY INTERPRETING</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/community-interpreting/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 17:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Unterrichten]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=6079</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi come non mai la parola intelligenza artificiale (nominata parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale. Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio articolo. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona. Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più. Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare. L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente. Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo. La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano. Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo. DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria. CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili. Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi come non mai la parola <em>intelligenza artificiale</em> (nominata <a href="https://www.repubblica.it/dossier/economia/lavoro/2024/01/31/news/la_rivoluzione_del_lavoro_alla_sfida_competenze-422019214/">parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary</a>) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale.</p>



<p>Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio <a href="https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/">articolo</a>. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona.</p>



<p>Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più.</p>



<p>Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare.</p>



<p>L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI</p>



<p>Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente.</p>



<p>Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo.</p>



<p>La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano.</p>



<p>Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo.</p>



<p>DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE</p>



<p>Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi.</p>



<p>Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria.</p>



<p>CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE</p>



<p>Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili.</p>



<p>Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SIMULTANEA E L’ARTE DI INTERPRETARE IL MONDO</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Dec 2023 19:14:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=6063</guid>

					<description><![CDATA[<p>Durante uno dei miei ultimi incarichi di interpretazione simultanea mi è capitato di lavorare accanto a un disegnatore. Il suo compito, in quell’occasione, era di disegnare e rappresentare gli oratori e i loro messaggi principali; il nostro (mio e della collega) era di interpretare o meglio di tradurre simultaneamente dall’inglese all’italiano e viceversa i vari interventi della conferenza. Mentre stavamo lavorando entrambi, mi stavo giusto chiedendo cosa potessero avere in comune entrambe le nostre figure messe in fondo alla sala, l’una accanto all’altra. Mi sono venute in mente alcune affinità sulle quali ho voluto un po’ riflettere. Un disegnatore, un pittore, un interprete sono chiamati innanzitutto ad osservare ancor prima di mettersi all’opera. Per loro capire dove si trovano e chi hanno di fronte è di fondamentale importanza. Ogni movimento, ogni cambio di luce può incidere enormemente sul risultato della performance. Per noi interpreti non si tratta solo di ascoltare, ma anche di osservare. C’è un linguaggio paraverbale che necessita della nostra attenzione, senza il quale il messaggio da trasmettere a stento riuscirebbe ad arrivare a destinazione. Calarsi nei panni di chi si ha di fronte non è una prerogativa solo dell’interprete, ma anche del pittore che è chiamato a creare un’istantanea di quel momento e se entrambi devono interpretare quel processo comunicativo in atto, per vocazione sentono l’istinto di poterlo vivere in prima persona. Quanto è importante per un interprete riuscire a cogliere le varie sfumature che un oratore vuole trasmettere al proprio pubblico? Non è poi lo stesso processo mentale che porta un pittore a rappresentare le varie sfaccettature di un colore di un’immagine che sta dipingendo? Anche l’interprete ha una tavolozza di registri e di emozioni da trasmettere che sa cogliere dopo un’attenta osservazione, dopo un ascolto attivo. Durante la quattro giorni mi sono sentito un po’ artista, proprio come il pittore che avevo al mio fianco. Interpretare è un’arte silente, anonima che talvolta è anche in grado di ingentilire e ammorbidire le parole che vengono proferite. Ciò non significa non rispettare ciò che viene detto, ma semplicemente rendere fruibile al grande pubblico ciò che a primo impatto non può essere immediato. Non è poi anche questo il compito principale dell’arte?</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/">SIMULTANEA E L’ARTE DI INTERPRETARE IL MONDO</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante uno dei miei ultimi incarichi di interpretazione simultanea mi è capitato di lavorare accanto a un disegnatore. Il suo compito, in quell’occasione, era di disegnare e rappresentare gli oratori e i loro messaggi principali; il nostro (mio e della collega) era di interpretare o meglio di tradurre simultaneamente dall’inglese all’italiano e viceversa i vari interventi della conferenza.</p>



<p>Mentre stavamo lavorando entrambi, mi stavo giusto chiedendo cosa potessero avere in comune entrambe le nostre figure messe in fondo alla sala, l’una accanto all’altra. Mi sono venute in mente alcune affinità sulle quali ho voluto un po’ riflettere.</p>



<ul type="1">
<li>Osservazione</li>
</ul>



<p>Un disegnatore, un pittore, un interprete sono chiamati innanzitutto ad osservare ancor prima di mettersi all’opera. Per loro capire dove si trovano e chi hanno di fronte è di fondamentale importanza. Ogni movimento, ogni cambio di luce può incidere enormemente sul risultato della performance. Per noi interpreti non si tratta solo di ascoltare, ma anche di osservare. C’è un linguaggio paraverbale che necessita della nostra attenzione, senza il quale il messaggio da trasmettere a stento riuscirebbe ad arrivare a destinazione.</p>



<ul>
<li>Immedesimazione</li>
</ul>



<p>Calarsi nei panni di chi si ha di fronte non è una prerogativa solo dell’interprete, ma anche del pittore che è chiamato a creare un’istantanea di quel momento e se entrambi devono interpretare quel processo comunicativo in atto, per vocazione sentono l’istinto di poterlo vivere in prima persona.</p>



<ul>
<li>Nuance</li>
</ul>



<p>Quanto è importante per un interprete riuscire a cogliere le varie sfumature che un oratore vuole trasmettere al proprio pubblico? Non è poi lo stesso processo mentale che porta un pittore a rappresentare le varie sfaccettature di un colore di un’immagine che sta dipingendo? Anche l’interprete ha una tavolozza di registri e di emozioni da trasmettere che sa cogliere dopo un’attenta osservazione, dopo un ascolto attivo. </p>



<p>Durante la quattro giorni mi sono sentito un po’ artista, proprio come il pittore che avevo al mio fianco. Interpretare è un’arte silente, anonima che talvolta è anche in grado di ingentilire e ammorbidire le parole che vengono proferite. Ciò non significa non rispettare ciò che viene detto, ma semplicemente rendere fruibile al grande pubblico ciò che a primo impatto non può essere immediato. Non è poi anche questo il compito principale dell’arte?</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/">SIMULTANEA E L’ARTE DI INTERPRETARE IL MONDO</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/simultanea-e-larte-di-interpretare-il-mondo/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COS’È L’INTELLIGENZA LINGUISTICA?</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 08:07:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Sprachen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=6025</guid>

					<description><![CDATA[<p>Guest blog: oggi il mio blog ha il piacere di ospitare un articolo di Luca Talamonti in cui si parla di una competenza fondamentale, che soprattutto a noi professionisti della comunicazione multilingue non dovrebbe mai mancare, anche e non solo nell’ottica di un marketing più efficace, ovvero l’intelligenza linguistica. Vi invito a leggere il suo blog e a seguire i suoi webinar. Fonte articolo originale: &#8220;Cos&#8217;è l&#8217;intelligenza linguistica?&#8220; L’Intelligenza Linguistica&#160;è una delle 7 contemplate nel modello delle intelligenze multiple, teorizzato dallo psicologo statunitense Howard Gardner. Essa si riferisce alla capacità di apprendere e utilizzare il linguaggio scritto e parlato per capire e farsi capire. In realtà, però, si tratta di molto più di questo. Il linguaggio, infatti, è il principale strumento che usiamo per relazionarci con gli altri, ma pochissime sono le persone che ne conoscono il reale potere e i precisi impatti che le parole producono sul cervello umano. La disciplina nota come “Intelligenza Linguistica” riguarda dunque tutti quegli studi sul linguaggio, che ne hanno scoperto le reali potenzialità e rappresenta un bagaglio di strumenti e tecniche da utilizzare nella propria vita per migliorare la comunicazione con se stessi e con gli altri. Il vero potere del linguaggio Per prima cosa, è fondamentale sfatare un mito: il livello verbale della comunicazione (ossia le parole che usiamo) è&#160;tanto importante&#160;quanto quello paraverbale (il modo di usare la voce) e quello non verbale (gesti, espressioni facciali, abbigliamento, ecc.). È importante sottolineare questo concetto, in quanto alcuni studi male interpretati dello psicologo Albert Mehrabian parrebbero andare in un’altra direzione, concedendo alle parole solo il 7% del peso in una comunicazione faccia a faccia. Non è così e a spiegarlo è lo stesso Mehrabian. Inoltre, le parole hanno il grande potere di&#160;creare la realtà. Non la realtà oggettiva (che è, si dice, totalmente inconoscibile), bensì quella soggettiva, ossia ciò che noi vediamo, sentiamo, percepiamo. Questo avviene a causa di una serie di meccanismi tipici del cervello umano, anch’essi dimostrati scientificamente più e più volte. Per prima cosa, va detto che il nostro cervello inizia a ritenere una cosa importante (e a farla propria, interpretandola come vera, naturale, acclarata) quando se la sente&#160;ripetere&#160;più volte, specialmente se da fonti che ritiene autorevoli. E, solitamente, per il nostro cervello non esiste nessuno di più autorevole di noi stessi. Di conseguenza, più ripetiamo (e ci ripetiamo internamente, con quella vocina con cui pensiamo, che tecnicamente si chiama “Dialogo Interno”) alcune cose, più esse diventeranno vere per il nostro cervello, fino a diventare anche convinzioni, obiettivi, tratti caratteriali. A questo punto, entra in gioco un altro meccanismo tipico del cervello umano, che si chiama “Principio di Coerenza Interna”. Funziona così: il cervello ha bisogno di trovare coerenza fra ciò che crede e ritiene importante e ciò che vede nella realtà circostante. Se così non fosse, il nostro cervello andrebbe in tilt, la nostra autostima ne risentirebbe e proveremmo una forte sensazione di disagio (anche questo fenomeno ha un nome tecnico, ed è “Dissonanza Cognitiva”). Per evitare la Dissonanza Cognitiva, ecco dunque che il cervello interviene nella nostra percezione della realtà, usando dei filtri che, in particolare, si chiamano&#160;Distorsioni&#160;e&#160;Cancellazioni: in parole semplici, tendiamo a distorcere la realtà e a cancellarne intere porzioni in modo da rendere la realtà coerente con ciò che già abbiamo dentro di noi e, in pratica, in modo da “vedere solo ciò che vogliamo vedere”. Si tratta di meccanismi automatici, di cui spesso non ci rendiamo conto, e che avvengono nel cervello di chiunque e in assoluta buona fede. Ricapitolando: più ci ripetiamo, ripetiamo ad altri o ci viene ripetuta da una fonte autorevole una determinata cosa, più per il nostro cervello&#160;diventa vera. A questo punto, il cervello “adatta” la realtà circostante che percepisce per renderla&#160;coerente&#160;con ciò che per il nostro cervello è vero ed evitare la Dissonanza Cognitiva. Le parole creano la realtà, come dicono i maghi (“Abracadabra” deriva dall’aramaico e significa “Io creo come parlo”) e come è scritto, ad esempio, nella Bibbia (“In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio. E il Verbo era Dio”).&#160; Così come dici stai (e fai stare) E c’è di più. Diversi importanti studi internazionali hanno infatti dimostrato che esiste una stretta&#160;correlazione fra le parole e gli ormoni. Pare infatti che l’utilizzo (orale e scritto) e la ricezione di specifiche parole faccia sì che il nostro cervello rilasci determinati ormoni, a seconda del tipo di parola con cui entriamo in contatto. Ci sono parole che favoriscono, ad esempio, il rilascio di Ossitocina (l’ormone dell’amore), altre di Dopamina (l’ormone della ricompensa), altre ancora di Cortisolo (l’ormone dello stress) e così via. E perché queste scoperte sarebbero così sensazionali? Semplice: perché il mix di ormoni che abbiamo in corpo dà vita a ciò che noi comunemente chiamiamo&#160;emozioni. E le emozioni guidano i nostri pensieri, le nostre scelte, i nostri comportamenti. Tutto questo ci insegna che esistono molti modi diversi di pensare, di dire e di scrivere le stesse cose e, in base a come lo facciamo, siamo in grado di modificare la percezione della realtà (nostra e degli altri) e, soprattutto, di veicolare (a noi stessi e agli altri) emozioni diverse. Per esempio, dire a una persona che “svolgere il tal compito è difficile e richiede molti sacrifici” produce risultati diversi dal dirle che “svolgere il tal compito è sfidante e richiede il massimo impegno”, non trovi?&#160; I vantaggi dell’Intelligenza Linguistica Quanto detto fin qui non è che la punta dell’iceberg di questa sorprendente disciplina, la quale ha risvolti&#160;pratici e immediati&#160;in ogni contesto. Pensa a tutte le volte in cui, pur essendo animato dalle migliori intenzioni, non sei riuscito a raggiungere i risultati relazionali che volevi: con tua figlia, con tua moglie, con tuo marito, col tuo collega, col tuo capo, col potenziale cliente, ecc. Probabilmente accadeva perché non conoscevi questi meccanismi delle parole e del cervello umano e, dunque, usavi il linguaggio in modo un po’ randomico. Approfondire questo argomento è di straordinaria importanza per chiunque, perché è in grado di migliorare ogni aspetto della [&#8230;]</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/">COS’È L’INTELLIGENZA LINGUISTICA?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><strong>Guest blog</strong>: oggi il mio blog ha il piacere di ospitare un articolo di Luca Talamonti in cui si parla di una competenza fondamentale, che soprattutto a noi professionisti della comunicazione multilingue non dovrebbe mai mancare, anche e non solo nell’ottica di un marketing più efficace, ovvero l’intelligenza linguistica. Vi invito a leggere il suo blog e a seguire i suoi webinar.</p>



<p>Fonte articolo originale: &#8220;<a href="https://www.lucatalamonti.it/cose-lintelligenza-linguistica/?fbclid=IwAR1HMKZd4blxcxsdZ1qt4MFod0d4B0xGQBbELPr9tcXXFLGVZB-Ov6BRuMw&amp;cn-reloaded=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cos&#8217;è l&#8217;intelligenza linguistica?</a>&#8220;</p>



<p>L’Intelligenza Linguistica&nbsp;è una delle 7 contemplate nel modello delle intelligenze multiple, teorizzato dallo psicologo statunitense Howard Gardner.</p>



<p>Essa si riferisce alla capacità di apprendere e utilizzare il linguaggio scritto e parlato per capire e farsi capire.</p>



<p>In realtà, però, si tratta di molto più di questo.</p>



<p>Il linguaggio, infatti, è il principale strumento che usiamo per relazionarci con gli altri, ma pochissime sono le persone che ne conoscono il reale potere e i precisi impatti che le parole producono sul cervello umano.</p>



<p>La disciplina nota come “Intelligenza Linguistica” riguarda dunque tutti quegli studi sul linguaggio, che ne hanno scoperto le reali potenzialità e rappresenta un bagaglio di strumenti e tecniche da utilizzare nella propria vita per migliorare la comunicazione con se stessi e con gli altri.</p>



<p><strong>Il vero potere del linguaggio</strong></p>



<p>Per prima cosa, è fondamentale sfatare un mito: il livello verbale della comunicazione (ossia le parole che usiamo) è&nbsp;tanto importante&nbsp;quanto quello paraverbale (il modo di usare la voce) e quello non verbale (gesti, espressioni facciali, abbigliamento, ecc.).</p>



<p>È importante sottolineare questo concetto, in quanto alcuni studi male interpretati dello psicologo Albert Mehrabian parrebbero andare in un’altra direzione, concedendo alle parole solo il 7% del peso in una comunicazione faccia a faccia. Non è così e a spiegarlo è lo stesso Mehrabian.</p>



<p>Inoltre, le parole hanno il grande potere di&nbsp;creare la realtà.</p>



<p>Non la realtà oggettiva (che è, si dice, totalmente inconoscibile), bensì quella soggettiva, ossia ciò che noi vediamo, sentiamo, percepiamo.</p>



<p>Questo avviene a causa di una serie di meccanismi tipici del cervello umano, anch’essi dimostrati scientificamente più e più volte.</p>



<p>Per prima cosa, va detto che il nostro cervello inizia a ritenere una cosa importante (e a farla propria, interpretandola come vera, naturale, acclarata) quando se la sente&nbsp;ripetere&nbsp;più volte, specialmente se da fonti che ritiene autorevoli. E, solitamente, per il nostro cervello non esiste nessuno di più autorevole di noi stessi. Di conseguenza, più ripetiamo (e ci ripetiamo internamente, con quella vocina con cui pensiamo, che tecnicamente si chiama “Dialogo Interno”) alcune cose, più esse diventeranno vere per il nostro cervello, fino a diventare anche convinzioni, obiettivi, tratti caratteriali.</p>



<p>A questo punto, entra in gioco un altro meccanismo tipico del cervello umano, che si chiama “Principio di Coerenza Interna”. Funziona così: il cervello ha bisogno di trovare coerenza fra ciò che crede e ritiene importante e ciò che vede nella realtà circostante.</p>



<p>Se così non fosse, il nostro cervello andrebbe in tilt, la nostra autostima ne risentirebbe e proveremmo una forte sensazione di disagio (anche questo fenomeno ha un nome tecnico, ed è “Dissonanza Cognitiva”).</p>



<p>Per evitare la Dissonanza Cognitiva, ecco dunque che il cervello interviene nella nostra percezione della realtà, usando dei filtri che, in particolare, si chiamano&nbsp;Distorsioni&nbsp;e&nbsp;Cancellazioni: in parole semplici, tendiamo a distorcere la realtà e a cancellarne intere porzioni in modo da rendere la realtà coerente con ciò che già abbiamo dentro di noi e, in pratica, in modo da “vedere solo ciò che vogliamo vedere”.</p>



<p>Si tratta di meccanismi automatici, di cui spesso non ci rendiamo conto, e che avvengono nel cervello di chiunque e in assoluta buona fede.</p>



<p>Ricapitolando: più ci ripetiamo, ripetiamo ad altri o ci viene ripetuta da una fonte autorevole una determinata cosa, più per il nostro cervello&nbsp;diventa vera. A questo punto, il cervello “adatta” la realtà circostante che percepisce per renderla&nbsp;coerente&nbsp;con ciò che per il nostro cervello è vero ed evitare la Dissonanza Cognitiva.</p>



<p>Le parole creano la realtà, come dicono i maghi (“Abracadabra” deriva dall’aramaico e significa “Io creo come parlo”) e come è scritto, ad esempio, nella Bibbia (“In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio. E il Verbo era Dio”).&nbsp;</p>



<p><strong>Così come dici stai (e fai stare)</strong></p>



<p>E c’è di più.</p>



<p>Diversi importanti studi internazionali hanno infatti dimostrato che esiste una stretta&nbsp;correlazione fra le parole e gli ormoni.</p>



<p>Pare infatti che l’utilizzo (orale e scritto) e la ricezione di specifiche parole faccia sì che il nostro cervello rilasci determinati ormoni, a seconda del tipo di parola con cui entriamo in contatto.</p>



<p>Ci sono parole che favoriscono, ad esempio, il rilascio di Ossitocina (l’ormone dell’amore), altre di Dopamina (l’ormone della ricompensa), altre ancora di Cortisolo (l’ormone dello stress) e così via.</p>



<p>E perché queste scoperte sarebbero così sensazionali?</p>



<p>Semplice: perché il mix di ormoni che abbiamo in corpo dà vita a ciò che noi comunemente chiamiamo&nbsp;emozioni.</p>



<p>E le emozioni guidano i nostri pensieri, le nostre scelte, i nostri comportamenti.</p>



<p>Tutto questo ci insegna che esistono molti modi diversi di pensare, di dire e di scrivere le stesse cose e, in base a come lo facciamo, siamo in grado di modificare la percezione della realtà (nostra e degli altri) e, soprattutto, di veicolare (a noi stessi e agli altri) emozioni diverse.</p>



<p>Per esempio, dire a una persona che “svolgere il tal compito è difficile e richiede molti sacrifici” produce risultati diversi dal dirle che “svolgere il tal compito è sfidante e richiede il massimo impegno”, non trovi?&nbsp;</p>



<p><strong>I vantaggi dell’Intelligenza Linguistica</strong></p>



<p>Quanto detto fin qui non è che la punta dell’iceberg di questa sorprendente disciplina, la quale ha risvolti&nbsp;pratici e immediati&nbsp;in ogni contesto.</p>



<p>Pensa a tutte le volte in cui, pur essendo animato dalle migliori intenzioni, non sei riuscito a raggiungere i risultati relazionali che volevi: con tua figlia, con tua moglie, con tuo marito, col tuo collega, col tuo capo, col potenziale cliente, ecc.</p>



<p>Probabilmente accadeva perché non conoscevi questi meccanismi delle parole e del cervello umano e, dunque, usavi il linguaggio in modo un po’ randomico.</p>



<p>Approfondire questo argomento è di straordinaria importanza per chiunque, perché è in grado di migliorare ogni aspetto della propria vita a costo zero. Basta solo uscire dalla zona di comfort, impegnarsi un po’ ed essere costanti e, come per tutte le cose, dopo un po’ di tempo di pratica imparerai anche tu a usare in modo eccellente il grande potere magico del linguaggio.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/">COS’È L’INTELLIGENZA LINGUISTICA?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>MEINE LIEBE FÜR DIE DEUTSCHE SPRACHE WIRD 30</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/meine-liebe-fuer-die-deutsche-sprache-wird-30/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/meine-liebe-fuer-die-deutsche-sprache-wird-30/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Sep 2023 07:57:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sprachen]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=5998</guid>

					<description><![CDATA[<p>Im gerade abgeschlossenen Sommer habe ich mit meiner Familie einen kleinen Urlaub in Wien und zwar in der wunderbaren und zeitlosen österreichischen Hauptstadt verbracht. Unter den vielen Städten, in denen ich beruflich oder privat war, steht Wien für einen wichtigen Meilenstein für meine Ausbildung, denn ich kam aus der ersten Generation von Erasmus-Studierenden, die das Glück hatte, zwischen 1999 und 2000 bei der renommierten Universität Wien – und zwar einer der ältesten in Europa – zu studieren. Diese Reise gab mir in jedem Fall Anlass zum Nachdenken, wie viel Zeit vergangen ist, seitdem ich zum ersten Mal aus der Universität Venedig in diese Stadt kam und zwar als ich versuchte, mit meinem Sprachniveau in einem Land klarzukommen, das gar nichts mit meiner damaligen Vorstellung der deutschen Sprache oder zumindest mit dem zu tun hatte, was ich bis dahin auf dem Gymnasium, bei den ersten Universitätsjahren und nach sehr wenigen Reisen nach Deutschland bzw. in irgendein deutschsprachiges Land erworben hatte. Ich nummeriere gerne Sachen, die ich liebe und ich mag die Zahlen, die hinter jeder Liebe und Leidenschaft verstecken. Wie bei jedem sportlichen Wettbewerb oder Training denke ich immer an die Zahlen, die gleichsam damit verbunden sind. Meine Liebesgeschichte mit der deutschen Sprache hat im Jahr 1992 begonnen und letztes Jahr – nämlich 2022 – wurde 30. Ich bin fast 47 Jahre alt und dies bedeutet, dass ich und diese Sprache seit meiner Jugend zusammengewachsen sind. Mal ging es aufwärts, mal abwärts. Seitdem ich entschieden habe, Deutsch als wichtigen Eckpfeiler für meine berufliche Karriere zu verwenden, war mein Ziel, Deutsch so gut wie möglich in Wort und Schrift zu beherrschen. Das war und ist noch heute eine harte Arbeit, aber das hat mir auch viel Spaß gemacht. Wenn man sich für etwas begeistert, kann jede Arbeit viel angenehmer sein und man freut sich jederzeit darauf. Lesen hat mir zu diesem Zweck sehr weitergeholfen. Im Laufe der Jahre habe ich viele unzählige klassische und moderne deutschsprachige Autoren gelesen, die ich nicht mehr mitzählen kann. Damit habe ich natürlich meine schriftliche Kompetenz stark verbessert. Ich wollte aber auch so viel Zeit wie möglich im Ausland verbringen, um meine mündliche Kompetenz zu verstärken. Deswegen versuche ich beruflich oder privat regelmäßig nach Deutschland und Österreich zu fahren, um mein Deutsch immer auf den aktuellen Stand zu bringen Wie gesagt stecken Leidenschaften Zahlen dahinter und ich habe versucht, mich zu erinnern, wie oft ich bisher in all diesen Jahren in Deutschland und Österreich war. 1994 Potsdam / Berlin (DE) -&#62; Schulaustausch1995 Salzburg / Linz / KZ Mauthausen (AT) -&#62; Schulausflug1996 Frankfurt am Main / Bad Soden / Bad Homburg (DE) -&#62; Sprachreise1999 &#8211; 2000 Wien / Linz/ Salzburg / Graz (AT) -&#62; Erasmus-Stipendium2000 München / KZ Dachau (DE) -&#62; Sprachreise2001 Wien (AT) -&#62; Diplomarbeit2004 Velden am Wörthersee (AT) -&#62; Geschäftsreise2004 Schwerin / Wismar / Rostock / Warnemünde / Stralsund / Rügen / Lübeck / Berlin / Lauenburg-Elbe / Hamburg (DE) -&#62; Praktikum2005 München / Füssen &#8211; Neuschweinstein Schloss (DE) -&#62; private Reise2007 Freiburg im Breisgau (DE) -&#62; Geschäftsreise2009 Nürnberg (DE) -&#62; private Reise2012 München (DE) -&#62; Geschäftsreise2014 Berlin (DE) -&#62; Geschäftsreise2017 Wien (AT) -&#62; Geschäftsreise2018 Frankfurt am Main (DE) -&#62; private Reise2019 Bonn / Köln (DE) &#8211; Treffen mit KollegInnen2020 Nürnberg (DE) -&#62; Geschäftsreise2022 Frankfurt am Main (DE) -&#62; Geschäftsreise2023 Wuppertal / Remscheid / Köln (DE) -&#62; Geschäftsreise2023 Wien (AT) -&#62; private Reise Ich hatte schon in einem von mir direkt im Deutschen verfassten Artikel über meine Leidenschaft für die deutsche Sprache gesprochen, in dem ich erläutere, was auf der Basis meiner Liebe stehe. In diesem neuen Artikel möchte ich nur diese über dreißigjährige Beziehung feiern. Man sagt, dass wie bei jeder Liebesgeschichte die Flamme der anfänglichen Leidenschaft langsam erlischt. Das ist nicht der Fall. Wie bei jedem Menschen, mit dem wir unser Leben teilen wollen, gibt es immer wieder neue Aspekte, die zu entdecken und kennenzulernen sind, denn, um auf das Hauptthema meines Artikels zurückzukommen, ich werde die deutsche Sprache nie ganz gut beherrschen können. Vielleicht ist es gerade das, was meine tiefe Liebe zu dieser Sprache und zu dieser Kultur aufleben lässt. *Diesen Artikel habe ich selbst als italienischer Muttersprachler ins Deutsche übersetzt. Für jeden Fehler oder für jede stilistisch unschöne Formulierung bin ich selbst verantwortlich.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/meine-liebe-fuer-die-deutsche-sprache-wird-30/">MEINE LIEBE FÜR DIE DEUTSCHE SPRACHE WIRD 30</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Im gerade abgeschlossenen Sommer habe ich mit meiner Familie einen kleinen Urlaub in Wien und zwar in der wunderbaren und zeitlosen österreichischen Hauptstadt verbracht. Unter den vielen Städten, in denen ich beruflich oder privat war, steht Wien für einen wichtigen Meilenstein für meine Ausbildung, denn ich kam aus der ersten Generation von Erasmus-Studierenden, die das Glück hatte, zwischen 1999 und 2000 bei der renommierten Universität Wien – und zwar einer der ältesten in Europa – zu studieren.</p>



<p>Diese Reise gab mir in jedem Fall Anlass zum Nachdenken, wie viel Zeit vergangen ist, seitdem ich zum ersten Mal aus der Universität Venedig in diese Stadt kam und zwar als ich versuchte, mit meinem Sprachniveau in einem Land klarzukommen, das gar nichts mit meiner damaligen Vorstellung der deutschen Sprache oder zumindest mit dem zu tun hatte, was ich bis dahin auf dem Gymnasium, bei den ersten Universitätsjahren und nach sehr wenigen Reisen nach Deutschland bzw. in irgendein deutschsprachiges Land erworben hatte.</p>



<p>Ich nummeriere gerne Sachen, die ich liebe und ich mag die Zahlen, die hinter jeder Liebe und Leidenschaft verstecken. Wie bei jedem sportlichen Wettbewerb oder Training denke ich immer an die Zahlen, die gleichsam damit verbunden sind.</p>



<p>Meine Liebesgeschichte mit der deutschen Sprache hat im Jahr 1992 begonnen und letztes Jahr – nämlich 2022 – wurde 30. Ich bin fast 47 Jahre alt und dies bedeutet, dass ich und diese Sprache seit meiner Jugend zusammengewachsen sind. Mal ging es aufwärts, mal abwärts. Seitdem ich entschieden habe, Deutsch als wichtigen Eckpfeiler für meine berufliche Karriere zu verwenden, war mein Ziel, Deutsch so gut wie möglich in Wort und Schrift zu beherrschen. Das war und ist noch heute eine harte Arbeit, aber das hat mir auch viel Spaß gemacht. Wenn man sich für etwas begeistert, kann jede Arbeit viel angenehmer sein und man freut sich jederzeit darauf. Lesen hat mir zu diesem Zweck sehr weitergeholfen. Im Laufe der Jahre habe ich viele unzählige klassische und moderne deutschsprachige Autoren gelesen, die ich nicht mehr mitzählen kann. Damit habe ich natürlich meine schriftliche Kompetenz stark verbessert.</p>



<p>Ich wollte aber auch so viel Zeit wie möglich im Ausland verbringen, um meine mündliche Kompetenz zu verstärken. Deswegen versuche ich beruflich oder privat regelmäßig nach Deutschland und Österreich zu fahren, um mein Deutsch immer auf den aktuellen Stand zu bringen</p>



<p>Wie gesagt stecken Leidenschaften Zahlen dahinter und ich habe versucht, mich zu erinnern, wie oft ich bisher in all diesen Jahren in Deutschland und Österreich war.</p>



<p>1994 Potsdam / Berlin (DE) -&gt; Schulaustausch<br>1995 Salzburg / Linz / KZ Mauthausen (AT) -&gt; Schulausflug<br>1996 Frankfurt am Main / Bad Soden / Bad Homburg (DE) -&gt; Sprachreise<br>1999 &#8211; 2000 Wien / Linz/ Salzburg / Graz (AT) -&gt; Erasmus-Stipendium<br>2000 München / KZ Dachau (DE) -&gt; Sprachreise<br>2001 Wien (AT) -&gt; Diplomarbeit<br>2004 Velden am Wörthersee (AT) -&gt; Geschäftsreise<br>2004 Schwerin / Wismar / Rostock / Warnemünde / Stralsund / Rügen / Lübeck / Berlin / Lauenburg-Elbe / Hamburg (DE) -&gt; Praktikum<br>2005 München / Füssen &#8211; Neuschweinstein Schloss (DE) -&gt; private Reise<br>2007 Freiburg im Breisgau (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2009 Nürnberg (DE) -&gt; private Reise<br>2012 München (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2014 Berlin (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2017 Wien (AT) -&gt; Geschäftsreise<br>2018 Frankfurt am Main (DE) -&gt; private Reise<br>2019 Bonn / Köln (DE) &#8211; Treffen mit KollegInnen<br>2020 Nürnberg (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2022 Frankfurt am Main (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2023 Wuppertal / Remscheid / Köln (DE) -&gt; Geschäftsreise<br>2023 Wien (AT) -&gt; private Reise</p>



<p>Ich hatte schon in einem von mir direkt im Deutschen verfassten <a href="https://www.sergioparis.it/deutsche-sprache-schone-sprache/">Artikel</a> über meine Leidenschaft für die deutsche Sprache gesprochen, in dem ich erläutere, was auf der Basis meiner Liebe stehe. In diesem neuen Artikel möchte ich nur diese über dreißigjährige Beziehung feiern.</p>



<p>Man sagt, dass wie bei jeder Liebesgeschichte die Flamme der anfänglichen Leidenschaft langsam erlischt. Das ist nicht der Fall. Wie bei jedem Menschen, mit dem wir unser Leben teilen wollen, gibt es immer wieder neue Aspekte, die zu entdecken und kennenzulernen sind, denn, um auf das Hauptthema meines Artikels zurückzukommen, ich werde die deutsche Sprache nie ganz gut beherrschen können. Vielleicht ist es gerade das, was meine tiefe Liebe zu dieser Sprache und zu dieser Kultur aufleben lässt.</p>



<p><em>*Diesen Artikel habe ich selbst als italienischer Muttersprachler ins Deutsche übersetzt. Für jeden Fehler oder für jede stilistisch unschöne Formulierung bin ich selbst verantwortlich.</em></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/meine-liebe-fuer-die-deutsche-sprache-wird-30/">MEINE LIEBE FÜR DIE DEUTSCHE SPRACHE WIRD 30</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/meine-liebe-fuer-die-deutsche-sprache-wird-30/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>L&#8217;INTERPRETE (E IL TRADUTTORE) &#8211; UN MESTIERE MOLTO PIÚ PRATICO DI QUANTO SI POSSA PENSARE</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 16:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Chi svolge il mestiere dell’interprete e del traduttore sa molto bene quanto sia lungo e tortuoso il cammino da percorrere prima di poter fare questo lavoro. Ognuno, in base alle proprie scelte, decide di completare determinati studi. Ciò che accomuna tutti i professionisti del nostro settore, in misura più o meno ampia, è il percorso formativo che, come sappiamo, prevede molta teoria. Ma davvero il mestiere dell’interprete e del traduttore si basa su tanta teoria, senza la quale non sarebbe possibile svolgere questa attività sia su base libero-professionale che sotto forma di lavoratore dipendente? Non me ne vogliano i teorici, gli esperti alla base dei molti studi che io stesso ho fatto in prima persona, ma il mestiere dell’interprete (e del traduttore) è molto più pratico di quanto si possa pensare. Premetto che io stesso, prima di avviarmi alla libera professione, ho conseguito due lauree ovvero una in lingue e letterature straniere e l’altra in interpretazione. Ho seguito e sostenuto molti esami di linguistica, letteratura, teoria della traduzione e dell’interpretazione, ecc. che sono stati utili e imprescindibili per il professionista che sono oggi. Dopo più di vent’anni sul mercato e svariate giornate di interpretariato alle spalle, per non parlare delle parole scritte tradotte, mi rendo conto sempre di più che il nostro lavoro richiede una dose maggiore di pragmatismo e praticità, senza i quali saremmo tagliati fuori dal mercato. Vorrei analizzare in questo mio articolo tre punti fondamentali che nessuna facoltà universitaria per interpreti e traduttori è in grado di insegnare e che a mio avviso sono fondamentali per svolgere la nostra professione. FLESSIBILITÀ Spesso, direi quasi sempre, quando interfacciamo con un cliente più o meno abituale, ci rendiamo conto che non possiamo più dare per scontato che sappia come si svolge il nostro lavoro. È fondamentale mettersi nei suoi panni per far capire che un traduttore non è un interprete, che non si possono tradurre centinaia di parole da un giorno all’altro e che un interprete non è un computer da mettere da solo in un angolo della stanza in cui si svolge un evento a tradurre oralmente per ore e ore. Questi sono solo alcuni degli esempi più ricorrenti in cui è necessario far capire al cliente in cosa consiste il nostro lavoro e in che modo possiamo contribuire al suo successo in un contesto internazionale. Dobbiamo astrarci da tutta la teoria appresa all’università e non dare più per scontato che il cliente capisca il nostro linguaggio, quando proponiamo un servizio. È assolutamente necessario armarsi di flessibilità e togliersi di dosso quell’abito un po’ stretto che ci rende un po’ ingessati proprio perché dobbiamo rimanere fedeli ai dogmi della professione. CLIENTESE Non possiamo pretendere che il cliente sappia in che modo possiamo aiutarlo per dargli quel valore aggiunto di cui ha bisogno per fare la differenza. A volte, per capire le sue effettive esigenze, siamo noi stessi a dovergli spiegare come possiamo svolgere il nostro servizio. Bisogna parlare “clientese” e usare un linguaggio più semplice e diretto che gli spieghi che un interprete simultaneo, anzi due, possono tradurre contemporaneamente all’oratore di turno senza bisogno di interrompersi, mentre un interprete consecutivo prevede un risparmio di apparecchiatura tecnica, ma al contempo un allungamento dei tempi di svolgimento dell’evento. Sì, talvolta continua a chiamare traduttore quello che in realtà è un interprete. Se riteniamo sia il caso, possiamo spiegargli in parole semplici la differenza tra le due figure, ma molto probabilmente continuerà a chiamarci traduttori. Stabilire una comunicazione semplice ed efficace con il proprio committente è un aspetto oramai insito nella nostra professione. Prendiamoci del tempo per distaccarci dalle tipiche definizioni del nostro settore e usare un linguaggio “client-friendly” ovvero più alla portata del cliente. I LAVORATORI DELLA PAROLA ORALE E SCRITTA All’università ci è stato insegnato che non dobbiamo usare le parole a caso e che dietro a una soluzione traduttiva o interpretativa ci deve essere un controllo attento e ponderato del linguaggio settoriale di riferimento che non possiamo permetterci di non conoscere. Tuttavia, in questo mercato sempre più veloce che non ha più tempo di aspettare, ci vengono richiesti tempi di traduzione e di preparazione sempre più stringenti. Dobbiamo essere rapidi e pragmatici e capire come arrivare subito alla soluzione più calzante. A volte si va per tentativi e molto spesso il nostro intuito con alle spalle anni di esperienza ci porta immancabilmente sulla strada giusta. In conclusione, quando come interpreti in ambito tecnico siamo chiamati ad operare tra macchinari e utensili vari, in cui il livello di flessibilità richiesta è ai massimi livelli, ci si rende conto sempre di più che soprattutto il mestiere dell’interprete è più pratico e pragmatico che mai.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/">L&#8217;INTERPRETE (E IL TRADUTTORE) &#8211; UN MESTIERE MOLTO PIÚ PRATICO DI QUANTO SI POSSA PENSARE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi svolge il mestiere dell’interprete e del traduttore sa molto bene quanto sia lungo e tortuoso il cammino da percorrere prima di poter fare questo lavoro. Ognuno, in base alle proprie scelte, decide di completare determinati studi. Ciò che accomuna tutti i professionisti del nostro settore, in misura più o meno ampia, è il percorso formativo che, come sappiamo, prevede molta teoria. Ma davvero il mestiere dell’interprete e del traduttore si basa su tanta teoria, senza la quale non sarebbe possibile svolgere questa attività sia su base libero-professionale che sotto forma di lavoratore dipendente? Non me ne vogliano i teorici, gli esperti alla base dei molti studi che io stesso ho fatto in prima persona, ma il mestiere dell’interprete (e del traduttore) è molto più pratico di quanto si possa pensare.</p>



<p>Premetto che io stesso, prima di avviarmi alla libera professione, ho conseguito due lauree ovvero una in lingue e letterature straniere e l’altra in interpretazione. Ho seguito e sostenuto molti esami di linguistica, letteratura, teoria della traduzione e dell’interpretazione, ecc. che sono stati utili e imprescindibili per il professionista che sono oggi. Dopo più di vent’anni sul mercato e svariate giornate di interpretariato alle spalle, per non parlare delle parole scritte tradotte, mi rendo conto sempre di più che il nostro lavoro richiede una dose maggiore di pragmatismo e praticità, senza i quali saremmo tagliati fuori dal mercato.</p>



<p>Vorrei analizzare in questo mio articolo tre punti fondamentali che nessuna facoltà universitaria per interpreti e traduttori è in grado di insegnare e che a mio avviso sono fondamentali per svolgere la nostra professione.</p>



<p>FLESSIBILITÀ</p>



<p>Spesso, direi quasi sempre, quando interfacciamo con un cliente più o meno abituale, ci rendiamo conto che non possiamo più dare per scontato che sappia come si svolge il nostro lavoro. È fondamentale mettersi nei suoi panni per far capire che un traduttore non è un interprete, che non si possono tradurre centinaia di parole da un giorno all’altro e che un interprete non è un computer da mettere da solo in un angolo della stanza in cui si svolge un evento a tradurre oralmente per ore e ore. Questi sono solo alcuni degli esempi più ricorrenti in cui è necessario far capire al cliente in cosa consiste il nostro lavoro e in che modo possiamo contribuire al suo successo in un contesto internazionale. Dobbiamo astrarci da tutta la teoria appresa all’università e non dare più per scontato che il cliente capisca il nostro linguaggio, quando proponiamo un servizio. È assolutamente necessario armarsi di flessibilità e togliersi di dosso quell’abito un po’ stretto che ci rende un po’ ingessati proprio perché dobbiamo rimanere fedeli ai dogmi della professione.</p>



<p>CLIENTESE</p>



<p>Non possiamo pretendere che il cliente sappia in che modo possiamo aiutarlo per dargli quel valore aggiunto di cui ha bisogno per fare la differenza. A volte, per capire le sue effettive esigenze, siamo noi stessi a dovergli spiegare come possiamo svolgere il nostro servizio. Bisogna parlare “clientese” e usare un linguaggio più semplice e diretto che gli spieghi che un interprete simultaneo, anzi due, possono tradurre contemporaneamente all’oratore di turno senza bisogno di interrompersi, mentre un interprete consecutivo prevede un risparmio di apparecchiatura tecnica, ma al contempo un allungamento dei tempi di svolgimento dell’evento. Sì, talvolta continua a chiamare traduttore quello che in realtà è un interprete. Se riteniamo sia il caso, possiamo spiegargli in parole semplici la differenza tra le due figure, ma molto probabilmente continuerà a chiamarci traduttori. Stabilire una comunicazione semplice ed efficace con il proprio committente è un aspetto oramai insito nella nostra professione. Prendiamoci del tempo per distaccarci dalle tipiche definizioni del nostro settore e usare un linguaggio “client-friendly” ovvero più alla portata del cliente.</p>



<p>I LAVORATORI DELLA PAROLA ORALE E SCRITTA</p>



<p>All’università ci è stato insegnato che non dobbiamo usare le parole a caso e che dietro a una soluzione traduttiva o interpretativa ci deve essere un controllo attento e ponderato del linguaggio settoriale di riferimento che non possiamo permetterci di non conoscere. Tuttavia, in questo mercato sempre più veloce che non ha più tempo di aspettare, ci vengono richiesti tempi di traduzione e di preparazione sempre più stringenti. Dobbiamo essere rapidi e pragmatici e capire come arrivare subito alla soluzione più calzante. A volte si va per tentativi e molto spesso il nostro intuito con alle spalle anni di esperienza ci porta immancabilmente sulla strada giusta.</p>



<p>In conclusione, quando come interpreti in ambito tecnico siamo chiamati ad operare tra macchinari e utensili vari, in cui il livello di flessibilità richiesta è ai massimi livelli, ci si rende conto sempre di più che soprattutto il mestiere dell’interprete è più pratico e pragmatico che mai.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/">L&#8217;INTERPRETE (E IL TRADUTTORE) &#8211; UN MESTIERE MOLTO PIÚ PRATICO DI QUANTO SI POSSA PENSARE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>TRADUTTORE UMANO VS TRADUTTORE AUTOMATICO – VINCE CHI EMOZIONA DI PIÙ</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 10:52:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=5948</guid>

					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro e non in ultimo anche le professioni intellettuali, quelle in cui il cervello umano si esprime al meglio, si sentono minacciate dagli enormi passi in avanti che questa nuova frontiera dell’innovazione tecnologica sta compiendo. Oggi si parla molto della nuova applicazione Chat GPT. Vediamo in sintesi di cosa si tratta e perché lo sviluppo di questa nuova tecnologia può minacciare la figura del traduttore. Chat GPT&#160;è il nuovo modello sviluppato da Open AI e fa parte dei&#160;modelli GPT-3&#160;(Generative Pre-trained Transformer 3). Sono modelli di intelligenza artificiale basati sul&#160;machine learning&#160;non supervisionato. Funzionano utilizzando una tecnica di&#160;deep learning&#160;nota come&#160;transformer, che consiste nell’utilizzare una&#160;rete neurale&#160;per analizzare e comprendere il significato di un testo. Chat GPT&#160;nello specifico fa parte della famiglia degli&#160;Instruct GPT,&#160;quindi&#160;modelli&#160;formati tramite deep learning ma poi ottimizzati tramite il&#160;rinforzo umano, ovvero una tecnica nota come&#160;RLHF&#160;– Reinforcement Learning From&#160;Human&#160;Feedback. Chat GPT&#160;è stato realizzato e reso pubblico a novembre del 2022. Grazie alla sua potenza e alla sua facilità d’utilizzo sta spopolando sul web e molti, vista anche la possibilità di accedervi&#160;gratuitamente, ne stanno scoprendo le potenzialità[1]. Chat GPT rende l’interazione con l’intelligenza artificiale più naturale e intuitiva. Realizzato per ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti,&#160;Chat GPT&#160;è stato creato per aiutare gli utenti a interagire in modo più semplice e fluido con&#160;GPT-3.&#160;Con&#160;Chat GPT&#160;è possibile accedere gratuitamente, basta iscriversi con il proprio account Google o Microsoft.&#160; In sintesi, possiamo chiedere a Chat GPT di redigere un testo, un articolo, un libro, un tema scolastico e sì, anche una traduzione, in base a determinati criteri. Giornalisti, redattori, scrittori e traduttori temono e comunque guardano con diffidenza quello che invece gli studenti di scuola superiore potrebbero vedere come un nuovo alleato tra i banchi di scuola. Ma davvero noi traduttori e interpreti dobbiamo temere questo nuovo concorrente virtuale? Sì, parlo anche per gli interpreti viste le nuove evoluzioni che si stanno testando anche sul piano verbale. Non più del dovuto e vi spiego perché. Vediamo prima in sintesi che cos’è la traduzione automatica o anche detta machine translation. La traduzione sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale per tradurre automaticamente un testo da una lingua all&#8217;altra senza il coinvolgimento umano. La moderna traduzione automatica va oltre la semplice traduzione parola per parola per comunicare il pieno significato del testo in lingua originale nella lingua di destinazione. Analizza tutti gli elementi del testo e riconosce come le parole si influenzano a vicenda. Google Translate o meglio ancora DeepL sono due dei principali strumenti di traduzione automatica più diffusi tra i gli addetti ai lavori e non solo. DeepL, ad esempio, è&#160;un servizio di traduzione gratuito multilingue, alimentato dalla&#160;base di conoscenza&#160;di&#160;Linguee, servizio creato dalla stessa azienda, DeepL GmbH (in precedenza chiamata Linguee). Il portale supporta 24 lingue per un totale di 552 combinazioni linguistiche. Lo scopo di quest’articolo non è quello di parlare dell’arcinota traduzione automatica e di come questa si sia integrata nella prassi quotidiana dei traduttori e delle agenzie tramite i servizi di MTPE ovvero Machine Translation Post-Editing. Lo scopo di quest’articolo è di far capire quanto sia importante affidare il lato emotivo di un testo a un traduttore umano. Recentemente ho letto l’interessantissimo saggio dello psicologo statunitense Daniel Goleman dal titolo “Intelligenza emotiva – che cos’è e perché può renderci felici”. Il libro è prevalentemente incentrato sulla gestione delle emozioni dal punto di visto sociale e soprattutto educativo. Ci spiega come funziona il nostro cervello quando ci troviamo a dover affrontare un’emozione e soprattutto come possiamo gestirle nel miglior modo possibile. Indirettamente questo testo mi ha fatto molto riflettere non solo dal punto di vista umano ma anche professionale. Stiamo andando sempre più verso un futuro disumanizzato in cui molti aspetti della nostra vita vengono demandati alle nuove tecnologie o più propriamente alle macchine. Tutto questo ci porta a un grande analfabetismo emozionale ed anche il nostro lato professionale ne risente. È vero. Abbiamo insegnato alle macchine molte cose, al punto che in termini di tempo riescono a svolgerle meglio di noi. Sono un ottimo supporto e possiamo anche dire che ci facilitano molto la vita. Ma davvero possiamo affidare tutto il nostro lato emozionale alle macchine? Provate a chiedere a Chat GPT di tradurre un testo particolarmente creativo in cui ogni sfumatura va a risvegliare una parte dei nostri sensi. Molto spesso le emozioni giocano con le parole e può essere vero anche il contrario. Davvero la macchina può farci provare le stesse emozioni? Tornando a Goleman che ci mette in guarda sull’analfabetismo emozionale, perché non ritrovare quello che ci rende davvero umani nelle parole che scriviamo e che pronunciamo? Mi dispiace per il traduttore automatico, ma non potrà mai apprendere da noi come funziona il nostro cuore. Caro cliente, se vuoi traduzioni che pensano e in cui vuoi sentire il cuore battere, può aiutarti soltanto un traduttore umano. Quindi, chi avrà la meglio nell’eterna lotta tra un traduttore automatico e un traduttore in carne ed ossa? Vince chi emoziona, ma soprattutto chi sa farti emozionare. Non lasciare che la parte più importante di te venga lasciata alle macchine. Il tuo messaggio scritto (e orale) ha bisogno di una voce che pensi e che sappia emozionare. La scelta sta a te… &#160; [1] https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/">TRADUTTORE UMANO VS TRADUTTORE AUTOMATICO – VINCE CHI EMOZIONA DI PIÙ</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro e non in ultimo anche le professioni intellettuali, quelle in cui il cervello umano si esprime al meglio, si sentono minacciate dagli enormi passi in avanti che questa nuova frontiera dell’innovazione tecnologica sta compiendo.</p>



<p>Oggi si parla molto della nuova applicazione Chat GPT. Vediamo in sintesi di cosa si tratta e perché lo sviluppo di questa nuova tecnologia può minacciare la figura del traduttore.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;è il nuovo modello sviluppato da Open AI e fa parte dei&nbsp;modelli GPT-3&nbsp;(Generative Pre-trained Transformer 3). Sono modelli di intelligenza artificiale basati sul&nbsp;machine learning&nbsp;non supervisionato. Funzionano utilizzando una tecnica di&nbsp;deep learning&nbsp;nota come&nbsp;transformer, che consiste nell’utilizzare una&nbsp;rete neurale&nbsp;per analizzare e comprendere il significato di un testo.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;nello specifico fa parte della famiglia degli&nbsp;Instruct GPT,&nbsp;quindi&nbsp;modelli&nbsp;formati tramite deep learning ma poi ottimizzati tramite il&nbsp;rinforzo umano, ovvero una tecnica nota come&nbsp;RLHF&nbsp;– Reinforcement Learning From&nbsp;Human&nbsp;Feedback.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;è stato realizzato e reso pubblico a novembre del 2022. Grazie alla sua potenza e alla sua facilità d’utilizzo sta spopolando sul web e molti, vista anche la possibilità di accedervi&nbsp;gratuitamente, ne stanno scoprendo le potenzialità<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>



<p>Chat GPT rende l’interazione con l’intelligenza artificiale più naturale e intuitiva. Realizzato per ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti,&nbsp;Chat GPT&nbsp;è stato creato per aiutare gli utenti a interagire in modo più semplice e fluido con&nbsp;<a href="https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/">GPT-3.</a>&nbsp;Con&nbsp;Chat GPT&nbsp;è possibile accedere gratuitamente, basta iscriversi con il proprio account Google o Microsoft.&nbsp;</p>



<p>In sintesi, possiamo chiedere a Chat GPT di redigere un testo, un articolo, un libro, un tema scolastico e sì, anche una traduzione, in base a determinati criteri. Giornalisti, redattori, scrittori e traduttori temono e comunque guardano con diffidenza quello che invece gli studenti di scuola superiore potrebbero vedere come un nuovo alleato tra i banchi di scuola.</p>



<p>Ma davvero noi traduttori e interpreti dobbiamo temere questo nuovo concorrente virtuale? Sì, parlo anche per gli interpreti viste le nuove evoluzioni che si stanno testando anche sul piano verbale.</p>



<p>Non più del dovuto e vi spiego perché.</p>



<p>Vediamo prima in sintesi che cos’è la traduzione automatica o anche detta machine translation.</p>



<p>La traduzione sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale per tradurre automaticamente un testo da una lingua all&#8217;altra senza il coinvolgimento umano. La moderna traduzione automatica va oltre la semplice traduzione parola per parola per comunicare il pieno significato del testo in lingua originale nella lingua di destinazione. Analizza tutti gli elementi del testo e riconosce come le parole si influenzano a vicenda. Google Translate o meglio ancora DeepL sono due dei principali strumenti di traduzione automatica più diffusi tra i gli addetti ai lavori e non solo. DeepL, ad esempio, è&nbsp;un servizio di traduzione gratuito multilingue, alimentato dalla&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Base_di_conoscenza">base di conoscenza</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Linguee">Linguee</a>, servizio creato dalla stessa azienda, DeepL GmbH (in precedenza chiamata Linguee). Il portale supporta 24 lingue per un totale di 552 combinazioni linguistiche.</p>



<p>Lo scopo di quest’articolo non è quello di parlare dell’arcinota traduzione automatica e di come questa si sia integrata nella prassi quotidiana dei traduttori e delle agenzie tramite i servizi di MTPE ovvero Machine Translation Post-Editing. Lo scopo di quest’articolo è di far capire quanto sia importante affidare il lato emotivo di un testo a un traduttore umano.</p>



<p>Recentemente ho letto l’interessantissimo saggio dello psicologo statunitense Daniel Goleman dal titolo “Intelligenza emotiva – che cos’è e perché può renderci felici”. Il libro è prevalentemente incentrato sulla gestione delle emozioni dal punto di visto sociale e soprattutto educativo. Ci spiega come funziona il nostro cervello quando ci troviamo a dover affrontare un’emozione e soprattutto come possiamo gestirle nel miglior modo possibile. Indirettamente questo testo mi ha fatto molto riflettere non solo dal punto di vista umano ma anche professionale.</p>



<p>Stiamo andando sempre più verso un futuro disumanizzato in cui molti aspetti della nostra vita vengono demandati alle nuove tecnologie o più propriamente alle macchine. Tutto questo ci porta a un grande analfabetismo emozionale ed anche il nostro lato professionale ne risente.</p>



<p>È vero. Abbiamo insegnato alle macchine molte cose, al punto che in termini di tempo riescono a svolgerle meglio di noi. Sono un ottimo supporto e possiamo anche dire che ci facilitano molto la vita. Ma davvero possiamo affidare tutto il nostro lato emozionale alle macchine?</p>



<p>Provate a chiedere a Chat GPT di tradurre un testo particolarmente creativo in cui ogni sfumatura va a risvegliare una parte dei nostri sensi. Molto spesso le emozioni giocano con le parole e può essere vero anche il contrario. Davvero la macchina può farci provare le stesse emozioni?</p>



<p>Tornando a Goleman che ci mette in guarda sull’analfabetismo emozionale, perché non ritrovare quello che ci rende davvero umani nelle parole che scriviamo e che pronunciamo? Mi dispiace per il traduttore automatico, ma non potrà mai apprendere da noi come funziona il nostro cuore.</p>



<p>Caro cliente, se vuoi traduzioni che pensano e in cui vuoi sentire il cuore battere, può aiutarti soltanto un traduttore umano. Quindi, chi avrà la meglio nell’eterna lotta tra un traduttore automatico e un traduttore in carne ed ossa? Vince chi emoziona, ma soprattutto chi sa farti emozionare. Non lasciare che la parte più importante di te venga lasciata alle macchine. Il tuo messaggio scritto (e orale) ha bisogno di una voce che pensi e che sappia emozionare. La scelta sta a te… &nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT">https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT</a></p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/">TRADUTTORE UMANO VS TRADUTTORE AUTOMATICO – VINCE CHI EMOZIONA DI PIÙ</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>COME GESTIRE IL CALO DI LAVORO DEL FREELANCE</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 16:40:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Nessuno di noi liberi professionisti – tanto meno il sottoscritto – è immune al fisiologico e congiunturale calo di lavoro che talvolta può capitare. Non si verifica spesso, ma quando si presenta, va affrontato in maniera giusta. Il 2022, almeno per me, è stato un anno davvero ricco e costante dal punto di vista del flusso di lavoro. Devo ammettere che per tutti e dodici i mesi dell’anno ho sempre avuto molti incarichi, soprattutto nel secondo semestre. Credo sia stata anche una tendenza generale dovuta al fatto che il 2022 per molti settori, nonostante il clima di incertezza internazionale, è stato l’anno della ripresa e dell’entusiasmo di volerci riappropriare delle nostre vite, delle nostre abitudini e, non in ultimo, dei nostri progetti. Personalmente sono arrivato a fine anno con forse una dose un po’ eccessiva di stanchezza, al punto che nemmeno la pausa natalizia è bastata per rigenerarmi e ricaricare le batterie. Le previsioni per il 2023 – non mie e ci tengo a precisarlo – non sono molto positive come poteva essere stato il 2022. Non è questa la sede per discutere dei motivi che credo siano arcinoti e piuttosto intuibili: l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e non in ultimo il perdurare della crisi geopolitica internazionale che indiscutibilmente va ad influire sull’andamento generale dell’economia. In sintesi, questo nuovo anno appena iniziato si sta rivelando molto più calmo di come ha esordito l’anno scorso in termini di richieste e preventivi. Seppur mentalmente preparati, non è mai facile vivere al meglio questi periodi in attesa che il lavoro riparta. Il primo pensiero che ci assale è mettere in dubbio il nostro valore, le nostre competenze. Non dovremmo mai cadere in questa tentazione, anche se a volte sembra inevitabile. Qui di seguito alcuni modi per affrontare questi periodi al meglio e soprattutto alcuni consigli per non cadere del tranello del “mea culpa”. E voi? Come gestite questi naturali e fisiologici momenti di calo di lavoro? La tentazione di cadere nella disperazione è sempre dietro l’angolo – ne so qualcosa. Anche dopo più di vent’anni di esperienza è facile restare impigliati in questa trappola. Adottare alcuni degli stratagemmi di cui sopra può essere sempre utile. Essere liberi professionisti significa anche questo e dovremmo essere flessibili e resilienti anche da questo punto di vista.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/">COME GESTIRE IL CALO DI LAVORO DEL FREELANCE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nessuno di noi liberi professionisti – tanto meno il sottoscritto – è immune al fisiologico e congiunturale calo di lavoro che talvolta può capitare. Non si verifica spesso, ma quando si presenta, va affrontato in maniera giusta.</p>



<p>Il 2022, almeno per me, è stato un anno davvero ricco e costante dal punto di vista del flusso di lavoro. Devo ammettere che per tutti e dodici i mesi dell’anno ho sempre avuto molti incarichi, soprattutto nel secondo semestre. Credo sia stata anche una tendenza generale dovuta al fatto che il 2022 per molti settori, nonostante il clima di incertezza internazionale, è stato l’anno della ripresa e dell’entusiasmo di volerci riappropriare delle nostre vite, delle nostre abitudini e, non in ultimo, dei nostri progetti. Personalmente sono arrivato a fine anno con forse una dose un po’ eccessiva di stanchezza, al punto che nemmeno la pausa natalizia è bastata per rigenerarmi e ricaricare le batterie.</p>



<p>Le previsioni per il 2023 – non mie e ci tengo a precisarlo – non sono molto positive come poteva essere stato il 2022. Non è questa la sede per discutere dei motivi che credo siano arcinoti e piuttosto intuibili: l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e non in ultimo il perdurare della crisi geopolitica internazionale che indiscutibilmente va ad influire sull’andamento generale dell’economia. In sintesi, questo nuovo anno appena iniziato si sta rivelando molto più calmo di come ha esordito l’anno scorso in termini di richieste e preventivi.</p>



<p>Seppur mentalmente preparati, non è mai facile vivere al meglio questi periodi in attesa che il lavoro riparta. Il primo pensiero che ci assale è mettere in dubbio il nostro valore, le nostre competenze. Non dovremmo mai cadere in questa tentazione, anche se a volte sembra inevitabile.</p>



<p>Qui di seguito alcuni modi per affrontare questi periodi al meglio e soprattutto alcuni consigli per non cadere del tranello del “mea culpa”.</p>



<ol type="1">
<li>La prima cosa che dobbiamo fare, come anticipato, è non colpevolizzarsi e quindi nemmeno credere che sia solo colpa nostra. Non siamo macchine e questi momenti capitano anche per farci riflettere su noi stessi. La frenesia del lavoro non lascia mai il tempo per pensare e per rigenerarsi. Approfittiamone ora.</li>



<li>Recuperiamo le forze e dormiamo qualche ora in più. Per quanto mi riguarda, sto recuperando le energie profuse nel 2022 proprio ora e non lo faccio navigando nell’ozio, ma stando meno ore al PC.</li>



<li>Facciamo le cose di lavoro per cui non abbiamo mai il tempo necessario. Ad esempio, nel mio caso, aggiornare il CV con le tante giornate di interpretariato svolte nel 2022 e fare la manutenzione del mio sito web, in cui sto inserendo nuovi servizi. Un’altra possibile attività è anche la riorganizzazione della contabilità per la quale ho apportato alcune piccole migliorie per rendere la gestione degli incarichi e della fatturazione il più agevole possibile (un aspetto che a me ogni volta assorbe molto tempo).</li>



<li>Approfittiamo per dare più spazio alla nostra vita personale e ai nostri hobby. Da avido lettore e appassionato di sport non posso non cogliere quest’occasione per leggere di più (ho quasi finito il mio terzo libro del 2023) e concedermi qualche sessione in più di nuoto libero. Sono momenti dopo i quali mi sento talmente bene che quasi quasi non mi manca affatto il lavoro. Non di solo pane vive l’uomo!</li>



<li>Non cadiamo nella tentazione di accettare qualsiasi lavoro che in momenti più pieni non avremmo mai esitato a rifiutare. Ancor peggio sarebbe abbassare le tariffe per paura di perdere clienti. Tra l’altro, anch’io cerco di trovare nuovi clienti, nuove fonti di lavoro, ma mai e poi mai abbasserei le mie tariffe per calamitare nuovi incarichi che possano colmare il vuoto di fatturato che potrebbe esserci – magari seguirà un mese con un fatturato doppio, chi può dirlo?</li>



<li>Non stiamo troppo tempo al PC e non controlliamo in maniera ossessiva la posta elettronica in attesa della cosiddetta “manna dal cielo”. Non funziona così. Per esperienza il lavoro inizia a riprendere proprio quando meno ce lo aspettiamo e siamo intenti a fare tutt’altro.</li>
</ol>



<p>E voi? Come gestite questi naturali e fisiologici momenti di calo di lavoro? La tentazione di cadere nella disperazione è sempre dietro l’angolo – ne so qualcosa. </p>



<p>Anche dopo più di vent’anni di esperienza è facile restare impigliati in questa trappola. Adottare alcuni degli stratagemmi di cui sopra può essere sempre utile. Essere liberi professionisti significa anche questo e dovremmo essere flessibili e resilienti anche da questo punto di vista.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/">COME GESTIRE IL CALO DI LAVORO DEL FREELANCE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>KREATIVE ÜBERSETZUNG – LEONARDO DA VINCI, DAS LETZTE ABENDMAHL UND PLASTIK</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/kreative-ubersetzung-leonardo-da-vinci-das-letzte-abendmahl-und-plastik/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/kreative-ubersetzung-leonardo-da-vinci-das-letzte-abendmahl-und-plastik/#comments</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 05:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=5421</guid>

					<description><![CDATA[<p>Was hat Leonardo da Vinci mit Plastik zu tun? Und warum sollte sein berühmtes letztes Abendmahl zum Thema einer Übersetzung werden? Und inwiefern kann dabei ein Fachübersetzer bzw. Konferenzdolmetscher eine Rolle spielen? Man könnte meinen, dass Fachübersetzungen &#8211; oder besser gesagt, alles, was mit technischem Übersetzen zu tun hat – jeden kreativen Ansatz von vornherein ausschließt. Fachübersetzern &#8211; in meinem Fall auch Konferenzdolmetschern -, die sich in ihrem Arbeitsalltag in der Regel eher selten mit Kunst befassen, dürfte es sehr schwerfallen, schöpferische Texte zu übersetzen. Möglicherweise bin ich die Ausnahme, die die Regel bestätigt. Letztes Jahr erhielt ich die Gelegenheit, aus privaten Gründen einen deutschen Fotografen kennenzulernen. Für sein ambitioniertes Projekt einer Ausstellung in Sizilien benötigte er meine Unterstützung als Übersetzer in die italienische Sprache. Thema der Ausstellung war das berühmte letzte Abendmahl von Leonardo da Vinci, genauer gesagt, zeitgenössische Interpretationen von Leonardo da Vincis ikonischem Abendmahl-Motiv. Dieses Projekt hat mich sofort begeistert. Einerseits, weil ich von Leonardo Da Vinci und im Allgemeinen von der Renaissance schon immer fasziniert war, und andererseits, weil sich die Ausstellung „Last Supper Plastic Rain“ mit zwei Themen auseinandersetzt, die im aktuellen gesellschaftlichen Diskurs einen breiten Raum einnehmen – nämlich der Rolle der Frau und den Folgen des zerstörerischen Umgangs mit den begrenzten Ressourcen unseres Planeten. Meine Aufgabe betraf vorrangig die italienische Übersetzung des Ausstellungskatalogs, für den ich, wie gesagt, meine kreative Ader völlig ausgeschöpft habe. Was mir dabei besonders gefallen hat, war das Fotomaterial, das mich sehr nachdenklich gemacht hat. Die Inspiration kommt quasi von allein, wenn man sich auf ein Thema einlässt, und ich habe sofort die Verantwortung verspürt, die dieses Projekt impliziert, denn die Arbeit des Fotografen ist natürlich mit der gesellschaftlichen Verantwortung des Künstlers verbunden, dessen Aufgabe es ist, auf Missstände aufmerksam zu machen und Veränderungen herbeizuführen. Im September hat mir der Fotograf meine persönliche Kopie des Katalogs eigenhändig übergeben und ich fühlte mich sehr geehrt, einen so wichtigen Beitrag zu diesem anspruchsvollen Projekt geleistet zu haben. Ich freue mich immer, wenn mir meine Arbeit die Möglichkeit gibt, in einen neuen Themenkreis einzutauchen. Hinzu kommt auch, dass ich eine besondere Vorliebe für Literatur, Kunst und Kreativität habe; deshalb bin ich sehr stolz darauf, dass meine Arbeit dazu beigetragen hat, eine wichtige Botschaft zu übermitteln. Wahrscheinlich wird Kunst nicht unsere Welt retten, aber sie ist sicherlich unerlässlich, um den Menschen und seine „Menschlichkeit“ zu wahren. Die Kunst ist in jeder Form ein gewaltiges Werkzeug zur Veränderung der Realität, denn sie kann sich gleichzeitig auf das Gewissen und das Selbstverständnis eines jeden Menschen und auf die Umwelt auswirken. Nicht zuletzt sind wir in der glücklichen Lage, in einem Land mit dem größten kulturellen Erbe der Welt zu leben, dessen Poesie so allgegenwärtig ist, so sehr mit dem territorialen Gefüge und der persönlichen Identität verwoben ist, dass es fast unmöglich scheint, der Macht der Kunst zu entgehen und diese Kraft nicht zu erkennen. Übersetzung und Fotokunst, oder Kunst in ihrer Totalität, sind also eine perfekte Kombination, weil auch Dolmetscher und Übersetzer mit ihrer Arbeit wesentlich zu den schönsten Facetten unserer Welt beitragen können.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/kreative-ubersetzung-leonardo-da-vinci-das-letzte-abendmahl-und-plastik/">KREATIVE ÜBERSETZUNG – LEONARDO DA VINCI, DAS LETZTE ABENDMAHL UND PLASTIK</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Was hat Leonardo da Vinci mit Plastik zu tun? Und warum sollte sein berühmtes letztes Abendmahl zum Thema einer Übersetzung werden? Und inwiefern kann dabei ein Fachübersetzer bzw. Konferenzdolmetscher eine Rolle spielen?</p>



<p>Man könnte meinen, dass Fachübersetzungen &#8211; oder besser gesagt, alles, was mit technischem Übersetzen zu tun hat – jeden kreativen Ansatz von vornherein ausschließt. Fachübersetzern &#8211; in meinem Fall auch Konferenzdolmetschern -, die sich in ihrem Arbeitsalltag in der Regel eher selten mit Kunst befassen, dürfte es sehr schwerfallen, schöpferische Texte zu übersetzen. Möglicherweise bin ich die Ausnahme, die die Regel bestätigt.</p>



<p>Letztes Jahr erhielt ich die Gelegenheit, aus privaten Gründen einen deutschen Fotografen kennenzulernen. Für sein ambitioniertes Projekt einer Ausstellung in Sizilien benötigte er meine Unterstützung als Übersetzer in die italienische Sprache.</p>



<p>Thema der Ausstellung war das berühmte letzte Abendmahl von Leonardo da Vinci, genauer gesagt, zeitgenössische Interpretationen von Leonardo da Vincis ikonischem Abendmahl-Motiv. Dieses Projekt hat mich sofort begeistert. Einerseits, weil ich von Leonardo Da Vinci und im Allgemeinen von der Renaissance schon immer fasziniert war, und andererseits, weil sich die Ausstellung „Last Supper Plastic Rain“ mit zwei Themen auseinandersetzt, die im aktuellen gesellschaftlichen Diskurs einen breiten Raum einnehmen – nämlich der Rolle der Frau und den Folgen des zerstörerischen Umgangs mit den begrenzten Ressourcen unseres Planeten.</p>



<p>Meine Aufgabe betraf vorrangig die italienische Übersetzung des Ausstellungskatalogs, für den ich, wie gesagt, meine kreative Ader völlig ausgeschöpft habe. Was mir dabei besonders gefallen hat, war das Fotomaterial, das mich sehr nachdenklich gemacht hat. Die Inspiration kommt quasi von allein, wenn man sich auf ein Thema einlässt, und ich habe sofort die Verantwortung verspürt, die dieses Projekt impliziert, denn die Arbeit des Fotografen ist natürlich mit der gesellschaftlichen Verantwortung des Künstlers verbunden, dessen Aufgabe es ist, auf Missstände aufmerksam zu machen und Veränderungen herbeizuführen.</p>



<p>Im September hat mir der Fotograf meine persönliche Kopie des Katalogs eigenhändig übergeben und ich fühlte mich sehr geehrt, einen so wichtigen Beitrag zu diesem anspruchsvollen Projekt geleistet zu haben.</p>



<p>Ich freue mich immer, wenn mir meine Arbeit die Möglichkeit gibt, in einen neuen Themenkreis einzutauchen. Hinzu kommt auch, dass ich eine besondere Vorliebe für Literatur, Kunst und Kreativität habe; deshalb bin ich sehr stolz darauf, dass meine Arbeit dazu beigetragen hat, eine wichtige Botschaft zu übermitteln.</p>



<p>Wahrscheinlich wird Kunst nicht unsere Welt retten, aber sie ist sicherlich unerlässlich, um den Menschen und seine „Menschlichkeit“ zu wahren. Die Kunst ist in jeder Form ein gewaltiges Werkzeug zur Veränderung der Realität, denn sie kann sich gleichzeitig auf das Gewissen und das Selbstverständnis eines jeden Menschen und auf die Umwelt auswirken. Nicht zuletzt sind wir in der glücklichen Lage, in einem Land mit dem größten kulturellen Erbe der Welt zu leben, dessen Poesie so allgegenwärtig ist, so sehr mit dem territorialen Gefüge und der persönlichen Identität verwoben ist, dass es fast unmöglich scheint, der Macht der Kunst zu entgehen und diese Kraft nicht zu erkennen.</p>



<p>Übersetzung und Fotokunst, oder Kunst in ihrer Totalität, sind also eine perfekte Kombination, weil auch Dolmetscher und Übersetzer mit ihrer Arbeit wesentlich zu den schönsten Facetten unserer Welt beitragen können.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/kreative-ubersetzung-leonardo-da-vinci-das-letzte-abendmahl-und-plastik/">KREATIVE ÜBERSETZUNG – LEONARDO DA VINCI, DAS LETZTE ABENDMAHL UND PLASTIK</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/kreative-ubersetzung-leonardo-da-vinci-das-letzte-abendmahl-und-plastik/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>2</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
