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	<title>Übersetzung Archives - Sergio Paris</title>
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	<title>Übersetzung Archives - Sergio Paris</title>
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		<title>IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 17:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Unterrichten]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi come non mai la parola intelligenza artificiale (nominata parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale. Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio articolo. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona. Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più. Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare. L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente. Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo. La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano. Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo. DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria. CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili. Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
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<p>Oggi come non mai la parola <em>intelligenza artificiale</em> (nominata <a href="https://www.repubblica.it/dossier/economia/lavoro/2024/01/31/news/la_rivoluzione_del_lavoro_alla_sfida_competenze-422019214/">parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary</a>) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale.</p>



<p>Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio <a href="https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/">articolo</a>. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona.</p>



<p>Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più.</p>



<p>Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare.</p>



<p>L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI</p>



<p>Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente.</p>



<p>Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo.</p>



<p>La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano.</p>



<p>Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo.</p>



<p>DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE</p>



<p>Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi.</p>



<p>Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria.</p>



<p>CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE</p>



<p>Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili.</p>



<p>Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
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		<title>COS’È L’INTELLIGENZA LINGUISTICA?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 31 Oct 2023 08:07:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Sprachen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Guest blog: oggi il mio blog ha il piacere di ospitare un articolo di Luca Talamonti in cui si parla di una competenza fondamentale, che soprattutto a noi professionisti della comunicazione multilingue non dovrebbe mai mancare, anche e non solo nell’ottica di un marketing più efficace, ovvero l’intelligenza linguistica. Vi invito a leggere il suo blog e a seguire i suoi webinar. Fonte articolo originale: &#8220;Cos&#8217;è l&#8217;intelligenza linguistica?&#8220; L’Intelligenza Linguistica&#160;è una delle 7 contemplate nel modello delle intelligenze multiple, teorizzato dallo psicologo statunitense Howard Gardner. Essa si riferisce alla capacità di apprendere e utilizzare il linguaggio scritto e parlato per capire e farsi capire. In realtà, però, si tratta di molto più di questo. Il linguaggio, infatti, è il principale strumento che usiamo per relazionarci con gli altri, ma pochissime sono le persone che ne conoscono il reale potere e i precisi impatti che le parole producono sul cervello umano. La disciplina nota come “Intelligenza Linguistica” riguarda dunque tutti quegli studi sul linguaggio, che ne hanno scoperto le reali potenzialità e rappresenta un bagaglio di strumenti e tecniche da utilizzare nella propria vita per migliorare la comunicazione con se stessi e con gli altri. Il vero potere del linguaggio Per prima cosa, è fondamentale sfatare un mito: il livello verbale della comunicazione (ossia le parole che usiamo) è&#160;tanto importante&#160;quanto quello paraverbale (il modo di usare la voce) e quello non verbale (gesti, espressioni facciali, abbigliamento, ecc.). È importante sottolineare questo concetto, in quanto alcuni studi male interpretati dello psicologo Albert Mehrabian parrebbero andare in un’altra direzione, concedendo alle parole solo il 7% del peso in una comunicazione faccia a faccia. Non è così e a spiegarlo è lo stesso Mehrabian. Inoltre, le parole hanno il grande potere di&#160;creare la realtà. Non la realtà oggettiva (che è, si dice, totalmente inconoscibile), bensì quella soggettiva, ossia ciò che noi vediamo, sentiamo, percepiamo. Questo avviene a causa di una serie di meccanismi tipici del cervello umano, anch’essi dimostrati scientificamente più e più volte. Per prima cosa, va detto che il nostro cervello inizia a ritenere una cosa importante (e a farla propria, interpretandola come vera, naturale, acclarata) quando se la sente&#160;ripetere&#160;più volte, specialmente se da fonti che ritiene autorevoli. E, solitamente, per il nostro cervello non esiste nessuno di più autorevole di noi stessi. Di conseguenza, più ripetiamo (e ci ripetiamo internamente, con quella vocina con cui pensiamo, che tecnicamente si chiama “Dialogo Interno”) alcune cose, più esse diventeranno vere per il nostro cervello, fino a diventare anche convinzioni, obiettivi, tratti caratteriali. A questo punto, entra in gioco un altro meccanismo tipico del cervello umano, che si chiama “Principio di Coerenza Interna”. Funziona così: il cervello ha bisogno di trovare coerenza fra ciò che crede e ritiene importante e ciò che vede nella realtà circostante. Se così non fosse, il nostro cervello andrebbe in tilt, la nostra autostima ne risentirebbe e proveremmo una forte sensazione di disagio (anche questo fenomeno ha un nome tecnico, ed è “Dissonanza Cognitiva”). Per evitare la Dissonanza Cognitiva, ecco dunque che il cervello interviene nella nostra percezione della realtà, usando dei filtri che, in particolare, si chiamano&#160;Distorsioni&#160;e&#160;Cancellazioni: in parole semplici, tendiamo a distorcere la realtà e a cancellarne intere porzioni in modo da rendere la realtà coerente con ciò che già abbiamo dentro di noi e, in pratica, in modo da “vedere solo ciò che vogliamo vedere”. Si tratta di meccanismi automatici, di cui spesso non ci rendiamo conto, e che avvengono nel cervello di chiunque e in assoluta buona fede. Ricapitolando: più ci ripetiamo, ripetiamo ad altri o ci viene ripetuta da una fonte autorevole una determinata cosa, più per il nostro cervello&#160;diventa vera. A questo punto, il cervello “adatta” la realtà circostante che percepisce per renderla&#160;coerente&#160;con ciò che per il nostro cervello è vero ed evitare la Dissonanza Cognitiva. Le parole creano la realtà, come dicono i maghi (“Abracadabra” deriva dall’aramaico e significa “Io creo come parlo”) e come è scritto, ad esempio, nella Bibbia (“In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio. E il Verbo era Dio”).&#160; Così come dici stai (e fai stare) E c’è di più. Diversi importanti studi internazionali hanno infatti dimostrato che esiste una stretta&#160;correlazione fra le parole e gli ormoni. Pare infatti che l’utilizzo (orale e scritto) e la ricezione di specifiche parole faccia sì che il nostro cervello rilasci determinati ormoni, a seconda del tipo di parola con cui entriamo in contatto. Ci sono parole che favoriscono, ad esempio, il rilascio di Ossitocina (l’ormone dell’amore), altre di Dopamina (l’ormone della ricompensa), altre ancora di Cortisolo (l’ormone dello stress) e così via. E perché queste scoperte sarebbero così sensazionali? Semplice: perché il mix di ormoni che abbiamo in corpo dà vita a ciò che noi comunemente chiamiamo&#160;emozioni. E le emozioni guidano i nostri pensieri, le nostre scelte, i nostri comportamenti. Tutto questo ci insegna che esistono molti modi diversi di pensare, di dire e di scrivere le stesse cose e, in base a come lo facciamo, siamo in grado di modificare la percezione della realtà (nostra e degli altri) e, soprattutto, di veicolare (a noi stessi e agli altri) emozioni diverse. Per esempio, dire a una persona che “svolgere il tal compito è difficile e richiede molti sacrifici” produce risultati diversi dal dirle che “svolgere il tal compito è sfidante e richiede il massimo impegno”, non trovi?&#160; I vantaggi dell’Intelligenza Linguistica Quanto detto fin qui non è che la punta dell’iceberg di questa sorprendente disciplina, la quale ha risvolti&#160;pratici e immediati&#160;in ogni contesto. Pensa a tutte le volte in cui, pur essendo animato dalle migliori intenzioni, non sei riuscito a raggiungere i risultati relazionali che volevi: con tua figlia, con tua moglie, con tuo marito, col tuo collega, col tuo capo, col potenziale cliente, ecc. Probabilmente accadeva perché non conoscevi questi meccanismi delle parole e del cervello umano e, dunque, usavi il linguaggio in modo un po’ randomico. Approfondire questo argomento è di straordinaria importanza per chiunque, perché è in grado di migliorare ogni aspetto della [&#8230;]</p>
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<p><strong>Guest blog</strong>: oggi il mio blog ha il piacere di ospitare un articolo di Luca Talamonti in cui si parla di una competenza fondamentale, che soprattutto a noi professionisti della comunicazione multilingue non dovrebbe mai mancare, anche e non solo nell’ottica di un marketing più efficace, ovvero l’intelligenza linguistica. Vi invito a leggere il suo blog e a seguire i suoi webinar.</p>



<p>Fonte articolo originale: &#8220;<a href="https://www.lucatalamonti.it/cose-lintelligenza-linguistica/?fbclid=IwAR1HMKZd4blxcxsdZ1qt4MFod0d4B0xGQBbELPr9tcXXFLGVZB-Ov6BRuMw&amp;cn-reloaded=1" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cos&#8217;è l&#8217;intelligenza linguistica?</a>&#8220;</p>



<p>L’Intelligenza Linguistica&nbsp;è una delle 7 contemplate nel modello delle intelligenze multiple, teorizzato dallo psicologo statunitense Howard Gardner.</p>



<p>Essa si riferisce alla capacità di apprendere e utilizzare il linguaggio scritto e parlato per capire e farsi capire.</p>



<p>In realtà, però, si tratta di molto più di questo.</p>



<p>Il linguaggio, infatti, è il principale strumento che usiamo per relazionarci con gli altri, ma pochissime sono le persone che ne conoscono il reale potere e i precisi impatti che le parole producono sul cervello umano.</p>



<p>La disciplina nota come “Intelligenza Linguistica” riguarda dunque tutti quegli studi sul linguaggio, che ne hanno scoperto le reali potenzialità e rappresenta un bagaglio di strumenti e tecniche da utilizzare nella propria vita per migliorare la comunicazione con se stessi e con gli altri.</p>



<p><strong>Il vero potere del linguaggio</strong></p>



<p>Per prima cosa, è fondamentale sfatare un mito: il livello verbale della comunicazione (ossia le parole che usiamo) è&nbsp;tanto importante&nbsp;quanto quello paraverbale (il modo di usare la voce) e quello non verbale (gesti, espressioni facciali, abbigliamento, ecc.).</p>



<p>È importante sottolineare questo concetto, in quanto alcuni studi male interpretati dello psicologo Albert Mehrabian parrebbero andare in un’altra direzione, concedendo alle parole solo il 7% del peso in una comunicazione faccia a faccia. Non è così e a spiegarlo è lo stesso Mehrabian.</p>



<p>Inoltre, le parole hanno il grande potere di&nbsp;creare la realtà.</p>



<p>Non la realtà oggettiva (che è, si dice, totalmente inconoscibile), bensì quella soggettiva, ossia ciò che noi vediamo, sentiamo, percepiamo.</p>



<p>Questo avviene a causa di una serie di meccanismi tipici del cervello umano, anch’essi dimostrati scientificamente più e più volte.</p>



<p>Per prima cosa, va detto che il nostro cervello inizia a ritenere una cosa importante (e a farla propria, interpretandola come vera, naturale, acclarata) quando se la sente&nbsp;ripetere&nbsp;più volte, specialmente se da fonti che ritiene autorevoli. E, solitamente, per il nostro cervello non esiste nessuno di più autorevole di noi stessi. Di conseguenza, più ripetiamo (e ci ripetiamo internamente, con quella vocina con cui pensiamo, che tecnicamente si chiama “Dialogo Interno”) alcune cose, più esse diventeranno vere per il nostro cervello, fino a diventare anche convinzioni, obiettivi, tratti caratteriali.</p>



<p>A questo punto, entra in gioco un altro meccanismo tipico del cervello umano, che si chiama “Principio di Coerenza Interna”. Funziona così: il cervello ha bisogno di trovare coerenza fra ciò che crede e ritiene importante e ciò che vede nella realtà circostante.</p>



<p>Se così non fosse, il nostro cervello andrebbe in tilt, la nostra autostima ne risentirebbe e proveremmo una forte sensazione di disagio (anche questo fenomeno ha un nome tecnico, ed è “Dissonanza Cognitiva”).</p>



<p>Per evitare la Dissonanza Cognitiva, ecco dunque che il cervello interviene nella nostra percezione della realtà, usando dei filtri che, in particolare, si chiamano&nbsp;Distorsioni&nbsp;e&nbsp;Cancellazioni: in parole semplici, tendiamo a distorcere la realtà e a cancellarne intere porzioni in modo da rendere la realtà coerente con ciò che già abbiamo dentro di noi e, in pratica, in modo da “vedere solo ciò che vogliamo vedere”.</p>



<p>Si tratta di meccanismi automatici, di cui spesso non ci rendiamo conto, e che avvengono nel cervello di chiunque e in assoluta buona fede.</p>



<p>Ricapitolando: più ci ripetiamo, ripetiamo ad altri o ci viene ripetuta da una fonte autorevole una determinata cosa, più per il nostro cervello&nbsp;diventa vera. A questo punto, il cervello “adatta” la realtà circostante che percepisce per renderla&nbsp;coerente&nbsp;con ciò che per il nostro cervello è vero ed evitare la Dissonanza Cognitiva.</p>



<p>Le parole creano la realtà, come dicono i maghi (“Abracadabra” deriva dall’aramaico e significa “Io creo come parlo”) e come è scritto, ad esempio, nella Bibbia (“In principio era il Verbo. E il Verbo era presso Dio. E il Verbo era Dio”).&nbsp;</p>



<p><strong>Così come dici stai (e fai stare)</strong></p>



<p>E c’è di più.</p>



<p>Diversi importanti studi internazionali hanno infatti dimostrato che esiste una stretta&nbsp;correlazione fra le parole e gli ormoni.</p>



<p>Pare infatti che l’utilizzo (orale e scritto) e la ricezione di specifiche parole faccia sì che il nostro cervello rilasci determinati ormoni, a seconda del tipo di parola con cui entriamo in contatto.</p>



<p>Ci sono parole che favoriscono, ad esempio, il rilascio di Ossitocina (l’ormone dell’amore), altre di Dopamina (l’ormone della ricompensa), altre ancora di Cortisolo (l’ormone dello stress) e così via.</p>



<p>E perché queste scoperte sarebbero così sensazionali?</p>



<p>Semplice: perché il mix di ormoni che abbiamo in corpo dà vita a ciò che noi comunemente chiamiamo&nbsp;emozioni.</p>



<p>E le emozioni guidano i nostri pensieri, le nostre scelte, i nostri comportamenti.</p>



<p>Tutto questo ci insegna che esistono molti modi diversi di pensare, di dire e di scrivere le stesse cose e, in base a come lo facciamo, siamo in grado di modificare la percezione della realtà (nostra e degli altri) e, soprattutto, di veicolare (a noi stessi e agli altri) emozioni diverse.</p>



<p>Per esempio, dire a una persona che “svolgere il tal compito è difficile e richiede molti sacrifici” produce risultati diversi dal dirle che “svolgere il tal compito è sfidante e richiede il massimo impegno”, non trovi?&nbsp;</p>



<p><strong>I vantaggi dell’Intelligenza Linguistica</strong></p>



<p>Quanto detto fin qui non è che la punta dell’iceberg di questa sorprendente disciplina, la quale ha risvolti&nbsp;pratici e immediati&nbsp;in ogni contesto.</p>



<p>Pensa a tutte le volte in cui, pur essendo animato dalle migliori intenzioni, non sei riuscito a raggiungere i risultati relazionali che volevi: con tua figlia, con tua moglie, con tuo marito, col tuo collega, col tuo capo, col potenziale cliente, ecc.</p>



<p>Probabilmente accadeva perché non conoscevi questi meccanismi delle parole e del cervello umano e, dunque, usavi il linguaggio in modo un po’ randomico.</p>



<p>Approfondire questo argomento è di straordinaria importanza per chiunque, perché è in grado di migliorare ogni aspetto della propria vita a costo zero. Basta solo uscire dalla zona di comfort, impegnarsi un po’ ed essere costanti e, come per tutte le cose, dopo un po’ di tempo di pratica imparerai anche tu a usare in modo eccellente il grande potere magico del linguaggio.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/cose-lintelligenza-linguistica/">COS’È L’INTELLIGENZA LINGUISTICA?</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
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		<title>L&#8217;INTERPRETE (E IL TRADUTTORE) &#8211; UN MESTIERE MOLTO PIÚ PRATICO DI QUANTO SI POSSA PENSARE</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 16:44:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi svolge il mestiere dell’interprete e del traduttore sa molto bene quanto sia lungo e tortuoso il cammino da percorrere prima di poter fare questo lavoro. Ognuno, in base alle proprie scelte, decide di completare determinati studi. Ciò che accomuna tutti i professionisti del nostro settore, in misura più o meno ampia, è il percorso formativo che, come sappiamo, prevede molta teoria. Ma davvero il mestiere dell’interprete e del traduttore si basa su tanta teoria, senza la quale non sarebbe possibile svolgere questa attività sia su base libero-professionale che sotto forma di lavoratore dipendente? Non me ne vogliano i teorici, gli esperti alla base dei molti studi che io stesso ho fatto in prima persona, ma il mestiere dell’interprete (e del traduttore) è molto più pratico di quanto si possa pensare. Premetto che io stesso, prima di avviarmi alla libera professione, ho conseguito due lauree ovvero una in lingue e letterature straniere e l’altra in interpretazione. Ho seguito e sostenuto molti esami di linguistica, letteratura, teoria della traduzione e dell’interpretazione, ecc. che sono stati utili e imprescindibili per il professionista che sono oggi. Dopo più di vent’anni sul mercato e svariate giornate di interpretariato alle spalle, per non parlare delle parole scritte tradotte, mi rendo conto sempre di più che il nostro lavoro richiede una dose maggiore di pragmatismo e praticità, senza i quali saremmo tagliati fuori dal mercato. Vorrei analizzare in questo mio articolo tre punti fondamentali che nessuna facoltà universitaria per interpreti e traduttori è in grado di insegnare e che a mio avviso sono fondamentali per svolgere la nostra professione. FLESSIBILITÀ Spesso, direi quasi sempre, quando interfacciamo con un cliente più o meno abituale, ci rendiamo conto che non possiamo più dare per scontato che sappia come si svolge il nostro lavoro. È fondamentale mettersi nei suoi panni per far capire che un traduttore non è un interprete, che non si possono tradurre centinaia di parole da un giorno all’altro e che un interprete non è un computer da mettere da solo in un angolo della stanza in cui si svolge un evento a tradurre oralmente per ore e ore. Questi sono solo alcuni degli esempi più ricorrenti in cui è necessario far capire al cliente in cosa consiste il nostro lavoro e in che modo possiamo contribuire al suo successo in un contesto internazionale. Dobbiamo astrarci da tutta la teoria appresa all’università e non dare più per scontato che il cliente capisca il nostro linguaggio, quando proponiamo un servizio. È assolutamente necessario armarsi di flessibilità e togliersi di dosso quell’abito un po’ stretto che ci rende un po’ ingessati proprio perché dobbiamo rimanere fedeli ai dogmi della professione. CLIENTESE Non possiamo pretendere che il cliente sappia in che modo possiamo aiutarlo per dargli quel valore aggiunto di cui ha bisogno per fare la differenza. A volte, per capire le sue effettive esigenze, siamo noi stessi a dovergli spiegare come possiamo svolgere il nostro servizio. Bisogna parlare “clientese” e usare un linguaggio più semplice e diretto che gli spieghi che un interprete simultaneo, anzi due, possono tradurre contemporaneamente all’oratore di turno senza bisogno di interrompersi, mentre un interprete consecutivo prevede un risparmio di apparecchiatura tecnica, ma al contempo un allungamento dei tempi di svolgimento dell’evento. Sì, talvolta continua a chiamare traduttore quello che in realtà è un interprete. Se riteniamo sia il caso, possiamo spiegargli in parole semplici la differenza tra le due figure, ma molto probabilmente continuerà a chiamarci traduttori. Stabilire una comunicazione semplice ed efficace con il proprio committente è un aspetto oramai insito nella nostra professione. Prendiamoci del tempo per distaccarci dalle tipiche definizioni del nostro settore e usare un linguaggio “client-friendly” ovvero più alla portata del cliente. I LAVORATORI DELLA PAROLA ORALE E SCRITTA All’università ci è stato insegnato che non dobbiamo usare le parole a caso e che dietro a una soluzione traduttiva o interpretativa ci deve essere un controllo attento e ponderato del linguaggio settoriale di riferimento che non possiamo permetterci di non conoscere. Tuttavia, in questo mercato sempre più veloce che non ha più tempo di aspettare, ci vengono richiesti tempi di traduzione e di preparazione sempre più stringenti. Dobbiamo essere rapidi e pragmatici e capire come arrivare subito alla soluzione più calzante. A volte si va per tentativi e molto spesso il nostro intuito con alle spalle anni di esperienza ci porta immancabilmente sulla strada giusta. In conclusione, quando come interpreti in ambito tecnico siamo chiamati ad operare tra macchinari e utensili vari, in cui il livello di flessibilità richiesta è ai massimi livelli, ci si rende conto sempre di più che soprattutto il mestiere dell’interprete è più pratico e pragmatico che mai.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/linterprete-e-il-traduttore-un-mestiere-molto-piu-pratico-di-quanto-si-possa-pensare/">L&#8217;INTERPRETE (E IL TRADUTTORE) &#8211; UN MESTIERE MOLTO PIÚ PRATICO DI QUANTO SI POSSA PENSARE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
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<p>Chi svolge il mestiere dell’interprete e del traduttore sa molto bene quanto sia lungo e tortuoso il cammino da percorrere prima di poter fare questo lavoro. Ognuno, in base alle proprie scelte, decide di completare determinati studi. Ciò che accomuna tutti i professionisti del nostro settore, in misura più o meno ampia, è il percorso formativo che, come sappiamo, prevede molta teoria. Ma davvero il mestiere dell’interprete e del traduttore si basa su tanta teoria, senza la quale non sarebbe possibile svolgere questa attività sia su base libero-professionale che sotto forma di lavoratore dipendente? Non me ne vogliano i teorici, gli esperti alla base dei molti studi che io stesso ho fatto in prima persona, ma il mestiere dell’interprete (e del traduttore) è molto più pratico di quanto si possa pensare.</p>



<p>Premetto che io stesso, prima di avviarmi alla libera professione, ho conseguito due lauree ovvero una in lingue e letterature straniere e l’altra in interpretazione. Ho seguito e sostenuto molti esami di linguistica, letteratura, teoria della traduzione e dell’interpretazione, ecc. che sono stati utili e imprescindibili per il professionista che sono oggi. Dopo più di vent’anni sul mercato e svariate giornate di interpretariato alle spalle, per non parlare delle parole scritte tradotte, mi rendo conto sempre di più che il nostro lavoro richiede una dose maggiore di pragmatismo e praticità, senza i quali saremmo tagliati fuori dal mercato.</p>



<p>Vorrei analizzare in questo mio articolo tre punti fondamentali che nessuna facoltà universitaria per interpreti e traduttori è in grado di insegnare e che a mio avviso sono fondamentali per svolgere la nostra professione.</p>



<p>FLESSIBILITÀ</p>



<p>Spesso, direi quasi sempre, quando interfacciamo con un cliente più o meno abituale, ci rendiamo conto che non possiamo più dare per scontato che sappia come si svolge il nostro lavoro. È fondamentale mettersi nei suoi panni per far capire che un traduttore non è un interprete, che non si possono tradurre centinaia di parole da un giorno all’altro e che un interprete non è un computer da mettere da solo in un angolo della stanza in cui si svolge un evento a tradurre oralmente per ore e ore. Questi sono solo alcuni degli esempi più ricorrenti in cui è necessario far capire al cliente in cosa consiste il nostro lavoro e in che modo possiamo contribuire al suo successo in un contesto internazionale. Dobbiamo astrarci da tutta la teoria appresa all’università e non dare più per scontato che il cliente capisca il nostro linguaggio, quando proponiamo un servizio. È assolutamente necessario armarsi di flessibilità e togliersi di dosso quell’abito un po’ stretto che ci rende un po’ ingessati proprio perché dobbiamo rimanere fedeli ai dogmi della professione.</p>



<p>CLIENTESE</p>



<p>Non possiamo pretendere che il cliente sappia in che modo possiamo aiutarlo per dargli quel valore aggiunto di cui ha bisogno per fare la differenza. A volte, per capire le sue effettive esigenze, siamo noi stessi a dovergli spiegare come possiamo svolgere il nostro servizio. Bisogna parlare “clientese” e usare un linguaggio più semplice e diretto che gli spieghi che un interprete simultaneo, anzi due, possono tradurre contemporaneamente all’oratore di turno senza bisogno di interrompersi, mentre un interprete consecutivo prevede un risparmio di apparecchiatura tecnica, ma al contempo un allungamento dei tempi di svolgimento dell’evento. Sì, talvolta continua a chiamare traduttore quello che in realtà è un interprete. Se riteniamo sia il caso, possiamo spiegargli in parole semplici la differenza tra le due figure, ma molto probabilmente continuerà a chiamarci traduttori. Stabilire una comunicazione semplice ed efficace con il proprio committente è un aspetto oramai insito nella nostra professione. Prendiamoci del tempo per distaccarci dalle tipiche definizioni del nostro settore e usare un linguaggio “client-friendly” ovvero più alla portata del cliente.</p>



<p>I LAVORATORI DELLA PAROLA ORALE E SCRITTA</p>



<p>All’università ci è stato insegnato che non dobbiamo usare le parole a caso e che dietro a una soluzione traduttiva o interpretativa ci deve essere un controllo attento e ponderato del linguaggio settoriale di riferimento che non possiamo permetterci di non conoscere. Tuttavia, in questo mercato sempre più veloce che non ha più tempo di aspettare, ci vengono richiesti tempi di traduzione e di preparazione sempre più stringenti. Dobbiamo essere rapidi e pragmatici e capire come arrivare subito alla soluzione più calzante. A volte si va per tentativi e molto spesso il nostro intuito con alle spalle anni di esperienza ci porta immancabilmente sulla strada giusta.</p>



<p>In conclusione, quando come interpreti in ambito tecnico siamo chiamati ad operare tra macchinari e utensili vari, in cui il livello di flessibilità richiesta è ai massimi livelli, ci si rende conto sempre di più che soprattutto il mestiere dell’interprete è più pratico e pragmatico che mai.</p>
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		<title>TRADUTTORE UMANO VS TRADUTTORE AUTOMATICO – VINCE CHI EMOZIONA DI PIÙ</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Mar 2023 10:52:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro e non in ultimo anche le professioni intellettuali, quelle in cui il cervello umano si esprime al meglio, si sentono minacciate dagli enormi passi in avanti che questa nuova frontiera dell’innovazione tecnologica sta compiendo. Oggi si parla molto della nuova applicazione Chat GPT. Vediamo in sintesi di cosa si tratta e perché lo sviluppo di questa nuova tecnologia può minacciare la figura del traduttore. Chat GPT&#160;è il nuovo modello sviluppato da Open AI e fa parte dei&#160;modelli GPT-3&#160;(Generative Pre-trained Transformer 3). Sono modelli di intelligenza artificiale basati sul&#160;machine learning&#160;non supervisionato. Funzionano utilizzando una tecnica di&#160;deep learning&#160;nota come&#160;transformer, che consiste nell’utilizzare una&#160;rete neurale&#160;per analizzare e comprendere il significato di un testo. Chat GPT&#160;nello specifico fa parte della famiglia degli&#160;Instruct GPT,&#160;quindi&#160;modelli&#160;formati tramite deep learning ma poi ottimizzati tramite il&#160;rinforzo umano, ovvero una tecnica nota come&#160;RLHF&#160;– Reinforcement Learning From&#160;Human&#160;Feedback. Chat GPT&#160;è stato realizzato e reso pubblico a novembre del 2022. Grazie alla sua potenza e alla sua facilità d’utilizzo sta spopolando sul web e molti, vista anche la possibilità di accedervi&#160;gratuitamente, ne stanno scoprendo le potenzialità[1]. Chat GPT rende l’interazione con l’intelligenza artificiale più naturale e intuitiva. Realizzato per ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti,&#160;Chat GPT&#160;è stato creato per aiutare gli utenti a interagire in modo più semplice e fluido con&#160;GPT-3.&#160;Con&#160;Chat GPT&#160;è possibile accedere gratuitamente, basta iscriversi con il proprio account Google o Microsoft.&#160; In sintesi, possiamo chiedere a Chat GPT di redigere un testo, un articolo, un libro, un tema scolastico e sì, anche una traduzione, in base a determinati criteri. Giornalisti, redattori, scrittori e traduttori temono e comunque guardano con diffidenza quello che invece gli studenti di scuola superiore potrebbero vedere come un nuovo alleato tra i banchi di scuola. Ma davvero noi traduttori e interpreti dobbiamo temere questo nuovo concorrente virtuale? Sì, parlo anche per gli interpreti viste le nuove evoluzioni che si stanno testando anche sul piano verbale. Non più del dovuto e vi spiego perché. Vediamo prima in sintesi che cos’è la traduzione automatica o anche detta machine translation. La traduzione sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale per tradurre automaticamente un testo da una lingua all&#8217;altra senza il coinvolgimento umano. La moderna traduzione automatica va oltre la semplice traduzione parola per parola per comunicare il pieno significato del testo in lingua originale nella lingua di destinazione. Analizza tutti gli elementi del testo e riconosce come le parole si influenzano a vicenda. Google Translate o meglio ancora DeepL sono due dei principali strumenti di traduzione automatica più diffusi tra i gli addetti ai lavori e non solo. DeepL, ad esempio, è&#160;un servizio di traduzione gratuito multilingue, alimentato dalla&#160;base di conoscenza&#160;di&#160;Linguee, servizio creato dalla stessa azienda, DeepL GmbH (in precedenza chiamata Linguee). Il portale supporta 24 lingue per un totale di 552 combinazioni linguistiche. Lo scopo di quest’articolo non è quello di parlare dell’arcinota traduzione automatica e di come questa si sia integrata nella prassi quotidiana dei traduttori e delle agenzie tramite i servizi di MTPE ovvero Machine Translation Post-Editing. Lo scopo di quest’articolo è di far capire quanto sia importante affidare il lato emotivo di un testo a un traduttore umano. Recentemente ho letto l’interessantissimo saggio dello psicologo statunitense Daniel Goleman dal titolo “Intelligenza emotiva – che cos’è e perché può renderci felici”. Il libro è prevalentemente incentrato sulla gestione delle emozioni dal punto di visto sociale e soprattutto educativo. Ci spiega come funziona il nostro cervello quando ci troviamo a dover affrontare un’emozione e soprattutto come possiamo gestirle nel miglior modo possibile. Indirettamente questo testo mi ha fatto molto riflettere non solo dal punto di vista umano ma anche professionale. Stiamo andando sempre più verso un futuro disumanizzato in cui molti aspetti della nostra vita vengono demandati alle nuove tecnologie o più propriamente alle macchine. Tutto questo ci porta a un grande analfabetismo emozionale ed anche il nostro lato professionale ne risente. È vero. Abbiamo insegnato alle macchine molte cose, al punto che in termini di tempo riescono a svolgerle meglio di noi. Sono un ottimo supporto e possiamo anche dire che ci facilitano molto la vita. Ma davvero possiamo affidare tutto il nostro lato emozionale alle macchine? Provate a chiedere a Chat GPT di tradurre un testo particolarmente creativo in cui ogni sfumatura va a risvegliare una parte dei nostri sensi. Molto spesso le emozioni giocano con le parole e può essere vero anche il contrario. Davvero la macchina può farci provare le stesse emozioni? Tornando a Goleman che ci mette in guarda sull’analfabetismo emozionale, perché non ritrovare quello che ci rende davvero umani nelle parole che scriviamo e che pronunciamo? Mi dispiace per il traduttore automatico, ma non potrà mai apprendere da noi come funziona il nostro cuore. Caro cliente, se vuoi traduzioni che pensano e in cui vuoi sentire il cuore battere, può aiutarti soltanto un traduttore umano. Quindi, chi avrà la meglio nell’eterna lotta tra un traduttore automatico e un traduttore in carne ed ossa? Vince chi emoziona, ma soprattutto chi sa farti emozionare. Non lasciare che la parte più importante di te venga lasciata alle macchine. Il tuo messaggio scritto (e orale) ha bisogno di una voce che pensi e che sappia emozionare. La scelta sta a te… &#160; [1] https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’intelligenza artificiale sta rivoluzionando il mondo del lavoro e non in ultimo anche le professioni intellettuali, quelle in cui il cervello umano si esprime al meglio, si sentono minacciate dagli enormi passi in avanti che questa nuova frontiera dell’innovazione tecnologica sta compiendo.</p>



<p>Oggi si parla molto della nuova applicazione Chat GPT. Vediamo in sintesi di cosa si tratta e perché lo sviluppo di questa nuova tecnologia può minacciare la figura del traduttore.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;è il nuovo modello sviluppato da Open AI e fa parte dei&nbsp;modelli GPT-3&nbsp;(Generative Pre-trained Transformer 3). Sono modelli di intelligenza artificiale basati sul&nbsp;machine learning&nbsp;non supervisionato. Funzionano utilizzando una tecnica di&nbsp;deep learning&nbsp;nota come&nbsp;transformer, che consiste nell’utilizzare una&nbsp;rete neurale&nbsp;per analizzare e comprendere il significato di un testo.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;nello specifico fa parte della famiglia degli&nbsp;Instruct GPT,&nbsp;quindi&nbsp;modelli&nbsp;formati tramite deep learning ma poi ottimizzati tramite il&nbsp;rinforzo umano, ovvero una tecnica nota come&nbsp;RLHF&nbsp;– Reinforcement Learning From&nbsp;Human&nbsp;Feedback.</p>



<p>Chat GPT&nbsp;è stato realizzato e reso pubblico a novembre del 2022. Grazie alla sua potenza e alla sua facilità d’utilizzo sta spopolando sul web e molti, vista anche la possibilità di accedervi&nbsp;gratuitamente, ne stanno scoprendo le potenzialità<a id="_ftnref1" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>



<p>Chat GPT rende l’interazione con l’intelligenza artificiale più naturale e intuitiva. Realizzato per ottimizzare la conversazione e facilitare l’utilizzo da parte degli utenti,&nbsp;Chat GPT&nbsp;è stato creato per aiutare gli utenti a interagire in modo più semplice e fluido con&nbsp;<a href="https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/">GPT-3.</a>&nbsp;Con&nbsp;Chat GPT&nbsp;è possibile accedere gratuitamente, basta iscriversi con il proprio account Google o Microsoft.&nbsp;</p>



<p>In sintesi, possiamo chiedere a Chat GPT di redigere un testo, un articolo, un libro, un tema scolastico e sì, anche una traduzione, in base a determinati criteri. Giornalisti, redattori, scrittori e traduttori temono e comunque guardano con diffidenza quello che invece gli studenti di scuola superiore potrebbero vedere come un nuovo alleato tra i banchi di scuola.</p>



<p>Ma davvero noi traduttori e interpreti dobbiamo temere questo nuovo concorrente virtuale? Sì, parlo anche per gli interpreti viste le nuove evoluzioni che si stanno testando anche sul piano verbale.</p>



<p>Non più del dovuto e vi spiego perché.</p>



<p>Vediamo prima in sintesi che cos’è la traduzione automatica o anche detta machine translation.</p>



<p>La traduzione sfrutta l&#8217;intelligenza artificiale per tradurre automaticamente un testo da una lingua all&#8217;altra senza il coinvolgimento umano. La moderna traduzione automatica va oltre la semplice traduzione parola per parola per comunicare il pieno significato del testo in lingua originale nella lingua di destinazione. Analizza tutti gli elementi del testo e riconosce come le parole si influenzano a vicenda. Google Translate o meglio ancora DeepL sono due dei principali strumenti di traduzione automatica più diffusi tra i gli addetti ai lavori e non solo. DeepL, ad esempio, è&nbsp;un servizio di traduzione gratuito multilingue, alimentato dalla&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Base_di_conoscenza">base di conoscenza</a>&nbsp;di&nbsp;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Linguee">Linguee</a>, servizio creato dalla stessa azienda, DeepL GmbH (in precedenza chiamata Linguee). Il portale supporta 24 lingue per un totale di 552 combinazioni linguistiche.</p>



<p>Lo scopo di quest’articolo non è quello di parlare dell’arcinota traduzione automatica e di come questa si sia integrata nella prassi quotidiana dei traduttori e delle agenzie tramite i servizi di MTPE ovvero Machine Translation Post-Editing. Lo scopo di quest’articolo è di far capire quanto sia importante affidare il lato emotivo di un testo a un traduttore umano.</p>



<p>Recentemente ho letto l’interessantissimo saggio dello psicologo statunitense Daniel Goleman dal titolo “Intelligenza emotiva – che cos’è e perché può renderci felici”. Il libro è prevalentemente incentrato sulla gestione delle emozioni dal punto di visto sociale e soprattutto educativo. Ci spiega come funziona il nostro cervello quando ci troviamo a dover affrontare un’emozione e soprattutto come possiamo gestirle nel miglior modo possibile. Indirettamente questo testo mi ha fatto molto riflettere non solo dal punto di vista umano ma anche professionale.</p>



<p>Stiamo andando sempre più verso un futuro disumanizzato in cui molti aspetti della nostra vita vengono demandati alle nuove tecnologie o più propriamente alle macchine. Tutto questo ci porta a un grande analfabetismo emozionale ed anche il nostro lato professionale ne risente.</p>



<p>È vero. Abbiamo insegnato alle macchine molte cose, al punto che in termini di tempo riescono a svolgerle meglio di noi. Sono un ottimo supporto e possiamo anche dire che ci facilitano molto la vita. Ma davvero possiamo affidare tutto il nostro lato emozionale alle macchine?</p>



<p>Provate a chiedere a Chat GPT di tradurre un testo particolarmente creativo in cui ogni sfumatura va a risvegliare una parte dei nostri sensi. Molto spesso le emozioni giocano con le parole e può essere vero anche il contrario. Davvero la macchina può farci provare le stesse emozioni?</p>



<p>Tornando a Goleman che ci mette in guarda sull’analfabetismo emozionale, perché non ritrovare quello che ci rende davvero umani nelle parole che scriviamo e che pronunciamo? Mi dispiace per il traduttore automatico, ma non potrà mai apprendere da noi come funziona il nostro cuore.</p>



<p>Caro cliente, se vuoi traduzioni che pensano e in cui vuoi sentire il cuore battere, può aiutarti soltanto un traduttore umano. Quindi, chi avrà la meglio nell’eterna lotta tra un traduttore automatico e un traduttore in carne ed ossa? Vince chi emoziona, ma soprattutto chi sa farti emozionare. Non lasciare che la parte più importante di te venga lasciata alle macchine. Il tuo messaggio scritto (e orale) ha bisogno di una voce che pensi e che sappia emozionare. La scelta sta a te… &nbsp;</p>



<hr class="wp-block-separator has-alpha-channel-opacity"/>



<p><a id="_ftn1" href="#_ftnref1">[1]</a> <a href="https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT">https://smartstrategy.eu/intelligenza-artificiale/chat-gpt-3-come-accedere-e-testare-il-nuovo-modello-di-gpt-3/#Cos8217e_ChatGPT</a></p>
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		<title>COME GESTIRE IL CALO DI LAVORO DEL FREELANCE</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/come-gestire-il-calo-di-lavoro-del-freelance/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Jan 2023 16:40:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nessuno di noi liberi professionisti – tanto meno il sottoscritto – è immune al fisiologico e congiunturale calo di lavoro che talvolta può capitare. Non si verifica spesso, ma quando si presenta, va affrontato in maniera giusta. Il 2022, almeno per me, è stato un anno davvero ricco e costante dal punto di vista del flusso di lavoro. Devo ammettere che per tutti e dodici i mesi dell’anno ho sempre avuto molti incarichi, soprattutto nel secondo semestre. Credo sia stata anche una tendenza generale dovuta al fatto che il 2022 per molti settori, nonostante il clima di incertezza internazionale, è stato l’anno della ripresa e dell’entusiasmo di volerci riappropriare delle nostre vite, delle nostre abitudini e, non in ultimo, dei nostri progetti. Personalmente sono arrivato a fine anno con forse una dose un po’ eccessiva di stanchezza, al punto che nemmeno la pausa natalizia è bastata per rigenerarmi e ricaricare le batterie. Le previsioni per il 2023 – non mie e ci tengo a precisarlo – non sono molto positive come poteva essere stato il 2022. Non è questa la sede per discutere dei motivi che credo siano arcinoti e piuttosto intuibili: l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e non in ultimo il perdurare della crisi geopolitica internazionale che indiscutibilmente va ad influire sull’andamento generale dell’economia. In sintesi, questo nuovo anno appena iniziato si sta rivelando molto più calmo di come ha esordito l’anno scorso in termini di richieste e preventivi. Seppur mentalmente preparati, non è mai facile vivere al meglio questi periodi in attesa che il lavoro riparta. Il primo pensiero che ci assale è mettere in dubbio il nostro valore, le nostre competenze. Non dovremmo mai cadere in questa tentazione, anche se a volte sembra inevitabile. Qui di seguito alcuni modi per affrontare questi periodi al meglio e soprattutto alcuni consigli per non cadere del tranello del “mea culpa”. E voi? Come gestite questi naturali e fisiologici momenti di calo di lavoro? La tentazione di cadere nella disperazione è sempre dietro l’angolo – ne so qualcosa. Anche dopo più di vent’anni di esperienza è facile restare impigliati in questa trappola. Adottare alcuni degli stratagemmi di cui sopra può essere sempre utile. Essere liberi professionisti significa anche questo e dovremmo essere flessibili e resilienti anche da questo punto di vista.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Nessuno di noi liberi professionisti – tanto meno il sottoscritto – è immune al fisiologico e congiunturale calo di lavoro che talvolta può capitare. Non si verifica spesso, ma quando si presenta, va affrontato in maniera giusta.</p>



<p>Il 2022, almeno per me, è stato un anno davvero ricco e costante dal punto di vista del flusso di lavoro. Devo ammettere che per tutti e dodici i mesi dell’anno ho sempre avuto molti incarichi, soprattutto nel secondo semestre. Credo sia stata anche una tendenza generale dovuta al fatto che il 2022 per molti settori, nonostante il clima di incertezza internazionale, è stato l’anno della ripresa e dell’entusiasmo di volerci riappropriare delle nostre vite, delle nostre abitudini e, non in ultimo, dei nostri progetti. Personalmente sono arrivato a fine anno con forse una dose un po’ eccessiva di stanchezza, al punto che nemmeno la pausa natalizia è bastata per rigenerarmi e ricaricare le batterie.</p>



<p>Le previsioni per il 2023 – non mie e ci tengo a precisarlo – non sono molto positive come poteva essere stato il 2022. Non è questa la sede per discutere dei motivi che credo siano arcinoti e piuttosto intuibili: l’inflazione, l’aumento dei costi energetici e non in ultimo il perdurare della crisi geopolitica internazionale che indiscutibilmente va ad influire sull’andamento generale dell’economia. In sintesi, questo nuovo anno appena iniziato si sta rivelando molto più calmo di come ha esordito l’anno scorso in termini di richieste e preventivi.</p>



<p>Seppur mentalmente preparati, non è mai facile vivere al meglio questi periodi in attesa che il lavoro riparta. Il primo pensiero che ci assale è mettere in dubbio il nostro valore, le nostre competenze. Non dovremmo mai cadere in questa tentazione, anche se a volte sembra inevitabile.</p>



<p>Qui di seguito alcuni modi per affrontare questi periodi al meglio e soprattutto alcuni consigli per non cadere del tranello del “mea culpa”.</p>



<ol type="1">
<li>La prima cosa che dobbiamo fare, come anticipato, è non colpevolizzarsi e quindi nemmeno credere che sia solo colpa nostra. Non siamo macchine e questi momenti capitano anche per farci riflettere su noi stessi. La frenesia del lavoro non lascia mai il tempo per pensare e per rigenerarsi. Approfittiamone ora.</li>



<li>Recuperiamo le forze e dormiamo qualche ora in più. Per quanto mi riguarda, sto recuperando le energie profuse nel 2022 proprio ora e non lo faccio navigando nell’ozio, ma stando meno ore al PC.</li>



<li>Facciamo le cose di lavoro per cui non abbiamo mai il tempo necessario. Ad esempio, nel mio caso, aggiornare il CV con le tante giornate di interpretariato svolte nel 2022 e fare la manutenzione del mio sito web, in cui sto inserendo nuovi servizi. Un’altra possibile attività è anche la riorganizzazione della contabilità per la quale ho apportato alcune piccole migliorie per rendere la gestione degli incarichi e della fatturazione il più agevole possibile (un aspetto che a me ogni volta assorbe molto tempo).</li>



<li>Approfittiamo per dare più spazio alla nostra vita personale e ai nostri hobby. Da avido lettore e appassionato di sport non posso non cogliere quest’occasione per leggere di più (ho quasi finito il mio terzo libro del 2023) e concedermi qualche sessione in più di nuoto libero. Sono momenti dopo i quali mi sento talmente bene che quasi quasi non mi manca affatto il lavoro. Non di solo pane vive l’uomo!</li>



<li>Non cadiamo nella tentazione di accettare qualsiasi lavoro che in momenti più pieni non avremmo mai esitato a rifiutare. Ancor peggio sarebbe abbassare le tariffe per paura di perdere clienti. Tra l’altro, anch’io cerco di trovare nuovi clienti, nuove fonti di lavoro, ma mai e poi mai abbasserei le mie tariffe per calamitare nuovi incarichi che possano colmare il vuoto di fatturato che potrebbe esserci – magari seguirà un mese con un fatturato doppio, chi può dirlo?</li>



<li>Non stiamo troppo tempo al PC e non controlliamo in maniera ossessiva la posta elettronica in attesa della cosiddetta “manna dal cielo”. Non funziona così. Per esperienza il lavoro inizia a riprendere proprio quando meno ce lo aspettiamo e siamo intenti a fare tutt’altro.</li>
</ol>



<p>E voi? Come gestite questi naturali e fisiologici momenti di calo di lavoro? La tentazione di cadere nella disperazione è sempre dietro l’angolo – ne so qualcosa. </p>



<p>Anche dopo più di vent’anni di esperienza è facile restare impigliati in questa trappola. Adottare alcuni degli stratagemmi di cui sopra può essere sempre utile. Essere liberi professionisti significa anche questo e dovremmo essere flessibili e resilienti anche da questo punto di vista.</p>
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		<title>KREATIVE ÜBERSETZUNG – LEONARDO DA VINCI, DAS LETZTE ABENDMAHL UND PLASTIK</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 Dec 2022 05:34:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Was hat Leonardo da Vinci mit Plastik zu tun? Und warum sollte sein berühmtes letztes Abendmahl zum Thema einer Übersetzung werden? Und inwiefern kann dabei ein Fachübersetzer bzw. Konferenzdolmetscher eine Rolle spielen? Man könnte meinen, dass Fachübersetzungen &#8211; oder besser gesagt, alles, was mit technischem Übersetzen zu tun hat – jeden kreativen Ansatz von vornherein ausschließt. Fachübersetzern &#8211; in meinem Fall auch Konferenzdolmetschern -, die sich in ihrem Arbeitsalltag in der Regel eher selten mit Kunst befassen, dürfte es sehr schwerfallen, schöpferische Texte zu übersetzen. Möglicherweise bin ich die Ausnahme, die die Regel bestätigt. Letztes Jahr erhielt ich die Gelegenheit, aus privaten Gründen einen deutschen Fotografen kennenzulernen. Für sein ambitioniertes Projekt einer Ausstellung in Sizilien benötigte er meine Unterstützung als Übersetzer in die italienische Sprache. Thema der Ausstellung war das berühmte letzte Abendmahl von Leonardo da Vinci, genauer gesagt, zeitgenössische Interpretationen von Leonardo da Vincis ikonischem Abendmahl-Motiv. Dieses Projekt hat mich sofort begeistert. Einerseits, weil ich von Leonardo Da Vinci und im Allgemeinen von der Renaissance schon immer fasziniert war, und andererseits, weil sich die Ausstellung „Last Supper Plastic Rain“ mit zwei Themen auseinandersetzt, die im aktuellen gesellschaftlichen Diskurs einen breiten Raum einnehmen – nämlich der Rolle der Frau und den Folgen des zerstörerischen Umgangs mit den begrenzten Ressourcen unseres Planeten. Meine Aufgabe betraf vorrangig die italienische Übersetzung des Ausstellungskatalogs, für den ich, wie gesagt, meine kreative Ader völlig ausgeschöpft habe. Was mir dabei besonders gefallen hat, war das Fotomaterial, das mich sehr nachdenklich gemacht hat. Die Inspiration kommt quasi von allein, wenn man sich auf ein Thema einlässt, und ich habe sofort die Verantwortung verspürt, die dieses Projekt impliziert, denn die Arbeit des Fotografen ist natürlich mit der gesellschaftlichen Verantwortung des Künstlers verbunden, dessen Aufgabe es ist, auf Missstände aufmerksam zu machen und Veränderungen herbeizuführen. Im September hat mir der Fotograf meine persönliche Kopie des Katalogs eigenhändig übergeben und ich fühlte mich sehr geehrt, einen so wichtigen Beitrag zu diesem anspruchsvollen Projekt geleistet zu haben. Ich freue mich immer, wenn mir meine Arbeit die Möglichkeit gibt, in einen neuen Themenkreis einzutauchen. Hinzu kommt auch, dass ich eine besondere Vorliebe für Literatur, Kunst und Kreativität habe; deshalb bin ich sehr stolz darauf, dass meine Arbeit dazu beigetragen hat, eine wichtige Botschaft zu übermitteln. Wahrscheinlich wird Kunst nicht unsere Welt retten, aber sie ist sicherlich unerlässlich, um den Menschen und seine „Menschlichkeit“ zu wahren. Die Kunst ist in jeder Form ein gewaltiges Werkzeug zur Veränderung der Realität, denn sie kann sich gleichzeitig auf das Gewissen und das Selbstverständnis eines jeden Menschen und auf die Umwelt auswirken. Nicht zuletzt sind wir in der glücklichen Lage, in einem Land mit dem größten kulturellen Erbe der Welt zu leben, dessen Poesie so allgegenwärtig ist, so sehr mit dem territorialen Gefüge und der persönlichen Identität verwoben ist, dass es fast unmöglich scheint, der Macht der Kunst zu entgehen und diese Kraft nicht zu erkennen. Übersetzung und Fotokunst, oder Kunst in ihrer Totalität, sind also eine perfekte Kombination, weil auch Dolmetscher und Übersetzer mit ihrer Arbeit wesentlich zu den schönsten Facetten unserer Welt beitragen können.</p>
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<p>Was hat Leonardo da Vinci mit Plastik zu tun? Und warum sollte sein berühmtes letztes Abendmahl zum Thema einer Übersetzung werden? Und inwiefern kann dabei ein Fachübersetzer bzw. Konferenzdolmetscher eine Rolle spielen?</p>



<p>Man könnte meinen, dass Fachübersetzungen &#8211; oder besser gesagt, alles, was mit technischem Übersetzen zu tun hat – jeden kreativen Ansatz von vornherein ausschließt. Fachübersetzern &#8211; in meinem Fall auch Konferenzdolmetschern -, die sich in ihrem Arbeitsalltag in der Regel eher selten mit Kunst befassen, dürfte es sehr schwerfallen, schöpferische Texte zu übersetzen. Möglicherweise bin ich die Ausnahme, die die Regel bestätigt.</p>



<p>Letztes Jahr erhielt ich die Gelegenheit, aus privaten Gründen einen deutschen Fotografen kennenzulernen. Für sein ambitioniertes Projekt einer Ausstellung in Sizilien benötigte er meine Unterstützung als Übersetzer in die italienische Sprache.</p>



<p>Thema der Ausstellung war das berühmte letzte Abendmahl von Leonardo da Vinci, genauer gesagt, zeitgenössische Interpretationen von Leonardo da Vincis ikonischem Abendmahl-Motiv. Dieses Projekt hat mich sofort begeistert. Einerseits, weil ich von Leonardo Da Vinci und im Allgemeinen von der Renaissance schon immer fasziniert war, und andererseits, weil sich die Ausstellung „Last Supper Plastic Rain“ mit zwei Themen auseinandersetzt, die im aktuellen gesellschaftlichen Diskurs einen breiten Raum einnehmen – nämlich der Rolle der Frau und den Folgen des zerstörerischen Umgangs mit den begrenzten Ressourcen unseres Planeten.</p>



<p>Meine Aufgabe betraf vorrangig die italienische Übersetzung des Ausstellungskatalogs, für den ich, wie gesagt, meine kreative Ader völlig ausgeschöpft habe. Was mir dabei besonders gefallen hat, war das Fotomaterial, das mich sehr nachdenklich gemacht hat. Die Inspiration kommt quasi von allein, wenn man sich auf ein Thema einlässt, und ich habe sofort die Verantwortung verspürt, die dieses Projekt impliziert, denn die Arbeit des Fotografen ist natürlich mit der gesellschaftlichen Verantwortung des Künstlers verbunden, dessen Aufgabe es ist, auf Missstände aufmerksam zu machen und Veränderungen herbeizuführen.</p>



<p>Im September hat mir der Fotograf meine persönliche Kopie des Katalogs eigenhändig übergeben und ich fühlte mich sehr geehrt, einen so wichtigen Beitrag zu diesem anspruchsvollen Projekt geleistet zu haben.</p>



<p>Ich freue mich immer, wenn mir meine Arbeit die Möglichkeit gibt, in einen neuen Themenkreis einzutauchen. Hinzu kommt auch, dass ich eine besondere Vorliebe für Literatur, Kunst und Kreativität habe; deshalb bin ich sehr stolz darauf, dass meine Arbeit dazu beigetragen hat, eine wichtige Botschaft zu übermitteln.</p>



<p>Wahrscheinlich wird Kunst nicht unsere Welt retten, aber sie ist sicherlich unerlässlich, um den Menschen und seine „Menschlichkeit“ zu wahren. Die Kunst ist in jeder Form ein gewaltiges Werkzeug zur Veränderung der Realität, denn sie kann sich gleichzeitig auf das Gewissen und das Selbstverständnis eines jeden Menschen und auf die Umwelt auswirken. Nicht zuletzt sind wir in der glücklichen Lage, in einem Land mit dem größten kulturellen Erbe der Welt zu leben, dessen Poesie so allgegenwärtig ist, so sehr mit dem territorialen Gefüge und der persönlichen Identität verwoben ist, dass es fast unmöglich scheint, der Macht der Kunst zu entgehen und diese Kraft nicht zu erkennen.</p>



<p>Übersetzung und Fotokunst, oder Kunst in ihrer Totalität, sind also eine perfekte Kombination, weil auch Dolmetscher und Übersetzer mit ihrer Arbeit wesentlich zu den schönsten Facetten unserer Welt beitragen können.</p>
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		<title>TI CONSIGLIO UN LIBRO: “I FUNAMBOLI DELLA PAROLA”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 16:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bücher]]></category>
		<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Weiterbildung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi avevo già raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere è la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/). Per questo motivo oggi vi parlerò di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio è: “I funamboli della parola – Le traduzioni che hanno cambiato la storia” e l’autrice è Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. Nata a Mosca e attualmente residente a Londra, scrive per “The Spectator” e “London Review of Books”. “I Funamboli della parola” è il suo primo libro. Sinossi I&#160;rapporti diplomatici raramente funzionano senza un esercito invisibile di traduttori e interpreti. Pur trascurati, alcuni di essi sono riusciti ad alterare, nel bene o nel male, gli eventi della storia. Anna Aslanyan – giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore – esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove può arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reagì l’interprete ebreo di Göring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chruščëv, dalla Brexit fino agli “shithole countries” menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilità dovrà superare l’intelligenza di algoritmi di traduzione sempre più efficaci.&#160;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all’ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l’equilibrio culturale. Non è un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua è un’impresa creativa, ma a volte può essere perfino fatale. Questo libro è un’ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L’autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell’attualità. «Un prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidità trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessità e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilità, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo». [David Bellos, autore di “Is That A Fish In Your Ear?”] «Un colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando – o intasando – le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un’arte sottovalutata. Godibilissimo». [Gaston Dorren, autore di “Babele e le 60 lingue che uniscono l’Europa”] La mia recensione Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L’autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attività professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti più o meno divertenti? Il testo è suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste più impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti più decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, servì come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del Führer trasmessi via radio. Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell’Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l’oriente e l’occidente che facevano molto di più che semplicemente tradurre. L’ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, è dedicato all’intelligenza artificiale. Anche l’autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all’impazzata sempre più verso la transizione digitale. L’uomo e la macchina hanno bisogno l’uno dell’altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. Quali sono state le parti che vi hanno colpito di più?</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Vi avevo già raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere è la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (<a href="https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/">https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/</a>).</p>



<p>Per questo motivo oggi vi parlerò di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio è: “I funamboli della parola – Le traduzioni che hanno cambiato la storia” e l’autrice è Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. Nata a Mosca e attualmente residente a Londra, scrive per “The Spectator” e “London Review of Books”. “I Funamboli della parola” è il suo primo libro.</p>



<p><em><u>Sinossi</u></em></p>



<p>I&nbsp;rapporti diplomatici raramente funzionano senza un esercito invisibile di traduttori e interpreti. Pur trascurati, alcuni di essi sono riusciti ad alterare, nel bene o nel male, gli eventi della storia. Anna Aslanyan – giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore – esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove può arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reagì l’interprete ebreo di Göring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chruščëv, dalla Brexit fino agli “shithole countries” menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilità dovrà superare l’intelligenza di algoritmi di traduzione sempre più efficaci.&nbsp;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all’ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l’equilibrio culturale. Non è un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua è un’impresa creativa, ma a volte può essere perfino fatale.</p>



<p>Questo libro è un’ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L’autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell’attualità.</p>



<p>«Un prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidità trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessità e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilità, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo».</p>



<p>[David Bellos, autore di “<em>Is That A Fish In Your Ear?</em>”]</p>



<p>«Un colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando – o intasando – le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un’arte sottovalutata. Godibilissimo».</p>



<p>[Gaston Dorren, autore di “<em>Babele e le 60 lingue che uniscono l’Europa</em>”]</p>



<p><em><u>La mia recensione</u></em></p>



<p>Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L’autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attività professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti più o meno divertenti?</p>



<p>Il testo è suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste più impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti più decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, servì come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del Führer trasmessi via radio.</p>



<p>Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell’Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l’oriente e l’occidente che facevano molto di più che semplicemente tradurre.</p>



<p>L’ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, è dedicato all’intelligenza artificiale. Anche l’autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all’impazzata sempre più verso la transizione digitale. L’uomo e la macchina hanno bisogno l’uno dell’altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. </p>



<p>Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. Quali sono state le parti che vi hanno colpito di più?</p>
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		<title>LA LINGUA STRANIERA NON È SOLTANTO UN OBIETTIVO PRESTAZIONALE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Dec 2021 17:08:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Sprachen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi lavora come interprete e traduttore non dovrebbe mai perdere di vista l’amore primordiale che lo ha spinto a scegliere questo lavoro. Non so voi, ma prima di capire che questo fosse il mestiere giusto per me, io amavo soprattutto le lingue straniere che ho incontrato nel corso dei miei anni di studio. Probabilmente sto dicendo una cosa banale, ma non credo lo sia. Noi interpreti e traduttori ci troviamo molto spesso ingabbiati nel servizio che forniamo senza godere a pieno della nostra principale competenza: la lingua straniera. Gli stressanti tempi di consegna di un testo da tradurre e i ritmi frenetici che siamo chiamati a seguire mentre traduciamo un oratore in simultanea, tanto per fare alcuni esempi, talvolta ci fanno dimenticare la bellezza della lingua dalla quale o verso la quale stiamo traducendo. La performance che non ci soddisfa mai abbastanza non ci fa godere a pieno la nostra principale materia prima. Se consideriamo che il più delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non è facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in sé, proprio perché siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione. Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti. Esposizione linguistica Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta è no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto più possibile, esercitando le famose quattro competenze dell’apprendimento linguistico. Sì, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del più o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po’ di TV in lingua e di leggere più possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l’altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione. Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi In questi anni di libera professione mi è capitato spesso di insegnare sia simultanea/consecutiva che lingua tedesca e inglese. Ho notato che è soprattutto insegnando una lingua che si può apprezzare ancor di più la bellezza delle nostre lingue di lavoro, perché riscopri il piacere dell’intrigante sintassi tedesca o della varietà semantica e della potenza comunicativa dell’inglese. In sintesi, credo sia fondamentale tornare ad amare le nostre lingue di lavoro e non considerarle più soltanto come mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi prestazionali. Godiamocele a pieno! Riflettiamo ancor di più su di esse, come quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel magico mondo delle lingue. Non so voi, ma è proprio lo studio delle lingue straniere che mi ha reso un parlante nativo ancor più consapevole della mia lingua madre: l’italiano. Lo diceva anche il grande Johann Wolfgang von Goethe: ​“Wer&#160;fremde Sprachen nicht kennt, weiß&#160;nichts&#160;von seiner eigenen.“ (Colui&#160;che non sa&#160;le&#160;lingue straniere,&#160;non sa&#160;nulla&#160;della propria). E voi cosa ne pensate? Avete mai preso in considerazione questo aspetto? Mi piacerebbe leggere i vostri punti di vista qui sotto o nella sezione dei commenti.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/la-lingua-straniera-non-e-soltanto-un-obiettivo-prestazionale/">LA LINGUA STRANIERA NON È SOLTANTO UN OBIETTIVO PRESTAZIONALE</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Chi lavora come interprete e traduttore non dovrebbe mai perdere di vista l’amore primordiale che lo ha spinto a scegliere questo lavoro. Non so voi, ma prima di capire che questo fosse il mestiere giusto per me, io amavo soprattutto le lingue straniere che ho incontrato nel corso dei miei anni di studio. Probabilmente sto dicendo una cosa banale, ma non credo lo sia.</p>



<p>Noi interpreti e traduttori ci troviamo molto spesso ingabbiati nel servizio che forniamo senza godere a pieno della nostra principale competenza: la lingua straniera. Gli stressanti tempi di consegna di un testo da tradurre e i ritmi frenetici che siamo chiamati a seguire mentre traduciamo un oratore in simultanea, tanto per fare alcuni esempi, talvolta ci fanno dimenticare la bellezza della lingua dalla quale o verso la quale stiamo traducendo. La performance che non ci soddisfa mai abbastanza non ci fa godere a pieno la nostra principale materia prima. Se consideriamo che il più delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non è facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in sé, proprio perché siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione.</p>



<p>Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti.</p>



<p><em><u>Esposizione linguistica</u></em></p>



<p>Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta è no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto più possibile, esercitando le famose quattro competenze dell’apprendimento linguistico. Sì, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del più o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po’ di TV in lingua e di leggere più possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l’altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione.</p>



<p><em><u>Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi</u></em></p>



<p>In questi anni di libera professione mi è capitato spesso di insegnare sia simultanea/consecutiva che lingua tedesca e inglese. Ho notato che è soprattutto insegnando una lingua che si può apprezzare ancor di più la bellezza delle nostre lingue di lavoro, perché riscopri il piacere dell’intrigante sintassi tedesca o della varietà semantica e della potenza comunicativa dell’inglese.</p>



<p>In sintesi, credo sia fondamentale tornare ad amare le nostre lingue di lavoro e non considerarle più soltanto come mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi prestazionali. Godiamocele a pieno! Riflettiamo ancor di più su di esse, come quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel magico mondo delle lingue.</p>



<p>Non so voi, ma è proprio lo studio delle lingue straniere che mi ha reso un parlante nativo ancor più consapevole della mia lingua madre: l’italiano. Lo diceva anche il grande Johann Wolfgang von Goethe: ​“Wer&nbsp;fremde Sprachen nicht kennt, weiß&nbsp;nichts&nbsp;von seiner eigenen.“ (Colui&nbsp;che non sa&nbsp;le&nbsp;lingue straniere,&nbsp;non sa&nbsp;nulla&nbsp;della propria).</p>



<p> E voi cosa ne pensate? Avete mai preso in considerazione questo aspetto? Mi piacerebbe leggere i vostri punti di vista qui sotto o nella sezione dei commenti.</p>
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		<title>IL PREVENTIVO PER I SERVIZI LINGUISTICI &#8211; NON SOLO UNA QUESTIONE DI PREZZO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 06 Sep 2021 14:29:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Marketing]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quante volte ci è capitato di ricevere offerte di lavoro indegne? Quante volte il cliente ha ritenuto il nostro preventivo troppo alto e fuori budget? Ci sembra sempre di aver sbagliato qualcosa nella nostra proposta, nella nostra offerta. Pensiamo spesso che forse quel preventivo non sia andato in porto perché surclassati da offerte più appetibili e meno onerose per il cliente. Siamo alle solite. Ci impegniamo a redigere preventivi a regola d’arte e inevitabilmente sembra sempre mancare quel qualcosa in più per avere la meglio sulla concorrenza. Ho riflettuto a lungo ultimamente su questo aspetto, soprattutto in questo particolare momento storico, anche se oramai si tratta di un’annosa questione che mi ha sempre accompagnato sin dai primissimi tempi della libera professione. Davvero tutto dipende dalla nostra offerta e dalla tariffa che proponiamo? Non è solo una questione di prezzo Quanti di noi possono vantare di aver accumulato una lunga serie di preventivi? Io potrei scrivere un CV solo di preventivi e classificarli tra quelli che hanno riscosso successo e quelli che invece sono stati scartati e, ad essere sinceri, ce ne sono molti anche tra quelli non confermati. Ovviamente non ho scritto nessun CV dei miei preventivi, ma ho recentemente fatto una disamina per capire quali fossero i punti forti e quali i punti deboli. Il prezzo non è in nessun modo indicativo di nulla, anche perché posso dire che molti dei preventivi andati in porto sono quelli con tariffe più che professionali; preventivi per i quali mi ero speso molto in termini di comunicazione e nell’imprescindibile arte della persuasione ad hoc. Il prezzo è solo la facciata esterna di tutto quello che offriamo e non può in alcun modo rappresentarci a pieno. Il nostro valore è sì quantificabile, ma è anche giusto far capire al cliente non cosa, ma chi sta dietro a quella cifra. Un cambio di prospettiva Saper comunicare e trasmettere un preventivo o un’offerta è forse il primo passo fondamentale da compiere. Non ha senso riproporre sempre e solo la stessa formula, quando il cliente ha bisogno di farsi convincere e soprattutto quando deve scegliere tra più proposte. Nel nostro settore molti di noi assistono quotidianamente ad una sempre più crescente mercificazione dei propri servizi. La spirale dei prezzi spinge sempre più al ribasso e se talvolta siamo costretti a chiudere un occhio, arriviamo a un punto tale da non poter più sostenere questa caduta libera dei compensi. Mi sono posto alcune domande. Davvero sappiamo comunicare bene in cosa consiste il nostro lavoro? Ognuno di noi, nel nostro piccolo, compie lo sforzo necessario per far capire alla committenza presente sul mercato il valore di ciò che rappresentiamo? Il valore siamo noi Rivedendo il famoso elenco dei preventivi andati in porto, mi sono chiesto dove si trovasse il vero valore che a suo tempo avevo presentato al cliente. Mi sono reso conto che non era tanto una questione di prezzo, ma la soluzione che potevo rappresentare per il mio futuro cliente. Non ha senso dire soltanto che il mio servizio ha una determinata tariffa e che per la sua durata è prevista tale cifra. Credo abbia molto più senso prima capire di cosa ha effettivamente bisogno il cliente in questione. Talvolta cercano un traduttore, ma in realtà vogliono un interprete. Talvolta dicono di aver bisogno di una simultanea, quando in realtà si tratta di una trattativa tra partner commerciali, solo per citare alcuni possibili scenari. Molto più spesso di quanto pensiamo, possiamo offrire più soluzioni e forse non ne siamo totalmente consapevoli. Il valore siamo noi e dobbiamo far capire in cosa consiste, perché questo è decisamente superiore a quanto può offrire, ad esempio, il figlio del vicino di casa che ha lavorato per un anno a Londra. Quante volte ci è stata data questa alternativa in risposta al nostro preventivo ritenuto troppo costoso? Quante volte invece, dopo il servizio, mi sono sentito dire grazie, visto che effettivamente avevo rappresentato una soluzione più che un servizio e questo perché molti non sanno nemmeno in cosa consista, all&#8217;atto pratico, il lavoro dell’interprete e del traduttore. Perché non spendere un po’ di tempo nel cercare di far capire in maniera semplice la complessità del nostro lavoro? Uscire dal rango L’arte della persuasione è fatta di linguaggi semplici e trasparenti. Non ha senso presentare al cliente tutta una serie di problematiche alla base della nostra professione. Spiegare in maniera semplice qual è il nostro ruolo è forse quella spinta necessaria che predispone il cliente ad ascoltarci. Per questo motivo, bisogna uscire dal rango e imparare a ragionare nello stesso modo in cui pensa il cliente. Solo così quello che altrimenti potrebbe sembrare troppo oneroso, può diventare il prezzo che rispecchia in maniera equa il nostro valore. Non serve a nulla rimanere immobili in determinate posizioni, perché il mercato è oramai in continua evoluzione e anche la figura dell’interprete e del traduttore necessita sicuramente di un nuovo linguaggio, di una nuova cornice per trasmettere l’importanza di un mestiere che, come ben sappiamo, esiste sin dalla notte dei tempi. È veramente colpa del mercato? Volendo trarre una lezione da questa mia analisi, potrei concludere dicendo che non sono così sicuro che sia tutta colpa del mercato se la spirale dei prezzi sembri oramai inarrestabile. Siamo noi i protagonisti principali del nostro settore. Se iniziassimo a cambiare approccio mentale e a capire che possiamo fare squadra con il cliente, forse si capirebbe quel valore aggiunto che siamo in grado di offrire e cioè il valore umano – un valore inestimabile che talvolta può farsi pagare anche oro per tutte le soluzioni possibili e inimmaginabili che può mettere a disposizione della committenza. E voi avete mai pensato alla vostra formula vincente, affinché un preventivo vada in porto? Mi piacerebbe leggere il vostro punto di vista nella sezione dei commenti.</p>
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<p>Quante volte ci è capitato di ricevere offerte di lavoro indegne? Quante volte il cliente ha ritenuto il nostro preventivo troppo alto e fuori budget? Ci sembra sempre di aver sbagliato qualcosa nella nostra proposta, nella nostra offerta. Pensiamo spesso che forse quel preventivo non sia andato in porto perché surclassati da offerte più appetibili e meno onerose per il cliente.</p>



<p>Siamo alle solite. Ci impegniamo a redigere preventivi a regola d’arte e inevitabilmente sembra sempre mancare quel qualcosa in più per avere la meglio sulla concorrenza.</p>



<p>Ho riflettuto a lungo ultimamente su questo aspetto, soprattutto in questo particolare momento storico, anche se oramai si tratta di un’annosa questione che mi ha sempre accompagnato sin dai primissimi tempi della libera professione.</p>



<p>Davvero tutto dipende dalla nostra offerta e dalla tariffa che proponiamo?</p>



<p><em><u>Non è solo una questione di prezzo</u></em></p>



<p>Quanti di noi possono vantare di aver accumulato una lunga serie di preventivi? Io potrei scrivere un CV solo di preventivi e classificarli tra quelli che hanno riscosso successo e quelli che invece sono stati scartati e, ad essere sinceri, ce ne sono molti anche tra quelli non confermati. Ovviamente non ho scritto nessun CV dei miei preventivi, ma ho recentemente fatto una disamina per capire quali fossero i punti forti e quali i punti deboli. Il prezzo non è in nessun modo indicativo di nulla, anche perché posso dire che molti dei preventivi andati in porto sono quelli con tariffe più che professionali; preventivi per i quali mi ero speso molto in termini di comunicazione e nell’imprescindibile arte della persuasione ad hoc. Il prezzo è solo la facciata esterna di tutto quello che offriamo e non può in alcun modo rappresentarci a pieno. Il nostro valore è sì quantificabile, ma è anche giusto far capire al cliente non cosa, ma chi sta dietro a quella cifra.</p>



<p><em><u>Un cambio di prospettiva</u></em></p>



<p>Saper comunicare e trasmettere un preventivo o un’offerta è forse il primo passo fondamentale da compiere. Non ha senso riproporre sempre e solo la stessa formula, quando il cliente ha bisogno di farsi convincere e soprattutto quando deve scegliere tra più proposte.</p>



<p>Nel nostro settore molti di noi assistono quotidianamente ad una sempre più crescente mercificazione dei propri servizi. La spirale dei prezzi spinge sempre più al ribasso e se talvolta siamo costretti a chiudere un occhio, arriviamo a un punto tale da non poter più sostenere questa caduta libera dei compensi.</p>



<p>Mi sono posto alcune domande. Davvero sappiamo comunicare bene in cosa consiste il nostro lavoro? Ognuno di noi, nel nostro piccolo, compie lo sforzo necessario per far capire alla committenza presente sul mercato il valore di ciò che rappresentiamo?</p>



<p><em><u>Il valore siamo noi</u></em></p>



<p>Rivedendo il famoso elenco dei preventivi andati in porto, mi sono chiesto dove si trovasse il vero valore che a suo tempo avevo presentato al cliente. Mi sono reso conto che non era tanto una questione di prezzo, ma la soluzione che potevo rappresentare per il mio futuro cliente. Non ha senso dire soltanto che il mio servizio ha una determinata tariffa e che per la sua durata è prevista tale cifra. Credo abbia molto più senso prima capire di cosa ha effettivamente bisogno il cliente in questione. Talvolta cercano un traduttore, ma in realtà vogliono un interprete. Talvolta dicono di aver bisogno di una simultanea, quando in realtà si tratta di una trattativa tra partner commerciali, solo per citare alcuni possibili scenari.</p>



<p>Molto più spesso di quanto pensiamo, possiamo offrire più soluzioni e forse non ne siamo totalmente consapevoli. Il valore siamo noi e dobbiamo far capire in cosa consiste, perché questo è decisamente superiore a quanto può offrire, ad esempio, il figlio del vicino di casa che ha lavorato per un anno a Londra. Quante volte ci è stata data questa alternativa in risposta al nostro preventivo ritenuto troppo costoso?</p>



<p>Quante volte invece, dopo il servizio, mi sono sentito dire grazie, visto che effettivamente avevo rappresentato una soluzione più che un servizio e questo perché molti non sanno nemmeno in cosa consista, all&#8217;atto pratico, il lavoro dell’interprete e del traduttore.</p>



<p>Perché non spendere un po’ di tempo nel cercare di far capire in maniera semplice la complessità del nostro lavoro?</p>



<p><em><u>Uscire dal rango</u></em></p>



<p>L’arte della persuasione è fatta di linguaggi semplici e trasparenti. Non ha senso presentare al cliente tutta una serie di problematiche alla base della nostra professione. Spiegare in maniera semplice qual è il nostro ruolo è forse quella spinta necessaria che predispone il cliente ad ascoltarci. Per questo motivo, bisogna uscire dal rango e imparare a ragionare nello stesso modo in cui pensa il cliente.</p>



<p>Solo così quello che altrimenti potrebbe sembrare troppo oneroso, può diventare il prezzo che rispecchia in maniera equa il nostro valore. Non serve a nulla rimanere immobili in determinate posizioni, perché il mercato è oramai in continua evoluzione e anche la figura dell’interprete e del traduttore necessita sicuramente di un nuovo linguaggio, di una nuova cornice per trasmettere l’importanza di un mestiere che, come ben sappiamo, esiste sin dalla notte dei tempi.</p>



<p><em><u>È veramente colpa del mercato?</u></em></p>



<p>Volendo trarre una lezione da questa mia analisi, potrei concludere dicendo che non sono così sicuro che sia tutta colpa del mercato se la spirale dei prezzi sembri oramai inarrestabile. Siamo noi i protagonisti principali del nostro settore. Se iniziassimo a cambiare approccio mentale e a capire che possiamo fare squadra con il cliente, forse si capirebbe quel valore aggiunto che siamo in grado di offrire e cioè il valore umano – un valore inestimabile che talvolta può farsi pagare anche oro per tutte le soluzioni possibili e inimmaginabili che può mettere a disposizione della committenza.</p>



<p>E voi avete mai pensato alla vostra formula vincente, affinché un preventivo vada in porto? Mi piacerebbe leggere il vostro punto di vista nella sezione dei commenti.</p>
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		<title>LA FORMAZIONE A PORTATA DI MANO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 08:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Weiterbildung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la nostra professione e non solo la formazione rappresenta un aspetto imprescindibile, al quale non si può più rinunciare. Sono una miriade i corsi di formazione che la rete ci offre quotidianamente e non è mai facile capire, anche in base alla nostra personale esperienza professionale, se valga o meno la pena investire tempo e denaro in qualcosa che deve necessariamente arricchirci. Nella mia carriera professionale ho seguito molti corsi sia in presenza che a distanza e non sempre ho riportata a casa qualcosa di davvero nuovo. Il lato che ho apprezzato di più, parlando nello specifico dei corsi in presenza, è stato sicuramente il lato sociale, poiché alcuni dei contatti instaurati durante un corso o un evento in presenza hanno sempre ampliato la mia rete. Ma davvero possiamo fare affidamento solo sulla formazione offerta al fine di miglioraci? La mia risposta è no e spero che gli enti di formazione, le associazioni di categoria e i tanti colleghi che dedicano buona parte della loro attività all’erogazione di formazione non me ne vogliano. L’intento del mio articolo non è screditare l’offerta formativa in circolazione, ma fornire alcuni spunti di riflessione su quanto invece possiamo fare da soli per curare la nostra formazione. Parlerò di due aspetti secondo me fondamentali, che possono aiutarci a non perdere mai di vista il nostro percorso formativo, anche quando l’offerta in circolazione non ci stimola a investire, come dicevo, tempo, denaro ed energie. Leggere: la prima inestimabile fonte di ricchezza Molti di noi interpreti e traduttori sono stati e forse sono tuttora avidi lettori. Leggere un numero relativamente alto di libri, e non intendo un libro o due l’anno e solo sotto l’ombrellone, pone le basi per la nostra capacità critica. Non solo, svela mondi e percezioni che ritengo essenziali per la nostra professione. Non possiamo pretendere di essere bravi traduttori dall’inglese senza aver mai letto nulla di William Shakespeare, James Joyce, Oscar Wilde, solo per citarne alcuni. Non mi riferisco con questo solo ai colleghi che si occupano di traduzione editoriale, ma anche a chi traduce manuali tecnici, ai traduttori tecnici. Forse vi starete giustamente chiedendo cosa c’entra &#8220;Il mercante di Venezia&#8221; con la specifica tecnica di una macchina utensile. La lettura, e con questa intendo sia nella nostra lingua madre che nelle nostre lingue di lavoro, migliora decisamente il nostro stile, perché dopo essere lettori, siamo soprattutto oratori e scrittori, anche se siamo la voce degli altri. Più il nostro orizzonte cognitivo è ampio, più riusciamo a cogliere soluzioni e nessi che non sono più così distanti dal nostro mondo. Vi posso garantire che aver letto le opere di Johann Wolfgang von Goethe, Thomas Mann, Hermann Hesse, Franz Kafka, Bertolt Brecht, ecc. mi ha migliorato molto come interprete, anche e non solo in situazioni in cui era necessario conoscere a fondo la cultura tedesca. Non bisogna solo leggere autori classici, ma anche quelli moderni e una buona percentuale di saggi che magari hanno per oggetto i nostri settori di competenza, i nostri interessi. Viaggiare è senza ombra di dubbio fondamentale per il nostro lavoro, ma quando non è possibile, soprattutto in questo periodo, i libri, secondo me, possono correre in nostro aiuto; non solo in questo particolare momento storico. La (video)conferenza settoriale: uno sguardo oltre la siepe Negli ultimi anni ho scoperto una modalità di perfezionamento professionale veramente nuova, almeno per me. Regolarmente seguo convegni (soprattutto online) nei miei settori di competenza e ho capito che sono decisamente più utili dei convegni organizzati dal nostro settore. Non è vero che dobbiamo parlare e scrivere il cosiddetto “clientese”? Non c’è modo migliore per capire un settore sentendo parlare direttamente gli addetti ai lavori. Se poi siete interpreti come me, perché non cogliere l’occasione per fare anche un po’ di cabina muta? Sì, perché dopo quasi 20 anni di esperienza sul campo ancora credo sia doveroso e quindi necessario migliorare la nostra resa, che non è mai perfetta (è questo il bello), attraverso l&#8217;esercizio. In tal caso possiamo anche registrarci, per poi riascoltarci. La rete è un oceano pronto a soddisfare la nostra curiosità epistemica, basta solo saper cercare; basta solo saper navigare. È solo la curiosità che ci spinge a migliorare. È sempre questa continua sensazione di non sentirci completamente soddisfatti mentre stiamo ricercando qualcosa che ci spinge verso nuovi mondi inesplorati. Anche la vostra curiosità non si sente mai appagata? In quali altri modi curate la vostra formazione professionale?</p>
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<p>Per la nostra professione e non solo la formazione rappresenta un aspetto imprescindibile, al quale non si può più rinunciare. Sono una miriade i corsi di formazione che la rete ci offre quotidianamente e non è mai facile capire, anche in base alla nostra personale esperienza professionale, se valga o meno la pena investire tempo e denaro in qualcosa che deve necessariamente arricchirci.</p>



<p>Nella mia carriera professionale ho seguito molti corsi sia in presenza che a distanza e non sempre ho riportata a casa qualcosa di davvero nuovo. Il lato che ho apprezzato di più, parlando nello specifico dei corsi in presenza, è stato sicuramente il lato sociale, poiché alcuni dei contatti instaurati durante un corso o un evento in presenza hanno sempre ampliato la mia rete.</p>



<p>Ma davvero possiamo fare affidamento solo sulla formazione offerta al fine di miglioraci? La mia risposta è no e spero che gli enti di formazione, le associazioni di categoria e i tanti colleghi che dedicano buona parte della loro attività all’erogazione di formazione non me ne vogliano. L’intento del mio articolo non è screditare l’offerta formativa in circolazione, ma fornire alcuni spunti di riflessione su quanto invece possiamo fare da soli per curare la nostra formazione. </p>



<p>Parlerò di due aspetti secondo me fondamentali, che possono aiutarci a non perdere mai di vista il nostro percorso formativo, anche quando l’offerta in circolazione non ci stimola a investire, come dicevo, tempo, denaro ed energie.</p>



<p><em>Leggere: la prima inestimabile fonte di ricchezza</em></p>



<p>Molti di noi interpreti e traduttori sono stati e forse sono tuttora avidi lettori. Leggere un numero relativamente alto di libri, e non intendo un libro o due l’anno e solo sotto l’ombrellone, pone le basi per la nostra capacità critica. Non solo, svela mondi e percezioni che ritengo essenziali per la nostra professione. Non possiamo pretendere di essere bravi traduttori dall’inglese senza aver mai letto nulla di William Shakespeare, James Joyce, Oscar Wilde, solo per citarne alcuni. Non mi riferisco con questo solo ai colleghi che si occupano di traduzione editoriale, ma anche a chi traduce manuali tecnici, ai traduttori tecnici. </p>



<p>Forse vi starete giustamente chiedendo cosa c’entra &#8220;Il mercante di Venezia&#8221; con la specifica tecnica di una macchina utensile. La lettura, e con questa intendo sia nella nostra lingua madre che nelle nostre lingue di lavoro, migliora decisamente il nostro stile, perché dopo essere lettori, siamo soprattutto oratori e scrittori, anche se siamo la voce degli altri. Più il nostro orizzonte cognitivo è ampio, più riusciamo a cogliere soluzioni e nessi che non sono più così distanti dal nostro mondo. </p>



<p>Vi posso garantire che aver letto le opere di Johann Wolfgang von Goethe, Thomas Mann, Hermann Hesse, Franz Kafka, Bertolt Brecht, ecc. mi ha migliorato molto come interprete, anche e non solo in situazioni in cui era necessario conoscere a fondo la cultura tedesca. Non bisogna solo leggere autori classici, ma anche quelli moderni e una buona percentuale di saggi che magari hanno per oggetto i nostri settori di competenza, i nostri interessi. </p>



<p>Viaggiare è senza ombra di dubbio fondamentale per il nostro lavoro, ma quando non è possibile, soprattutto in questo periodo, i libri, secondo me, possono correre in nostro aiuto; non solo in questo particolare momento storico.</p>



<p><em>La (video)conferenza settoriale: uno sguardo oltre la siepe</em></p>



<p>Negli ultimi anni ho scoperto una modalità di perfezionamento professionale veramente nuova, almeno per me. Regolarmente seguo convegni (soprattutto online) nei miei settori di competenza e ho capito che sono decisamente più utili dei convegni organizzati dal nostro settore. </p>



<p>Non è vero che dobbiamo parlare e scrivere il cosiddetto “clientese”? Non c’è modo migliore per capire un settore sentendo parlare direttamente gli addetti ai lavori. Se poi siete interpreti come me, perché non cogliere l’occasione per fare anche un po’ di cabina muta? Sì, perché dopo quasi 20 anni di esperienza sul campo ancora credo sia doveroso e quindi necessario migliorare la nostra resa, che non è mai perfetta (è questo il bello), attraverso l&#8217;esercizio. In tal caso possiamo anche registrarci, per poi riascoltarci.</p>



<p>La rete è un oceano pronto a soddisfare la nostra curiosità epistemica, basta solo saper cercare; basta solo saper navigare. È solo la curiosità che ci spinge a migliorare. È sempre questa continua sensazione di non sentirci completamente soddisfatti mentre stiamo ricercando qualcosa che ci spinge verso nuovi mondi inesplorati.</p>



<p>Anche la vostra curiosità non si sente mai appagata? In quali altri modi curate la vostra formazione professionale? </p>
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