<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>Unterrichten Archives - Sergio Paris</title>
	<atom:link href="https://www.sergioparis.it/de/category/unterrichten/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>https://www.sergioparis.it/de/category/unterrichten/</link>
	<description>Just another WordPress site</description>
	<lastBuildDate>Wed, 20 Mar 2024 05:15:50 +0000</lastBuildDate>
	<language>de</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	<generator>https://wordpress.org/?v=6.5.8</generator>

<image>
	<url>https://www.sergioparis.it/wp-content/uploads/2018/01/sp-favicon.png</url>
	<title>Unterrichten Archives - Sergio Paris</title>
	<link>https://www.sergioparis.it/de/category/unterrichten/</link>
	<width>32</width>
	<height>32</height>
</image> 
	<item>
		<title>IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Mar 2024 17:37:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Unterrichten]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/?p=6079</guid>

					<description><![CDATA[<p>Oggi come non mai la parola intelligenza artificiale (nominata parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale. Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio articolo. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona. Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più. Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare. L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente. Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo. La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano. Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo. DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi. Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria. CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili. Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Oggi come non mai la parola <em>intelligenza artificiale</em> (nominata <a href="https://www.repubblica.it/dossier/economia/lavoro/2024/01/31/news/la_rivoluzione_del_lavoro_alla_sfida_competenze-422019214/">parola dell’anno 2023 da Collins Dictionary</a>) è sulla bocca di tutti. Non passa giorno che non veniamo inondati da notizie, post, aggiornamenti su possibili e ineluttabili evoluzioni dell’intelligenza artificiale declinata in ogni possibile ambito della nostra vita privata e professionale.</p>



<p>Chi mi segue, o quanto meno legge i miei post, i miei articoli, sa qual è la mia professione e che l’intelligenza artificiale sta impattando pesantemente sulle risorse umane di cui solitamente si avvale il settore dei servizi linguistici. La traduzione automatica oramai è una realtà assodata, ma non voglio parlare di questo argomento che avevo già trattato in un altro mio <a href="https://www.sergioparis.it/de/traduttore-umano-vs-traduttore-automatico-vince-chi-emoziona-di-piu/">articolo</a>. Mi interessa piuttosto mettere in evidenza come questo sia solo l’inizio di un cambiamento epocale che ci vede coinvolti in prima persona.</p>



<p>Il mercato sta cambiando alla velocità della luce e se penso al mio giro di lavoro o in generale com’era il mio settore nel 2019, come anno di riferimento per il periodo pre-covid, sebbene possiamo parlare anche degli anni precedenti a questo, e lo confronto con la mia situazione attuale, non sembrano essere passati quasi cinque anni, ma molti di più.</p>



<p>Dopo più di vent’anni di libera professione alle spalle ti rendi conto che il mercato è cambiato in maniera vertiginosa. Non per forza in maniera negativa, sebbene gli scenari apocalittici, che il turbinio di informazioni sempre più impellenti ci spinge a ipotizzare, non ci facciano ben sperare.</p>



<p>L’ALTRA FACCIA DELLA CRISI</p>



<p>Quando parliamo di crisi, pensiamo spesso a un rallentamento dell’economia. In realtà i servizi linguistici tuttavia non sono in crisi, se parliamo meramente in termini di domanda e offerta, poiché la globalizzazione ha sempre più bisogno di una comunicazione multilingue. Questo è un dato di fatto che dovremmo tenere sempre in mente.</p>



<p>Cos’è cambiato quindi? Sono cambiate le modalità in cui vengono svolti i servizi di traduzione e interpretariato. Soprattutto, è cambiato il ruolo dei traduttori e degli interpreti che per continuare a svolgere il loro ruolo devono capire come posizionarsi rispetto al destinatario dei loro servizi e rispetto alle nuove tecnologie che oramai sono parte attiva del processo produttivo.</p>



<p>La machine translation è stata oramai ottimizzata a tal punto da occuparsi di buona parte del lavoro umano. Non mi riferisco ovviamente a tutti i settori. Laddove serve più creatività, il traduttore umano è ancora indispensabile e non dovrà temere alcuna concorrenza o interazione con le macchine; anche se l’ultima parola dovrebbe essere sempre quella di un traduttore umano, anche quando, a una prima battuta, la stessa macchina sembra aver compiuto un lavoro ineccepibile. Meglio non rischiare per non far saltare in aria investimenti importanti a causa di traduzioni non rilette né tanto meno corrette da un traduttore umano.</p>



<p>Per quanto riguarda il lavoro dell’interprete, oramai l’interpretariato da remoto sta continuando imperterrito il suo cammino. Personalmente viaggio molto meno rispetto a prima. Sono cambiati i ritmi, sono cambiate le modalità. Mi ritrovo a dover interfacciare sempre più con piattaforme e con persone che sono oramai molto lontane da dove mi trovo io, anche quando lavoro come interprete. Si risparmia negli spostamenti, nelle spese di trasferta, ma si fatica molto di più. Una giornata di simultanea da remoto è decisamente più impegnativa che in presenza, dal mero punto di visto del carico cognitivo.</p>



<p>DIVERSIFICAZIONE: LA CHIAVE PER USCIRE DALL’ALIENAZIONE</p>



<p>Quanto appena descritto, sia per i traduttori che per gli interpreti, ci fa ben capire quanto il nostro lavoro sia diventato sempre più complesso e, lasciatemelo dire, alienante. Interfacciare con le tecnologie per arrivare a un destinatario toglie buona parte del valore umano di cui il nostro lavoro si compone. Mi ritengo una persona empatica e socievole e non poter più interfacciare direttamente con gli altri mi sta portando gradualmente a diversificare sempre più la mia offerta di servizi.</p>



<p>Da qualche anno a questa parte ho iniziato a tenere lezioni di lingua tedesca e inglese a professionisti e discenti più o meno giovani che necessitano di un vero e proprio coach durante il loro apprendimento linguistico. Quest’anno più che mai mi ritrovo ad avere un giro più ampio degli anni scorsi e ciò mi ha permesso, seppure anche e non solo on-line, di mantenere un contatto abbastanza diretto con le persone. Insegnare è un’ottima alternativa, soprattutto in un periodo in cui il lavoro sembra essere distribuito in maniera più frammentaria.</p>



<p>CONSAPEVOLEZZA E FIDUCIA NELLE PROPRIE COMPETENZE</p>



<p>Vorrei concludere questo mio articolo cercando di trasmettere un messaggio positivo a tutti coloro che pensano che la nostra professione non abbia più un futuro. Alla base della globalizzazione ci sarà sempre bisogno di comunicazione multilingue, come ho già detto. Non solo, ma la nostra intelligenza umana, la nostra empatia, per essere comunicativi, incisivi e quindi per poter fare la vera differenza, saranno imprescindibili.</p>



<p>Dobbiamo fare un cambio di mentalità e non pensare al mondo di oggi paragonandolo a quello di un tempo. Ciò significa sviluppare ancor più flessibilità e specializzazione al contempo. Dobbiamo solo capire da che parte stare, dove svolgere il nostro ruolo e soprattutto come svolgerlo. È forse questo il primo passo da compiere per abbracciare un futuro sempre più veloce e mutevole.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/">IL MERCATO DEI SERVIZI LINGUISTICI STA CAMBIANDO IN MANIERA VERTIGINOSA</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/il-mercato-dei-servizi-linguistici-sta-cambiando-in-maniera-vertiginosa/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
		<item>
		<title>INSEGNARE &#8211; UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO</title>
		<link>https://www.sergioparis.it/de/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/</link>
					<comments>https://www.sergioparis.it/de/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jun 2022 15:18:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sprachen]]></category>
		<category><![CDATA[Unterrichten]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.sergioparis.it/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/</guid>

					<description><![CDATA[<p>Dopo più di 10 anni sono tornato in cattedra. Nei mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno ho insegnato lingua inglese presso un Istituto Professionale come esperto esterno per un PON ovvero un corso extracurriculare sovvenzionato da fondi europei. Il livello linguistico di provenienza dei discenti era molto vario, visto che ho insegnato a studenti di classe terza, quarta e quinta di scuola secondaria di secondo grado. L’obiettivo del corso era potenziare e approfondire le famose quattro competenze dell’apprendimento linguistico (reading, writing, speaking, listening). Non è stata la mia prima esperienza didattica. Per i primi sei anni di libera professione ho anche insegnato in una facoltà per interpreti e traduttori. Si trattava di un contesto totalmente diverso, in cui la lingua in quanto tale era un vero e proprio obiettivo avvalorato dalle tecniche di interpretazione e traduzione. Insegnare inglese a ragazzi in una fascia di età compresa tra 16 e 18 anni è ben altra cosa. Oltre alla spontaneità e alla genuinità legata alla loro età, ho saputo apprezzare anche la praticità e l’immediatezza da cui di solito questo tipo di scuola è caratterizzata. Noi interpreti e traduttori, in quanto professionisti della comunicazione multilingue, siamo spinti a dare per scontate la conoscenze di base e la capacità di espressione verso una lingua straniera. Quando ci troviamo in una scuola superiore, in cui le ore dedicate all’apprendimento linguistico di solito non sono mai molte, siamo costretti a fare un passo indietro, forse anche qualcuno in più. Dobbiamo ridimensionare le nostre aspettative e capire come alleggerire aspetti dell’apprendimento linguistico, come la fonetica, la pronuncia e soprattutto la grammatica. È necessario un approccio pragmatico avulso da regole e da tutta quella parte teorica di cui i libri di testo oggi sono davvero troppo pieni. Durante la programmazione delle mie ore di lezione mi sono concentrato su un solo obiettivo: fornire strumenti pratici che potessero portare i discenti a parlare inglese con più facilità e immediatezza. Ho dato molta importanza alla pronuncia e alla fonetica, forse più che alla grammatica. Da interprete mi sono sempre detto che una frase pronunciata in maniera corretta e comprensibile all’orecchio di un madrelingua ha più effetto e comunica meglio di un’imprecisione grammaticale. Non sono mancate lezioni grammaticali dove ho spiegato i concetti di presente, passato e futuro dal punto di vista anglosassone, senza far pesare troppo, tanto per fare un esempio, il fatto di dover imparare a memoria i principali verbi irregolari, quelli di uso comune e più legati alla quotidianità. Il cosiddetto “roleplay”, il gioco di ruolo, su argomenti a loro più vicini è stato predominante e devo dire anche molto utile. Ora pensano qualche istante in meno prima di dire una frase. Sono più spontanei e soprattutto hanno meno paura di sbagliare. La mia formazione e soprattutto la mia esperienza sul campo come interprete mi ha aiutato molto a farli ragionare su quanti infiniti modi abbiamo a disposizione per comunicare qualcosa. È la bellezza del linguaggio universale che come le scatole cinesi può continuare all’infinito. Per la fonetica sono stati utilissimi gli esercizi di “shadowing” (ripetere una frase allo stesso identico modo in cui viene ascoltata) che consiglio sempre a tutti e con cui di solito ci si diverte molto. Si sono ritrovati a ripetere parole, di cui prima non conoscevano precisamente la pronuncia, in maniera spontanea e senza troppi esitazioni. Insegnare è un esercizio di riflessione e semplificazione necessario, che noi professionisti della comunicazione dovremmo svolgere di tanto in tanto. Il linguaggio, la lingua e le modalità espressive che ogni idioma utilizza si evolvono. Mettersi dall’altra parte, salire in cattedra è fondamentale per migliorare la nostra capacità di sintesi di cui abbiamo bisogno mentre svolgiamo i nostri servizi. Albert Einstein disse: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene.” E se l’ha detto colui che ha scoperto la teoria della relatività, uno dei pilastri della fisica moderna e della meccanica quantistica, credo che non possiamo che essere d’accordo, soprattutto in questo nostro mondo sempre più complesso e sempre meno incline a una comunicazione chiara e trasparente.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/">INSEGNARE &#8211; UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Dopo più di 10 anni sono tornato in cattedra. Nei mesi di marzo, aprile e maggio di quest’anno ho insegnato lingua inglese presso un Istituto Professionale come esperto esterno per un PON ovvero un corso extracurriculare sovvenzionato da fondi europei. Il livello linguistico di provenienza dei discenti era molto vario, visto che ho insegnato a studenti di classe terza, quarta e quinta di scuola secondaria di secondo grado. L’obiettivo del corso era potenziare e approfondire le famose quattro competenze dell’apprendimento linguistico (reading, writing, speaking, listening).</p>



<p>Non è stata la mia prima esperienza didattica. Per i primi sei anni di libera professione ho anche insegnato in una facoltà per interpreti e traduttori. Si trattava di un contesto totalmente diverso, in cui la lingua in quanto tale era un vero e proprio obiettivo avvalorato dalle tecniche di interpretazione e traduzione.</p>



<p>Insegnare inglese a ragazzi in una fascia di età compresa tra 16 e 18 anni è ben altra cosa. Oltre alla spontaneità e alla genuinità legata alla loro età, ho saputo apprezzare anche la praticità e l’immediatezza da cui di solito questo tipo di scuola è caratterizzata.</p>



<p>Noi interpreti e traduttori, in quanto professionisti della comunicazione multilingue, siamo spinti a dare per scontate la conoscenze di base e la capacità di espressione verso una lingua straniera. Quando ci troviamo in una scuola superiore, in cui le ore dedicate all’apprendimento linguistico di solito non sono mai molte, siamo costretti a fare un passo indietro, forse anche qualcuno in più. Dobbiamo ridimensionare le nostre aspettative e capire come alleggerire aspetti dell’apprendimento linguistico, come la fonetica, la pronuncia e soprattutto la grammatica. È necessario un approccio pragmatico avulso da regole e da tutta quella parte teorica di cui i libri di testo oggi sono davvero troppo pieni.</p>



<p>Durante la programmazione delle mie ore di lezione mi sono concentrato su un solo obiettivo: fornire strumenti pratici che potessero portare i discenti a parlare inglese con più facilità e immediatezza. Ho dato molta importanza alla pronuncia e alla fonetica, forse più che alla grammatica. Da interprete mi sono sempre detto che una frase pronunciata in maniera corretta e comprensibile all’orecchio di un madrelingua ha più effetto e comunica meglio di un’imprecisione grammaticale. Non sono mancate lezioni grammaticali dove ho spiegato i concetti di presente, passato e futuro dal punto di vista anglosassone, senza far pesare troppo, tanto per fare un esempio, il fatto di dover imparare a memoria i principali verbi irregolari, quelli di uso comune e più legati alla quotidianità. Il cosiddetto “roleplay”, il gioco di ruolo, su argomenti a loro più vicini è stato predominante e devo dire anche molto utile. Ora pensano qualche istante in meno prima di dire una frase. Sono più spontanei e soprattutto hanno meno paura di sbagliare.</p>



<p>La mia formazione e soprattutto la mia esperienza sul campo come interprete mi ha aiutato molto a farli ragionare su quanti infiniti modi abbiamo a disposizione per comunicare qualcosa. È la bellezza del linguaggio universale che come le scatole cinesi può continuare all’infinito. Per la fonetica sono stati utilissimi gli esercizi di “shadowing” (ripetere una frase allo stesso identico modo in cui viene ascoltata) che consiglio sempre a tutti e con cui di solito ci si diverte molto. Si sono ritrovati a ripetere parole, di cui prima non conoscevano precisamente la pronuncia, in maniera spontanea e senza troppi esitazioni.</p>



<p>Insegnare è un esercizio di riflessione e semplificazione necessario, che noi professionisti della comunicazione dovremmo svolgere di tanto in tanto. Il linguaggio, la lingua e le modalità espressive che ogni idioma utilizza si evolvono. Mettersi dall’altra parte, salire in cattedra è fondamentale per migliorare la nostra capacità di sintesi di cui abbiamo bisogno mentre svolgiamo i nostri servizi. </p>



<p>Albert Einstein disse: “Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene.” E se l’ha detto colui che ha scoperto la teoria della relatività, uno dei pilastri della fisica moderna e della meccanica quantistica, credo che non possiamo che essere d’accordo, soprattutto in questo nostro mondo sempre più complesso e sempre meno incline a una comunicazione chiara e trasparente.</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/">INSEGNARE &#8211; UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.sergioparis.it/de/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
			</item>
	</channel>
</rss>
