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	<title>Weiterbildung Archives - Sergio Paris</title>
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	<title>Weiterbildung Archives - Sergio Paris</title>
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		<title>TI CONSIGLIO UN LIBRO: “I FUNAMBOLI DELLA PAROLA”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jan 2022 16:13:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Bücher]]></category>
		<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
		<category><![CDATA[Übersetzung]]></category>
		<category><![CDATA[Weiterbildung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Vi avevo già raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere è la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/). Per questo motivo oggi vi parlerò di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio è: “I funamboli della parola – Le traduzioni che hanno cambiato la storia” e l’autrice è Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. Nata a Mosca e attualmente residente a Londra, scrive per “The Spectator” e “London Review of Books”. “I Funamboli della parola” è il suo primo libro. Sinossi I&#160;rapporti diplomatici raramente funzionano senza un esercito invisibile di traduttori e interpreti. Pur trascurati, alcuni di essi sono riusciti ad alterare, nel bene o nel male, gli eventi della storia. Anna Aslanyan – giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore – esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove può arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reagì l’interprete ebreo di Göring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chruščëv, dalla Brexit fino agli “shithole countries” menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilità dovrà superare l’intelligenza di algoritmi di traduzione sempre più efficaci.&#160;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all’ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l’equilibrio culturale. Non è un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua è un’impresa creativa, ma a volte può essere perfino fatale. Questo libro è un’ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L’autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell’attualità. «Un prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidità trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessità e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilità, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo». [David Bellos, autore di “Is That A Fish In Your Ear?”] «Un colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando – o intasando – le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un’arte sottovalutata. Godibilissimo». [Gaston Dorren, autore di “Babele e le 60 lingue che uniscono l’Europa”] La mia recensione Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L’autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attività professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti più o meno divertenti? Il testo è suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste più impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti più decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, servì come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del Führer trasmessi via radio. Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell’Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l’oriente e l’occidente che facevano molto di più che semplicemente tradurre. L’ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, è dedicato all’intelligenza artificiale. Anche l’autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all’impazzata sempre più verso la transizione digitale. L’uomo e la macchina hanno bisogno l’uno dell’altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. Quali sono state le parti che vi hanno colpito di più?</p>
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<p>Vi avevo già raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere è la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (<a href="https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/">https://www.sergioparis.it/la-formazione-a-portata-di-mano/</a>).</p>



<p>Per questo motivo oggi vi parlerò di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio è: “I funamboli della parola – Le traduzioni che hanno cambiato la storia” e l’autrice è Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. Nata a Mosca e attualmente residente a Londra, scrive per “The Spectator” e “London Review of Books”. “I Funamboli della parola” è il suo primo libro.</p>



<p><em><u>Sinossi</u></em></p>



<p>I&nbsp;rapporti diplomatici raramente funzionano senza un esercito invisibile di traduttori e interpreti. Pur trascurati, alcuni di essi sono riusciti ad alterare, nel bene o nel male, gli eventi della storia. Anna Aslanyan – giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore – esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove può arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reagì l’interprete ebreo di Göring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chruščëv, dalla Brexit fino agli “shithole countries” menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilità dovrà superare l’intelligenza di algoritmi di traduzione sempre più efficaci.&nbsp;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all’ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l’equilibrio culturale. Non è un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua è un’impresa creativa, ma a volte può essere perfino fatale.</p>



<p>Questo libro è un’ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L’autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell’attualità.</p>



<p>«Un prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidità trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessità e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilità, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo».</p>



<p>[David Bellos, autore di “<em>Is That A Fish In Your Ear?</em>”]</p>



<p>«Un colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando – o intasando – le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un’arte sottovalutata. Godibilissimo».</p>



<p>[Gaston Dorren, autore di “<em>Babele e le 60 lingue che uniscono l’Europa</em>”]</p>



<p><em><u>La mia recensione</u></em></p>



<p>Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L’autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attività professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti più o meno divertenti?</p>



<p>Il testo è suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste più impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti più decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, servì come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del Führer trasmessi via radio.</p>



<p>Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell’Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l’oriente e l’occidente che facevano molto di più che semplicemente tradurre.</p>



<p>L’ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, è dedicato all’intelligenza artificiale. Anche l’autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all’impazzata sempre più verso la transizione digitale. L’uomo e la macchina hanno bisogno l’uno dell’altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. </p>



<p>Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. Quali sono state le parti che vi hanno colpito di più?</p>
<p>The post <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/ti-consiglio-un-libro-i-funamboli-della-parola/">TI CONSIGLIO UN LIBRO: “I FUNAMBOLI DELLA PAROLA”</a> appeared first on <a rel="nofollow" href="https://www.sergioparis.it/de/">Sergio Paris</a>.</p>
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		<title>LA FORMAZIONE A PORTATA DI MANO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Sergio Paris]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 08:55:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Dolmetschen]]></category>
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		<category><![CDATA[Weiterbildung]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Per la nostra professione e non solo la formazione rappresenta un aspetto imprescindibile, al quale non si può più rinunciare. Sono una miriade i corsi di formazione che la rete ci offre quotidianamente e non è mai facile capire, anche in base alla nostra personale esperienza professionale, se valga o meno la pena investire tempo e denaro in qualcosa che deve necessariamente arricchirci. Nella mia carriera professionale ho seguito molti corsi sia in presenza che a distanza e non sempre ho riportata a casa qualcosa di davvero nuovo. Il lato che ho apprezzato di più, parlando nello specifico dei corsi in presenza, è stato sicuramente il lato sociale, poiché alcuni dei contatti instaurati durante un corso o un evento in presenza hanno sempre ampliato la mia rete. Ma davvero possiamo fare affidamento solo sulla formazione offerta al fine di miglioraci? La mia risposta è no e spero che gli enti di formazione, le associazioni di categoria e i tanti colleghi che dedicano buona parte della loro attività all’erogazione di formazione non me ne vogliano. L’intento del mio articolo non è screditare l’offerta formativa in circolazione, ma fornire alcuni spunti di riflessione su quanto invece possiamo fare da soli per curare la nostra formazione. Parlerò di due aspetti secondo me fondamentali, che possono aiutarci a non perdere mai di vista il nostro percorso formativo, anche quando l’offerta in circolazione non ci stimola a investire, come dicevo, tempo, denaro ed energie. Leggere: la prima inestimabile fonte di ricchezza Molti di noi interpreti e traduttori sono stati e forse sono tuttora avidi lettori. Leggere un numero relativamente alto di libri, e non intendo un libro o due l’anno e solo sotto l’ombrellone, pone le basi per la nostra capacità critica. Non solo, svela mondi e percezioni che ritengo essenziali per la nostra professione. Non possiamo pretendere di essere bravi traduttori dall’inglese senza aver mai letto nulla di William Shakespeare, James Joyce, Oscar Wilde, solo per citarne alcuni. Non mi riferisco con questo solo ai colleghi che si occupano di traduzione editoriale, ma anche a chi traduce manuali tecnici, ai traduttori tecnici. Forse vi starete giustamente chiedendo cosa c’entra &#8220;Il mercante di Venezia&#8221; con la specifica tecnica di una macchina utensile. La lettura, e con questa intendo sia nella nostra lingua madre che nelle nostre lingue di lavoro, migliora decisamente il nostro stile, perché dopo essere lettori, siamo soprattutto oratori e scrittori, anche se siamo la voce degli altri. Più il nostro orizzonte cognitivo è ampio, più riusciamo a cogliere soluzioni e nessi che non sono più così distanti dal nostro mondo. Vi posso garantire che aver letto le opere di Johann Wolfgang von Goethe, Thomas Mann, Hermann Hesse, Franz Kafka, Bertolt Brecht, ecc. mi ha migliorato molto come interprete, anche e non solo in situazioni in cui era necessario conoscere a fondo la cultura tedesca. Non bisogna solo leggere autori classici, ma anche quelli moderni e una buona percentuale di saggi che magari hanno per oggetto i nostri settori di competenza, i nostri interessi. Viaggiare è senza ombra di dubbio fondamentale per il nostro lavoro, ma quando non è possibile, soprattutto in questo periodo, i libri, secondo me, possono correre in nostro aiuto; non solo in questo particolare momento storico. La (video)conferenza settoriale: uno sguardo oltre la siepe Negli ultimi anni ho scoperto una modalità di perfezionamento professionale veramente nuova, almeno per me. Regolarmente seguo convegni (soprattutto online) nei miei settori di competenza e ho capito che sono decisamente più utili dei convegni organizzati dal nostro settore. Non è vero che dobbiamo parlare e scrivere il cosiddetto “clientese”? Non c’è modo migliore per capire un settore sentendo parlare direttamente gli addetti ai lavori. Se poi siete interpreti come me, perché non cogliere l’occasione per fare anche un po’ di cabina muta? Sì, perché dopo quasi 20 anni di esperienza sul campo ancora credo sia doveroso e quindi necessario migliorare la nostra resa, che non è mai perfetta (è questo il bello), attraverso l&#8217;esercizio. In tal caso possiamo anche registrarci, per poi riascoltarci. La rete è un oceano pronto a soddisfare la nostra curiosità epistemica, basta solo saper cercare; basta solo saper navigare. È solo la curiosità che ci spinge a migliorare. È sempre questa continua sensazione di non sentirci completamente soddisfatti mentre stiamo ricercando qualcosa che ci spinge verso nuovi mondi inesplorati. Anche la vostra curiosità non si sente mai appagata? In quali altri modi curate la vostra formazione professionale?</p>
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<p>Per la nostra professione e non solo la formazione rappresenta un aspetto imprescindibile, al quale non si può più rinunciare. Sono una miriade i corsi di formazione che la rete ci offre quotidianamente e non è mai facile capire, anche in base alla nostra personale esperienza professionale, se valga o meno la pena investire tempo e denaro in qualcosa che deve necessariamente arricchirci.</p>



<p>Nella mia carriera professionale ho seguito molti corsi sia in presenza che a distanza e non sempre ho riportata a casa qualcosa di davvero nuovo. Il lato che ho apprezzato di più, parlando nello specifico dei corsi in presenza, è stato sicuramente il lato sociale, poiché alcuni dei contatti instaurati durante un corso o un evento in presenza hanno sempre ampliato la mia rete.</p>



<p>Ma davvero possiamo fare affidamento solo sulla formazione offerta al fine di miglioraci? La mia risposta è no e spero che gli enti di formazione, le associazioni di categoria e i tanti colleghi che dedicano buona parte della loro attività all’erogazione di formazione non me ne vogliano. L’intento del mio articolo non è screditare l’offerta formativa in circolazione, ma fornire alcuni spunti di riflessione su quanto invece possiamo fare da soli per curare la nostra formazione. </p>



<p>Parlerò di due aspetti secondo me fondamentali, che possono aiutarci a non perdere mai di vista il nostro percorso formativo, anche quando l’offerta in circolazione non ci stimola a investire, come dicevo, tempo, denaro ed energie.</p>



<p><em>Leggere: la prima inestimabile fonte di ricchezza</em></p>



<p>Molti di noi interpreti e traduttori sono stati e forse sono tuttora avidi lettori. Leggere un numero relativamente alto di libri, e non intendo un libro o due l’anno e solo sotto l’ombrellone, pone le basi per la nostra capacità critica. Non solo, svela mondi e percezioni che ritengo essenziali per la nostra professione. Non possiamo pretendere di essere bravi traduttori dall’inglese senza aver mai letto nulla di William Shakespeare, James Joyce, Oscar Wilde, solo per citarne alcuni. Non mi riferisco con questo solo ai colleghi che si occupano di traduzione editoriale, ma anche a chi traduce manuali tecnici, ai traduttori tecnici. </p>



<p>Forse vi starete giustamente chiedendo cosa c’entra &#8220;Il mercante di Venezia&#8221; con la specifica tecnica di una macchina utensile. La lettura, e con questa intendo sia nella nostra lingua madre che nelle nostre lingue di lavoro, migliora decisamente il nostro stile, perché dopo essere lettori, siamo soprattutto oratori e scrittori, anche se siamo la voce degli altri. Più il nostro orizzonte cognitivo è ampio, più riusciamo a cogliere soluzioni e nessi che non sono più così distanti dal nostro mondo. </p>



<p>Vi posso garantire che aver letto le opere di Johann Wolfgang von Goethe, Thomas Mann, Hermann Hesse, Franz Kafka, Bertolt Brecht, ecc. mi ha migliorato molto come interprete, anche e non solo in situazioni in cui era necessario conoscere a fondo la cultura tedesca. Non bisogna solo leggere autori classici, ma anche quelli moderni e una buona percentuale di saggi che magari hanno per oggetto i nostri settori di competenza, i nostri interessi. </p>



<p>Viaggiare è senza ombra di dubbio fondamentale per il nostro lavoro, ma quando non è possibile, soprattutto in questo periodo, i libri, secondo me, possono correre in nostro aiuto; non solo in questo particolare momento storico.</p>



<p><em>La (video)conferenza settoriale: uno sguardo oltre la siepe</em></p>



<p>Negli ultimi anni ho scoperto una modalità di perfezionamento professionale veramente nuova, almeno per me. Regolarmente seguo convegni (soprattutto online) nei miei settori di competenza e ho capito che sono decisamente più utili dei convegni organizzati dal nostro settore. </p>



<p>Non è vero che dobbiamo parlare e scrivere il cosiddetto “clientese”? Non c’è modo migliore per capire un settore sentendo parlare direttamente gli addetti ai lavori. Se poi siete interpreti come me, perché non cogliere l’occasione per fare anche un po’ di cabina muta? Sì, perché dopo quasi 20 anni di esperienza sul campo ancora credo sia doveroso e quindi necessario migliorare la nostra resa, che non è mai perfetta (è questo il bello), attraverso l&#8217;esercizio. In tal caso possiamo anche registrarci, per poi riascoltarci.</p>



<p>La rete è un oceano pronto a soddisfare la nostra curiosità epistemica, basta solo saper cercare; basta solo saper navigare. È solo la curiosità che ci spinge a migliorare. È sempre questa continua sensazione di non sentirci completamente soddisfatti mentre stiamo ricercando qualcosa che ci spinge verso nuovi mondi inesplorati.</p>



<p>Anche la vostra curiosità non si sente mai appagata? In quali altri modi curate la vostra formazione professionale? </p>
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