{"id":5152,"date":"2021-03-15T17:18:19","date_gmt":"2021-03-15T17:18:19","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergioparis.it\/rsi-il-mio-vademecum\/"},"modified":"2021-03-16T20:07:22","modified_gmt":"2021-03-16T20:07:22","slug":"rsi-il-mio-vademecum","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergioparis.it\/en\/rsi-il-mio-vademecum\/","title":{"rendered":"RSI \u2013 IL MIO VADEMECUM"},"content":{"rendered":"\n<p>Come oramai molti di noi interpreti gi\u00e0 sanno, l\u2019RSI ovvero il Remote Simultaneous Interpreting \u00e8 entrato a far parte della nostra quotidianit\u00e0 lavorativa. I servizi di interpretazione simultanea e non solo vengono perlopi\u00f9 svolti prevalentemente da remoto e molto probabilmente continuer\u00e0 ad essere cos\u00ec per un bel po\u2019 di tempo, prima di ritornare a lavorare in presenza.<\/p>\n\n\n\n<p>Mentre prima la maggior parte di noi usciva di casa, si metteva al volante, saliva su un treno o un aereo per raggiungere la sede del convegno o dell\u2019evento in cui veniva richiesto il nostro servizio, oggi basta accendere il nostro PC, cliccare su un link di Zoom, accedere alle piattaforme appositamente create per la traduzione simultanea e in men che non si dica siamo pronti a tradurre simultaneamente il nostro oratore di turno. Il risparmio di tempo \u00e8 decisamente evidente, ma non dobbiamo erroneamente pensare che sia pi\u00f9 facile, perch\u00e9 privo di tutte quelle problematiche logistiche pi\u00f9 o meno stressanti, legate alle fase antecedente e successiva al servizio, che prima facevano parte della nostra quotidianit\u00e0 da interpreti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo un po\u2019 di giornate di interpretariato da remoto, ho pensato di riassumere qui alcune linee guida che immancabilmente seguo prima, durante e talvolta anche dopo il servizio. Magari potrebbero essere utili anche a voi che mi state leggendo, in considerazione di questo scenario di \u201cnuova normalit\u00e0\u201d al quale ci stiamo adeguando.<\/p>\n\n\n\n<p>Siete pronti? Ecco il mio vademecum:<\/p>\n\n\n\n<p><em>1. Zoom o piattaforma dedicata?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Uno dei primi punti fondamentali da cui partire \u00e8 capire dove si svolger\u00e0 il nostro incarico di simultanea da remoto. Come sappiamo, Zoom presenta la funzione per il servizio di interpretazione simultanea. In tal caso il nostro host ovvero il nostro cliente o l\u2019organizzatore dell\u2019evento on line ci assegner\u00e0 il ruolo di interprete, sia a noi che al nostro compagno di cabina. Se c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di lavorare in relais e comunque dobbiamo ascoltare il nostro collega, tuttavia non basta essere collegati all\u2019evento soltanto in qualit\u00e0 di interprete. Dovremo per forza collegarci anche con un altro dispositivo o computer, ma questa volta non in funzione di interprete, ma come semplice partecipante. Vi state chiedendo perch\u00e9? \u00c8 l\u2019unico modo per sentire il nostro compagno di cabina al lavoro, poter offrire il nostro aiuto e capire quando \u00e8 arrivato il momento giusto per prendere il comando. In tal caso, il nostro account da partecipante serve solo per ascoltare ed \u00e8 consigliato silenziare il microfono da partecipante e invece accendere e spegnere il microfono da interprete a seconda del nostro turno di lavoro, perch\u00e9 andremo a parlare solo ed esclusivamente nel nostro account da interprete. Non dimentichiamolo!<\/p>\n\n\n\n<p>Nel caso in cui il nostro servizio venga svolto su una piattaforma dedicata alla simultanea da remoto, la situazione sar\u00e0 decisamente pi\u00f9 facile da gestire. Piattaforme come Kudo, Ablioconference, Verspeak, Interprefy, ecc., solo per citarne alcune, agevolano enormemente il nostro lavoro. In questo caso, avremmo la sensazione di trovarci in una vera e propria cabina virtuale e sar\u00e0 sicuramente pi\u00f9 facile ascoltare il collega di cabina. Quindi, operazioni come passare il microfono e ancor meglio prendere il relais da un\u2019altra cabina saranno tutte funzioni racchiuse nella stessa piattaforma. Per questo motivo, non saremo obbligati a focalizzare la nostra attenzione su due o pi\u00f9 dispositivi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>2. La mia dotazione tecnica \u00e8 adeguata?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Quando si lavora da remoto, ancor di pi\u00f9 di quando si lavora in presenza, siamo pienamente responsabili dei nostri strumenti di lavoro che sono essenzialmente tre ovvero le cuffie, il microfono e il collegamento internet. Non sottovalutiamo la qualit\u00e0 di questi tre elementi. Nella modalit\u00e0 da remoto possiamo risparmiare sull\u2019abbigliamento che non vedr\u00e0 mai nessuno e sulle spese logistiche che non sussistono, ma non possiamo risparmiare sulla qualit\u00e0 delle nostre cuffie, del nostro microfono e non prestare attenzione alla stabilit\u00e0 del nostro collegamento internet.<\/p>\n\n\n\n<p>Quando si parla di cuffie, dal mio punto di vista, la marca Sennheiser \u00e8 senz\u2019ombra di dubbio la migliore sul mercato, che reputo superiore alla stessa Bosch. Le rare volte che in questo ultimo anno e mezzo ho lavorato in una cabina fisica ho portato sempre con me le mie amate Sennheiser e la qualit\u00e0 del suono \u00e8 sicuramente migliore, oltre al fatto che si tratta di cuffie decisamente pi\u00f9 ergonomiche.<\/p>\n\n\n\n<p>Per quanto riguarda il microfono, la mia voce risulta pulita e gradevole all\u2019ascolto grazie al mio modello Tonor, che vedete nella foto in alto insieme alle mie cuffie. Alcuni usano il modello Yeti che \u00e8 decisamente molto bello da vedere, sembra quasi quello che usano i cantanti o i doppiatori negli studi di registrazione. Tuttavia, a prescindere dal modello scelto, consiglio di provarlo sempre prima e di calibrarlo anche in base alla distanza che manteniamo mentre parliamo. Ho registrato svariate note vocali nel mio smartphone per appurare ed assicurarmi che la qualit\u00e0 audio sia buona all\u2019orecchio di chi mi ascolta. Avete mai sentito parlare di audio tossico? A volte lo subiamo come interpreti, quando gli oratori non usano un microfono a parte e si accontentano del microfono incorporato nei loro dispositivi. Nonostante oramai ogni interazione sociale, professionale, formativa, personale, ecc. si svolga prevalentemente da remoto, il microfono \u00e8 un aspetto che purtroppo chi \u00e8 abituato soltanto a parlare senza ascoltare tiene poco in considerazione. Noi interpreti non possiamo trascurare questo punto. Sempre per quanto riguarda le cuffie e il microfono, molti consigliano di utilizzare un modello con il microfono incorporato. Al momento preferisco tenerli separati, ma \u00e8 essenzialmente una questione di abitudine.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo punto della nostra dotazione tecnica, forse quello principale, \u00e8 il collegamento internet. \u00c8 altamente consigliato usare una connessione via cavo\/ethernet perch\u00e9 \u00e8 decisamente pi\u00f9 stabile e veloce. Eseguiamo un test in autonomia per vedere la velocit\u00e0 della nostra rete. Basta andare sul sito <a href=\"https:\/\/www.speedtest.net\/it\">https:\/\/www.speedtest.net\/it<\/a> e seguire la procedura indicata. Un ulteriore consiglio che mi sento di dare \u00e8 di collegare il cavo di rete al gruppo di continuit\u00e0. In caso di blackout ci permetter\u00e0 di terminare la nostra sessione, comunicare al collega l\u2019imprevisto sopraggiunto ed eventualmente al cambio di turno passare a un altro dispositivo non collegato alla nostra rete, sperando che la corrente venga ripristinata prima della fine del servizio. Ovviamente sar\u00e0 pi\u00f9 difficile lavorare in queste condizioni, ma in questo modo possiamo salvarci in corner, per cos\u00ec dire, senza per forza abbandonare il lavoro in modo brusco. Come dico sempre, gli imprevisti e gli incidenti, in generale, sono molto democratici, purtroppo capitano a tutti.<\/p>\n\n\n\n<p><em>3. Bisogna apportare delle modifiche al nostro ufficio?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Molto dipende da come siamo abituati a lavorare. Per un servizio di interpretariato io esigo il massimo silenzio intorno a me, perch\u00e9 la concentrazione in una condizione lavorativa da remoto, di per s\u00e9, \u00e8 gi\u00e0 messa a dura prova. Ho la fortuna di avere un ufficio separato dal resto della mia abitazione, ma non \u00e8 mai abbastanza. Vi dico quello che faccio io. Innanzitutto avviso chi vive con me di non transitare fuori dal mio ufficio e attacco cartelli dove posso per ricordare a chi vive sotto il mio stesso tetto che il silenzio questa volta \u00e8 d\u2019obbligo. Mi chiudo a chiave nel mio ufficio, stacco il telefono di rete fissa, tolgo la suoneria del mio smartphone (non lo spengo, perch\u00e9 potrebbe essere utile) e chiudo tutte le finestre. L\u2019ideale sarebbe applicare sulle pareti dei pannelli fonoassorbenti, cosa che non ho ancora fatto. Quest\u2019ultimo punto sarebbe importante per la salute del nostro udito. Tuttavia, in mancanza di un ufficio, sarebbe meglio prediligere una stanza di piccole dimensioni e abbastanza piena di cose. Nelle stanze grandi l\u2019eco \u00e8 pi\u00f9 percettibile e qualsiasi mobilio presente pu\u00f2 attutire il suono senza necessariamente applicare i pannelli fonoassorbenti di cui sopra.<\/p>\n\n\n\n<p><em>4. Compagno\/a di cabina, dove sei? Come possono comunicare con te?<\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Un\u2019altra mancanza fondamentale nella modalit\u00e0 da remoto \u00e8 la possibilit\u00e0 di comunicare e interagire con il nostro collega di cabina. Sia Zoom che le piattaforme dedicate hanno una chat di comunicazione interna. Non mi piace la chat di Zoom e alcune piattaforme, secondo me, non hanno ancora implementato questa funzione in maniera ottimale. La maggior parte delle volte uso la chat di WhatsApp che trovo senza ombra di dubbio pi\u00f9 immediata. Meglio ancora, tuttavia, se su un dispositivo diverso e senza tastiera. Non \u00e8 piacevole far sentire che stiamo digitando su una tastiera mentre lavoriamo. Uso sempre un tablet a parte, anche per le ricerche terminologiche, e con la modalit\u00e0 touch non si sente nessun rumore. <\/p>\n\n\n\n<p>Anche voi seguite pi\u00f9 o meno questa procedura? Come organizzate la vostra cabina virtuale? Mi farebbe piacere leggere il vostro punto di vista nella sezione dei commenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Come oramai molti di noi interpreti gi\u00e0 sanno, l\u2019RSI ovvero il Remote Simultaneous Interpreting \u00e8 entrato a far parte della nostra quotidianit\u00e0 lavorativa. I servizi di interpretazione simultanea e non solo vengono perlopi\u00f9 svolti prevalentemente da remoto e molto probabilmente continuer\u00e0 ad essere cos\u00ec per un bel po\u2019 di tempo, prima di ritornare a lavorare in presenza. Mentre prima la maggior parte di noi usciva di casa, si metteva al volante, saliva su un treno o un aereo per raggiungere la sede del convegno o dell\u2019evento in cui veniva richiesto il nostro servizio, oggi basta accendere il nostro PC, cliccare su un link di Zoom, accedere alle piattaforme appositamente create per la traduzione simultanea e in men che non si dica siamo pronti a tradurre simultaneamente il nostro oratore di turno. Il risparmio di tempo \u00e8 decisamente evidente, ma non dobbiamo erroneamente pensare che sia pi\u00f9 facile, perch\u00e9 privo di tutte quelle problematiche logistiche pi\u00f9 o meno stressanti, legate alle fase antecedente e successiva al servizio, che prima facevano parte della nostra quotidianit\u00e0 da interpreti. Dopo un po\u2019 di giornate di interpretariato da remoto, ho pensato di riassumere qui alcune linee guida che immancabilmente seguo prima, durante e talvolta anche dopo il servizio. Magari potrebbero essere utili anche a voi che mi state leggendo, in considerazione di questo scenario di \u201cnuova normalit\u00e0\u201d al quale ci stiamo adeguando. Siete pronti? Ecco il mio vademecum: 1. Zoom o piattaforma dedicata? Uno dei primi punti fondamentali da cui partire \u00e8 capire dove si svolger\u00e0 il nostro incarico di simultanea da remoto. Come sappiamo, Zoom presenta la funzione per il servizio di interpretazione simultanea. In tal caso il nostro host ovvero il nostro cliente o l\u2019organizzatore dell\u2019evento on line ci assegner\u00e0 il ruolo di interprete, sia a noi che al nostro compagno di cabina. Se c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di lavorare in relais e comunque dobbiamo ascoltare il nostro collega, tuttavia non basta essere collegati all\u2019evento soltanto in qualit\u00e0 di interprete. Dovremo per forza collegarci anche con un altro dispositivo o computer, ma questa volta non in funzione di interprete, ma come semplice partecipante. Vi state chiedendo perch\u00e9? \u00c8 l\u2019unico modo per sentire il nostro compagno di cabina al lavoro, poter offrire il nostro aiuto e capire quando \u00e8 arrivato il momento giusto per prendere il comando. In tal caso, il nostro account da partecipante serve solo per ascoltare ed \u00e8 consigliato silenziare il microfono da partecipante e invece accendere e spegnere il microfono da interprete a seconda del nostro turno di lavoro, perch\u00e9 andremo a parlare solo ed esclusivamente nel nostro account da interprete. Non dimentichiamolo! Nel caso in cui il nostro servizio venga svolto su una piattaforma dedicata alla simultanea da remoto, la situazione sar\u00e0 decisamente pi\u00f9 facile da gestire. Piattaforme come Kudo, Ablioconference, Verspeak, Interprefy, ecc., solo per citarne alcune, agevolano enormemente il nostro lavoro. In questo caso, avremmo la sensazione di trovarci in una vera e propria cabina virtuale e sar\u00e0 sicuramente pi\u00f9 facile ascoltare il collega di cabina. Quindi, operazioni come passare il microfono e ancor meglio prendere il relais da un\u2019altra cabina saranno tutte funzioni racchiuse nella stessa piattaforma. Per questo motivo, non saremo obbligati a focalizzare la nostra attenzione su due o pi\u00f9 dispositivi. 2. La mia dotazione tecnica \u00e8 adeguata? Quando si lavora da remoto, ancor di pi\u00f9 di quando si lavora in presenza, siamo pienamente responsabili dei nostri strumenti di lavoro che sono essenzialmente tre ovvero le cuffie, il microfono e il collegamento internet. Non sottovalutiamo la qualit\u00e0 di questi tre elementi. Nella modalit\u00e0 da remoto possiamo risparmiare sull\u2019abbigliamento che non vedr\u00e0 mai nessuno e sulle spese logistiche che non sussistono, ma non possiamo risparmiare sulla qualit\u00e0 delle nostre cuffie, del nostro microfono e non prestare attenzione alla stabilit\u00e0 del nostro collegamento internet. Quando si parla di cuffie, dal mio punto di vista, la marca Sennheiser \u00e8 senz\u2019ombra di dubbio la migliore sul mercato, che reputo superiore alla stessa Bosch. Le rare volte che in questo ultimo anno e mezzo ho lavorato in una cabina fisica ho portato sempre con me le mie amate Sennheiser e la qualit\u00e0 del suono \u00e8 sicuramente migliore, oltre al fatto che si tratta di cuffie decisamente pi\u00f9 ergonomiche. Per quanto riguarda il microfono, la mia voce risulta pulita e gradevole all\u2019ascolto grazie al mio modello Tonor, che vedete nella foto in alto insieme alle mie cuffie. Alcuni usano il modello Yeti che \u00e8 decisamente molto bello da vedere, sembra quasi quello che usano i cantanti o i doppiatori negli studi di registrazione. Tuttavia, a prescindere dal modello scelto, consiglio di provarlo sempre prima e di calibrarlo anche in base alla distanza che manteniamo mentre parliamo. Ho registrato svariate note vocali nel mio smartphone per appurare ed assicurarmi che la qualit\u00e0 audio sia buona all\u2019orecchio di chi mi ascolta. Avete mai sentito parlare di audio tossico? A volte lo subiamo come interpreti, quando gli oratori non usano un microfono a parte e si accontentano del microfono incorporato nei loro dispositivi. Nonostante oramai ogni interazione sociale, professionale, formativa, personale, ecc. si svolga prevalentemente da remoto, il microfono \u00e8 un aspetto che purtroppo chi \u00e8 abituato soltanto a parlare senza ascoltare tiene poco in considerazione. Noi interpreti non possiamo trascurare questo punto. Sempre per quanto riguarda le cuffie e il microfono, molti consigliano di utilizzare un modello con il microfono incorporato. Al momento preferisco tenerli separati, ma \u00e8 essenzialmente una questione di abitudine. L\u2019ultimo punto della nostra dotazione tecnica, forse quello principale, \u00e8 il collegamento internet. \u00c8 altamente consigliato usare una connessione via cavo\/ethernet perch\u00e9 \u00e8 decisamente pi\u00f9 stabile e veloce. Eseguiamo un test in autonomia per vedere la velocit\u00e0 della nostra rete. Basta andare sul sito https:\/\/www.speedtest.net\/it e seguire la procedura indicata. Un ulteriore consiglio che mi sento di dare \u00e8 di collegare il cavo di rete al gruppo di continuit\u00e0. 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Il risparmio di tempo \u00e8 decisamente evidente, ma non dobbiamo erroneamente pensare che sia pi\u00f9 facile, perch\u00e9 privo di tutte quelle problematiche logistiche pi\u00f9 o meno stressanti, legate alle fase antecedente e successiva al servizio, che prima facevano parte della nostra quotidianit\u00e0 da interpreti. Dopo un po\u2019 di giornate di interpretariato da remoto, ho pensato di riassumere qui alcune linee guida che immancabilmente seguo prima, durante e talvolta anche dopo il servizio. Magari potrebbero essere utili anche a voi che mi state leggendo, in considerazione di questo scenario di \u201cnuova normalit\u00e0\u201d al quale ci stiamo adeguando. Siete pronti? Ecco il mio vademecum: 1. Zoom o piattaforma dedicata? Uno dei primi punti fondamentali da cui partire \u00e8 capire dove si svolger\u00e0 il nostro incarico di simultanea da remoto. Come sappiamo, Zoom presenta la funzione per il servizio di interpretazione simultanea. In tal caso il nostro host ovvero il nostro cliente o l\u2019organizzatore dell\u2019evento on line ci assegner\u00e0 il ruolo di interprete, sia a noi che al nostro compagno di cabina. Se c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di lavorare in relais e comunque dobbiamo ascoltare il nostro collega, tuttavia non basta essere collegati all\u2019evento soltanto in qualit\u00e0 di interprete. Dovremo per forza collegarci anche con un altro dispositivo o computer, ma questa volta non in funzione di interprete, ma come semplice partecipante. Vi state chiedendo perch\u00e9? \u00c8 l\u2019unico modo per sentire il nostro compagno di cabina al lavoro, poter offrire il nostro aiuto e capire quando \u00e8 arrivato il momento giusto per prendere il comando. In tal caso, il nostro account da partecipante serve solo per ascoltare ed \u00e8 consigliato silenziare il microfono da partecipante e invece accendere e spegnere il microfono da interprete a seconda del nostro turno di lavoro, perch\u00e9 andremo a parlare solo ed esclusivamente nel nostro account da interprete. Non dimentichiamolo! Nel caso in cui il nostro servizio venga svolto su una piattaforma dedicata alla simultanea da remoto, la situazione sar\u00e0 decisamente pi\u00f9 facile da gestire. Piattaforme come Kudo, Ablioconference, Verspeak, Interprefy, ecc., solo per citarne alcune, agevolano enormemente il nostro lavoro. In questo caso, avremmo la sensazione di trovarci in una vera e propria cabina virtuale e sar\u00e0 sicuramente pi\u00f9 facile ascoltare il collega di cabina. Quindi, operazioni come passare il microfono e ancor meglio prendere il relais da un\u2019altra cabina saranno tutte funzioni racchiuse nella stessa piattaforma. Per questo motivo, non saremo obbligati a focalizzare la nostra attenzione su due o pi\u00f9 dispositivi. 2. La mia dotazione tecnica \u00e8 adeguata? Quando si lavora da remoto, ancor di pi\u00f9 di quando si lavora in presenza, siamo pienamente responsabili dei nostri strumenti di lavoro che sono essenzialmente tre ovvero le cuffie, il microfono e il collegamento internet. Non sottovalutiamo la qualit\u00e0 di questi tre elementi. Nella modalit\u00e0 da remoto possiamo risparmiare sull\u2019abbigliamento che non vedr\u00e0 mai nessuno e sulle spese logistiche che non sussistono, ma non possiamo risparmiare sulla qualit\u00e0 delle nostre cuffie, del nostro microfono e non prestare attenzione alla stabilit\u00e0 del nostro collegamento internet. Quando si parla di cuffie, dal mio punto di vista, la marca Sennheiser \u00e8 senz\u2019ombra di dubbio la migliore sul mercato, che reputo superiore alla stessa Bosch. Le rare volte che in questo ultimo anno e mezzo ho lavorato in una cabina fisica ho portato sempre con me le mie amate Sennheiser e la qualit\u00e0 del suono \u00e8 sicuramente migliore, oltre al fatto che si tratta di cuffie decisamente pi\u00f9 ergonomiche. Per quanto riguarda il microfono, la mia voce risulta pulita e gradevole all\u2019ascolto grazie al mio modello Tonor, che vedete nella foto in alto insieme alle mie cuffie. Alcuni usano il modello Yeti che \u00e8 decisamente molto bello da vedere, sembra quasi quello che usano i cantanti o i doppiatori negli studi di registrazione. Tuttavia, a prescindere dal modello scelto, consiglio di provarlo sempre prima e di calibrarlo anche in base alla distanza che manteniamo mentre parliamo. Ho registrato svariate note vocali nel mio smartphone per appurare ed assicurarmi che la qualit\u00e0 audio sia buona all\u2019orecchio di chi mi ascolta. Avete mai sentito parlare di audio tossico? A volte lo subiamo come interpreti, quando gli oratori non usano un microfono a parte e si accontentano del microfono incorporato nei loro dispositivi. Nonostante oramai ogni interazione sociale, professionale, formativa, personale, ecc. si svolga prevalentemente da remoto, il microfono \u00e8 un aspetto che purtroppo chi \u00e8 abituato soltanto a parlare senza ascoltare tiene poco in considerazione. Noi interpreti non possiamo trascurare questo punto. Sempre per quanto riguarda le cuffie e il microfono, molti consigliano di utilizzare un modello con il microfono incorporato. Al momento preferisco tenerli separati, ma \u00e8 essenzialmente una questione di abitudine. L\u2019ultimo punto della nostra dotazione tecnica, forse quello principale, \u00e8 il collegamento internet. \u00c8 altamente consigliato usare una connessione via cavo\/ethernet perch\u00e9 \u00e8 decisamente pi\u00f9 stabile e veloce. Eseguiamo un test in autonomia per vedere la velocit\u00e0 della nostra rete. 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I servizi di interpretazione simultanea e non solo vengono perlopi\u00f9 svolti prevalentemente da remoto e molto probabilmente continuer\u00e0 ad essere cos\u00ec per un bel po\u2019 di tempo, prima di ritornare a lavorare in presenza. Mentre prima la maggior parte di noi usciva di casa, si metteva al volante, saliva su un treno o un aereo per raggiungere la sede del convegno o dell\u2019evento in cui veniva richiesto il nostro servizio, oggi basta accendere il nostro PC, cliccare su un link di Zoom, accedere alle piattaforme appositamente create per la traduzione simultanea e in men che non si dica siamo pronti a tradurre simultaneamente il nostro oratore di turno. Il risparmio di tempo \u00e8 decisamente evidente, ma non dobbiamo erroneamente pensare che sia pi\u00f9 facile, perch\u00e9 privo di tutte quelle problematiche logistiche pi\u00f9 o meno stressanti, legate alle fase antecedente e successiva al servizio, che prima facevano parte della nostra quotidianit\u00e0 da interpreti. Dopo un po\u2019 di giornate di interpretariato da remoto, ho pensato di riassumere qui alcune linee guida che immancabilmente seguo prima, durante e talvolta anche dopo il servizio. Magari potrebbero essere utili anche a voi che mi state leggendo, in considerazione di questo scenario di \u201cnuova normalit\u00e0\u201d al quale ci stiamo adeguando. Siete pronti? Ecco il mio vademecum: 1. Zoom o piattaforma dedicata? Uno dei primi punti fondamentali da cui partire \u00e8 capire dove si svolger\u00e0 il nostro incarico di simultanea da remoto. Come sappiamo, Zoom presenta la funzione per il servizio di interpretazione simultanea. In tal caso il nostro host ovvero il nostro cliente o l\u2019organizzatore dell\u2019evento on line ci assegner\u00e0 il ruolo di interprete, sia a noi che al nostro compagno di cabina. Se c\u2019\u00e8 la necessit\u00e0 di lavorare in relais e comunque dobbiamo ascoltare il nostro collega, tuttavia non basta essere collegati all\u2019evento soltanto in qualit\u00e0 di interprete. Dovremo per forza collegarci anche con un altro dispositivo o computer, ma questa volta non in funzione di interprete, ma come semplice partecipante. Vi state chiedendo perch\u00e9? \u00c8 l\u2019unico modo per sentire il nostro compagno di cabina al lavoro, poter offrire il nostro aiuto e capire quando \u00e8 arrivato il momento giusto per prendere il comando. 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Le rare volte che in questo ultimo anno e mezzo ho lavorato in una cabina fisica ho portato sempre con me le mie amate Sennheiser e la qualit\u00e0 del suono \u00e8 sicuramente migliore, oltre al fatto che si tratta di cuffie decisamente pi\u00f9 ergonomiche. Per quanto riguarda il microfono, la mia voce risulta pulita e gradevole all\u2019ascolto grazie al mio modello Tonor, che vedete nella foto in alto insieme alle mie cuffie. Alcuni usano il modello Yeti che \u00e8 decisamente molto bello da vedere, sembra quasi quello che usano i cantanti o i doppiatori negli studi di registrazione. Tuttavia, a prescindere dal modello scelto, consiglio di provarlo sempre prima e di calibrarlo anche in base alla distanza che manteniamo mentre parliamo. Ho registrato svariate note vocali nel mio smartphone per appurare ed assicurarmi che la qualit\u00e0 audio sia buona all\u2019orecchio di chi mi ascolta. Avete mai sentito parlare di audio tossico? 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