{"id":5295,"date":"2022-01-26T16:13:06","date_gmt":"2022-01-26T16:13:06","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergioparis.it\/ti-consiglio-un-libro-i-funamboli-della-parola\/"},"modified":"2022-12-15T05:41:03","modified_gmt":"2022-12-15T05:41:03","slug":"ti-consiglio-un-libro-i-funamboli-della-parola","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/ti-consiglio-un-libro-i-funamboli-della-parola\/","title":{"rendered":"TI CONSIGLIO UN LIBRO: \u201cI FUNAMBOLI DELLA PAROLA\u201d"},"content":{"rendered":"\n<p>Vi avevo gi\u00e0 raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere \u00e8 la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (<a href=\"https:\/\/www.sergioparis.it\/la-formazione-a-portata-di-mano\/\">https:\/\/www.sergioparis.it\/la-formazione-a-portata-di-mano\/<\/a>).<\/p>\n\n\n\n<p>Per questo motivo oggi vi parler\u00f2 di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio \u00e8: \u201cI funamboli della parola \u2013 Le traduzioni che hanno cambiato la storia\u201d e l\u2019autrice \u00e8 Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. Nata a Mosca e attualmente residente a Londra, scrive per \u201cThe Spectator\u201d e \u201cLondon Review of Books\u201d. \u201cI Funamboli della parola\u201d \u00e8 il suo primo libro.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Sinossi<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>I&nbsp;rapporti diplomatici raramente funzionano senza un esercito invisibile di traduttori e interpreti. Pur trascurati, alcuni di essi sono riusciti ad alterare, nel bene o nel male, gli eventi della storia. Anna Aslanyan \u2013 giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore \u2013 esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove pu\u00f2 arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reag\u00ec l\u2019interprete ebreo di G\u00f6ring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chru\u0161\u010d\u00ebv, dalla Brexit fino agli \u201cshithole countries\u201d menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilit\u00e0 dovr\u00e0 superare l\u2019intelligenza di algoritmi di traduzione sempre pi\u00f9 efficaci.&nbsp;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all\u2019ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l\u2019equilibrio culturale. Non \u00e8 un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua \u00e8 un\u2019impresa creativa, ma a volte pu\u00f2 essere perfino fatale.<\/p>\n\n\n\n<p>Questo libro \u00e8 un\u2019ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L\u2019autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell\u2019attualit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidit\u00e0 trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessit\u00e0 e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilit\u00e0, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>[David Bellos, autore di \u201c<em>Is That A Fish In Your Ear?<\/em>\u201d]<\/p>\n\n\n\n<p>\u00abUn colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando \u2013 o intasando \u2013 le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un\u2019arte sottovalutata. Godibilissimo\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>[Gaston Dorren, autore di \u201c<em>Babele e le 60 lingue che uniscono l\u2019Europa<\/em>\u201d]<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>La mia recensione<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L\u2019autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attivit\u00e0 professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti pi\u00f9 o meno divertenti?<\/p>\n\n\n\n<p>Il testo \u00e8 suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste pi\u00f9 impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti pi\u00f9 decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, serv\u00ec come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del F\u00fchrer trasmessi via radio.<\/p>\n\n\n\n<p>Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell\u2019Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l\u2019oriente e l\u2019occidente che facevano molto di pi\u00f9 che semplicemente tradurre.<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, \u00e8 dedicato all\u2019intelligenza artificiale. Anche l\u2019autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all\u2019impazzata sempre pi\u00f9 verso la transizione digitale. L\u2019uomo e la macchina hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. <\/p>\n\n\n\n<p>Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. Quali sono state le parti che vi hanno colpito di pi\u00f9?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Vi avevo gi\u00e0 raccontato di quanto la lettura sia fondamentale per me, non soltanto dal punto di vista personale, ma anche come importante occasione di formazione. Leggere \u00e8 la prima inestimabile fonte di ricchezza che abbiamo a portata di mano, come ho avuto modo di parlare in questo mio articolo (https:\/\/www.sergioparis.it\/la-formazione-a-portata-di-mano\/). Per questo motivo oggi vi parler\u00f2 di uno dei miei ultimi libri letti che riguarda proprio il nostro settore dei servizi linguistici. Il titolo del saggio \u00e8: \u201cI funamboli della parola \u2013 Le traduzioni che hanno cambiato la storia\u201d e l\u2019autrice \u00e8 Anna Aslanyan, giornalista, traduttrice letteraria e interprete giudiziaria. 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Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chru\u0161\u010d\u00ebv, dalla Brexit fino agli \u201cshithole countries\u201d menzionati da Trump. Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilit\u00e0 dovr\u00e0 superare l\u2019intelligenza di algoritmi di traduzione sempre pi\u00f9 efficaci.&nbsp;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all\u2019ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l\u2019equilibrio culturale. Non \u00e8 un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua \u00e8 un\u2019impresa creativa, ma a volte pu\u00f2 essere perfino fatale. Questo libro \u00e8 un\u2019ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L\u2019autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell\u2019attualit\u00e0. \u00abUn prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidit\u00e0 trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessit\u00e0 e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilit\u00e0, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo\u00bb. [David Bellos, autore di \u201cIs That A Fish In Your Ear?\u201d] \u00abUn colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando \u2013 o intasando \u2013 le ruote della diplomazia e della cultura. Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un\u2019arte sottovalutata. Godibilissimo\u00bb. [Gaston Dorren, autore di \u201cBabele e le 60 lingue che uniscono l\u2019Europa\u201d] La mia recensione Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L\u2019autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attivit\u00e0 professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti pi\u00f9 o meno divertenti? Il testo \u00e8 suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste pi\u00f9 impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti pi\u00f9 decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, serv\u00ec come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del F\u00fchrer trasmessi via radio. Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell\u2019Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l\u2019oriente e l\u2019occidente che facevano molto di pi\u00f9 che semplicemente tradurre. L\u2019ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, \u00e8 dedicato all\u2019intelligenza artificiale. Anche l\u2019autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all\u2019impazzata sempre pi\u00f9 verso la transizione digitale. L\u2019uomo e la macchina hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. 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Riflette, infine, sul ruolo dei traduttori nel prossimo futuro, quando la loro versatilit\u00e0 dovr\u00e0 superare l\u2019intelligenza di algoritmi di traduzione sempre pi\u00f9 efficaci.&nbsp;Le storie qui raccontate in modo fulminante e ironico mostrano i traduttori al lavoro e le conseguenze, spesso memorabili, della loro mediazione. E sono un omaggio ai professionisti della traduzione, che lavorando all\u2019ombra devono conseguire diversi obiettivi in contemporanea: ottenere il senso corretto delle frasi, attraversare (e non violare) certi patti sociali, mantenere l\u2019equilibrio culturale. Non \u00e8 un caso che Aslanyan compari il traduttore a un funambolo che danza nel vuoto: la sua \u00e8 un\u2019impresa creativa, ma a volte pu\u00f2 essere perfino fatale. Questo libro \u00e8 un\u2019ode appassionata ai professionisti della traduzione e alla loro influenza nel corso della storia. L\u2019autrice racconta non tanto il mestiere di tradurre, quanto le strategie di sopravvivenza di chi lo svolge. Attraverso malintesi, fatali lacune e cuciture diplomatiche esploriamo il delicato rapporto tra interpreti e interpretati sia nel passato che nell\u2019attualit\u00e0. \u00abUn prezioso scrigno di storie sulle incredibili imprese dei traduttori con un enorme cast di eroi. Con una lucidit\u00e0 trascinante, Anna Aslanyan spiega le complessit\u00e0 e gli enigmi che i professionisti delle lingue hanno affrontato nel corso dei secoli, mostrando quanta abilit\u00e0, coraggio, ingegno e arguzia serve per mantenere la pace, diffondere la parola e favorire il dialogo tra i popoli del mondo\u00bb. [David Bellos, autore di \u201cIs That A Fish In Your Ear?\u201d] \u00abUn colorato tributo ai traduttori e agli interpreti che hanno lavorato duramente nel corso della storia, oliando \u2013 o intasando \u2013 le ruote della diplomazia e della cultura. 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Anna Aslanyan \u2013 giornalista russo-inglese con molti anni di esperienza nel settore \u2013 esplora i retroscena di astuzia e ambizione, eroismo e incompetenza, che hanno avuto come protagonisti i professionisti della traduzione, scoprendo fin dove pu\u00f2 arrivare un semplice malinteso. Hiroshima sarebbe stata bombardata lo stesso se il dispaccio giapponese non fosse stato tradotto in modo ambiguo? La resa delle barzellette di Berlusconi ha dato una svolta alle cene del G8? Come reag\u00ec l\u2019interprete ebreo di G\u00f6ring durante il Processo di Norimberga? Che ruolo hanno avuto i dragomanni o i dizionari idiomatici nel dichiarare guerre o tessere alleanze? Quando una frase galante diventa offensiva? Aslanyan prova a dare una risposta ricorrendo a diciotto esempi tratti da varie epoche e culture: dagli intrighi di corte risolti da zelanti interpreti al duello fra Nixon e Chru\u0161\u010d\u00ebv, dalla Brexit fino agli \u201cshithole countries\u201d menzionati da Trump. 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Passando da santi a imbroglioni, da fannulloni ad avventurieri, da pedanti a geni, Aslanyan traccia una vivace storia di un\u2019arte sottovalutata. Godibilissimo\u00bb. [Gaston Dorren, autore di \u201cBabele e le 60 lingue che uniscono l\u2019Europa\u201d] La mia recensione Come si intuisce dalla sinossi pubblicitaria nella quarta di copertina, non si tratta di un saggio nel vero senso della parola. L\u2019autrice ci risparmia le annose questioni teoriche alla base della nostra professione e usa un approccio assolutamente pragmatico nella descrizione della nostra attivit\u00e0 professionale. Credo sia un testo rivolto sia a noi professionisti che ai non addetti ai lavori. Quale modo migliore per far capire quanto sia stato fondamentale il nostro ruolo in passato se non raccontando storie di successo e aneddoti con risvolti pi\u00f9 o meno divertenti? Il testo \u00e8 suddiviso in diciotto capitoli, che non seguono un ordine cronologico vero e proprio, e tre sono le parti che mi sono rimaste pi\u00f9 impresse. La prima riguarda gli interpreti che hanno lavorato al fianco dei dittatori del ventesimo secolo e in particolare sarebbe interessante approfondire la storia di Paul-Otto Schmidt. Come interprete al Ministero degli Esteri tedesco, Paul-Otto Schmidt (1899-1970) fu presente ad alcuni dei momenti pi\u00f9 decisivi della storia del ventesimo secolo. Fluente sia in inglese che in francese, serv\u00ec come interprete di Hitler durante i negoziati con Chamberlain, la dichiarazione di guerra britannica e la resa della Francia, oltre a tradurre i famigerati discorsi del F\u00fchrer trasmessi via radio. Il secondo capitolo che mi ha colpito particolarmente racconta la storia dei dragomanni ovvero i traduttori che nel diciassettesimo secolo lavoravano nell\u2019Impero ottomano e che proprio per la loro funzione godevano di una posizione privilegiata. Erano delle figure-cerniera tra l\u2019oriente e l\u2019occidente che facevano molto di pi\u00f9 che semplicemente tradurre. L\u2019ultimo capitolo, oramai la prossima frontiera della nostra professione, \u00e8 dedicato all\u2019intelligenza artificiale. Anche l\u2019autrice, come buona parte della letteratura di settore, conviene sul fatto che il traduttore e la macchina non possono essere concorrenti in questo mondo che corre all\u2019impazzata sempre pi\u00f9 verso la transizione digitale. L\u2019uomo e la macchina hanno bisogno l\u2019uno dell\u2019altra e sarebbe piuttosto anacronistico pensare che la macchina non possa essere un nostro valido aiutante. Vi ho invogliato alla lettura di questo saggio? Sarebbe interessante conoscere il vostro il punto di vista dopo aver letto questo libro. 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