{"id":5250,"date":"2021-12-20T17:08:08","date_gmt":"2021-12-20T17:08:08","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergioparis.it\/?p=5250"},"modified":"2021-12-21T06:20:15","modified_gmt":"2021-12-21T06:20:15","slug":"la-lingua-straniera-non-e-soltanto-un-obiettivo-prestazionale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/la-lingua-straniera-non-e-soltanto-un-obiettivo-prestazionale\/","title":{"rendered":"LA LINGUA STRANIERA NON \u00c8 SOLTANTO UN OBIETTIVO PRESTAZIONALE"},"content":{"rendered":"\n<p>Chi lavora come interprete e traduttore non dovrebbe mai perdere di vista l\u2019amore primordiale che lo ha spinto a scegliere questo lavoro. Non so voi, ma prima di capire che questo fosse il mestiere giusto per me, io amavo soprattutto le lingue straniere che ho incontrato nel corso dei miei anni di studio. Probabilmente sto dicendo una cosa banale, ma non credo lo sia.<\/p>\n\n\n\n<p>Noi interpreti e traduttori ci troviamo molto spesso ingabbiati nel servizio che forniamo senza godere a pieno della nostra principale competenza: la lingua straniera. Gli stressanti tempi di consegna di un testo da tradurre e i ritmi frenetici che siamo chiamati a seguire mentre traduciamo un oratore in simultanea, tanto per fare alcuni esempi, talvolta ci fanno dimenticare la bellezza della lingua dalla quale o verso la quale stiamo traducendo. La performance che non ci soddisfa mai abbastanza non ci fa godere a pieno la nostra principale materia prima. Se consideriamo che il pi\u00f9 delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non \u00e8 facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in s\u00e9, proprio perch\u00e9 siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione.<\/p>\n\n\n\n<p>Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Esposizione linguistica<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta \u00e8 no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto pi\u00f9 possibile, esercitando le famose quattro competenze dell\u2019apprendimento linguistico. S\u00ec, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del pi\u00f9 o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po\u2019 di TV in lingua e di leggere pi\u00f9 possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l\u2019altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione.<\/p>\n\n\n\n<p><em><u>Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi<\/u><\/em><\/p>\n\n\n\n<p>In questi anni di libera professione mi \u00e8 capitato spesso di insegnare sia simultanea\/consecutiva che lingua tedesca e inglese. Ho notato che \u00e8 soprattutto insegnando una lingua che si pu\u00f2 apprezzare ancor di pi\u00f9 la bellezza delle nostre lingue di lavoro, perch\u00e9 riscopri il piacere dell\u2019intrigante sintassi tedesca o della variet\u00e0 semantica e della potenza comunicativa dell\u2019inglese.<\/p>\n\n\n\n<p>In sintesi, credo sia fondamentale tornare ad amare le nostre lingue di lavoro e non considerarle pi\u00f9 soltanto come mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi prestazionali. Godiamocele a pieno! Riflettiamo ancor di pi\u00f9 su di esse, come quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel magico mondo delle lingue.<\/p>\n\n\n\n<p>Non so voi, ma \u00e8 proprio lo studio delle lingue straniere che mi ha reso un parlante nativo ancor pi\u00f9 consapevole della mia lingua madre: l\u2019italiano. Lo diceva anche il grande Johann Wolfgang von Goethe: \u200b\u201cWer&nbsp;fremde Sprachen nicht kennt, wei\u00df&nbsp;nichts&nbsp;von seiner eigenen.\u201c (Colui&nbsp;che non sa&nbsp;le&nbsp;lingue straniere,&nbsp;non sa&nbsp;nulla&nbsp;della propria).<\/p>\n\n\n\n<p> E voi cosa ne pensate? Avete mai preso in considerazione questo aspetto? Mi piacerebbe leggere i vostri punti di vista qui sotto o nella sezione dei commenti.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Chi lavora come interprete e traduttore non dovrebbe mai perdere di vista l\u2019amore primordiale che lo ha spinto a scegliere questo lavoro. Non so voi, ma prima di capire che questo fosse il mestiere giusto per me, io amavo soprattutto le lingue straniere che ho incontrato nel corso dei miei anni di studio. Probabilmente sto dicendo una cosa banale, ma non credo lo sia. Noi interpreti e traduttori ci troviamo molto spesso ingabbiati nel servizio che forniamo senza godere a pieno della nostra principale competenza: la lingua straniera. Gli stressanti tempi di consegna di un testo da tradurre e i ritmi frenetici che siamo chiamati a seguire mentre traduciamo un oratore in simultanea, tanto per fare alcuni esempi, talvolta ci fanno dimenticare la bellezza della lingua dalla quale o verso la quale stiamo traducendo. La performance che non ci soddisfa mai abbastanza non ci fa godere a pieno la nostra principale materia prima. Se consideriamo che il pi\u00f9 delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non \u00e8 facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in s\u00e9, proprio perch\u00e9 siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione. Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti. Esposizione linguistica Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta \u00e8 no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto pi\u00f9 possibile, esercitando le famose quattro competenze dell\u2019apprendimento linguistico. S\u00ec, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del pi\u00f9 o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po\u2019 di TV in lingua e di leggere pi\u00f9 possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l\u2019altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione. Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi In questi anni di libera professione mi \u00e8 capitato spesso di insegnare sia simultanea\/consecutiva che lingua tedesca e inglese. Ho notato che \u00e8 soprattutto insegnando una lingua che si pu\u00f2 apprezzare ancor di pi\u00f9 la bellezza delle nostre lingue di lavoro, perch\u00e9 riscopri il piacere dell\u2019intrigante sintassi tedesca o della variet\u00e0 semantica e della potenza comunicativa dell\u2019inglese. In sintesi, credo sia fondamentale tornare ad amare le nostre lingue di lavoro e non considerarle pi\u00f9 soltanto come mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi prestazionali. Godiamocele a pieno! Riflettiamo ancor di pi\u00f9 su di esse, come quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel magico mondo delle lingue. Non so voi, ma \u00e8 proprio lo studio delle lingue straniere che mi ha reso un parlante nativo ancor pi\u00f9 consapevole della mia lingua madre: l\u2019italiano. Lo diceva anche il grande Johann Wolfgang von Goethe: \u200b\u201cWer&nbsp;fremde Sprachen nicht kennt, wei\u00df&nbsp;nichts&nbsp;von seiner eigenen.\u201c (Colui&nbsp;che non sa&nbsp;le&nbsp;lingue straniere,&nbsp;non sa&nbsp;nulla&nbsp;della propria). E voi cosa ne pensate? Avete mai preso in considerazione questo aspetto? 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Se consideriamo che il pi\u00f9 delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non \u00e8 facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in s\u00e9, proprio perch\u00e9 siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione. Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti. Esposizione linguistica Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta \u00e8 no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto pi\u00f9 possibile, esercitando le famose quattro competenze dell\u2019apprendimento linguistico. S\u00ec, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del pi\u00f9 o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po\u2019 di TV in lingua e di leggere pi\u00f9 possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l\u2019altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione. Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi In questi anni di libera professione mi \u00e8 capitato spesso di insegnare sia simultanea\/consecutiva che lingua tedesca e inglese. Ho notato che \u00e8 soprattutto insegnando una lingua che si pu\u00f2 apprezzare ancor di pi\u00f9 la bellezza delle nostre lingue di lavoro, perch\u00e9 riscopri il piacere dell\u2019intrigante sintassi tedesca o della variet\u00e0 semantica e della potenza comunicativa dell\u2019inglese. In sintesi, credo sia fondamentale tornare ad amare le nostre lingue di lavoro e non considerarle pi\u00f9 soltanto come mero mezzo per raggiungere i nostri obiettivi prestazionali. Godiamocele a pieno! Riflettiamo ancor di pi\u00f9 su di esse, come quando abbiamo iniziato a muovere i primi passi nel magico mondo delle lingue. Non so voi, ma \u00e8 proprio lo studio delle lingue straniere che mi ha reso un parlante nativo ancor pi\u00f9 consapevole della mia lingua madre: l\u2019italiano. Lo diceva anche il grande Johann Wolfgang von Goethe: \u200b\u201cWer&nbsp;fremde Sprachen nicht kennt, wei\u00df&nbsp;nichts&nbsp;von seiner eigenen.\u201c (Colui&nbsp;che non sa&nbsp;le&nbsp;lingue straniere,&nbsp;non sa&nbsp;nulla&nbsp;della propria). E voi cosa ne pensate? Avete mai preso in considerazione questo aspetto? 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Se consideriamo che il pi\u00f9 delle volte, almeno nel mio caso, si ha a che fare con linguaggi molto tecnici, non \u00e8 facile riapprezzare ogni volta quella scintilla che ci ha fatto innamorare per la prima volta di una lingua straniera. Si ha la sensazione di sentirci lontani dalla lingua in s\u00e9, proprio perch\u00e9 siamo troppo concentrati sul risultato, sulla performance, al punto da sentirci scarichi e vuoti come alla fine di un lungo e complesso processo di produzione. Avete mai pensato a questo aspetto? Io molte volte e ho fatto sempre di tutto pur di mantenere vivo quel fuoco della passione che mi ha spinto a godere a pieno della lingua, proprio come in qualsiasi rapporto amoroso che si rispetti. Esposizione linguistica Credete sia tempo perso leggere romanzi in tedesco o in inglese quando si traducono manuali tecnici o convegni medici? La risposta \u00e8 no. Mi premuro sempre di espormi alle mie lingue di lavoro quanto pi\u00f9 possibile, esercitando le famose quattro competenze dell\u2019apprendimento linguistico. S\u00ec, continuo a farlo tuttora nonostante gli anni di esperienza alle spalle. Non perdo occasione, qualora si presenti, di parlare in lingua del pi\u00f9 o del meno con chi mi capiti sotto mano, di guardare un po\u2019 di TV in lingua e di leggere pi\u00f9 possibile (romanzi, saggi, riviste, ecc.) nelle mie lingue di lavoro. Tra l\u2019altro, sono tutte abitudini da cui ho trovato molto giovamento per molti aspetti durante i miei incarichi di interpretariato e traduzione. Insegnare una lingua straniera come atto di riflessione su noi stessi In questi anni di libera professione mi \u00e8 capitato spesso di insegnare sia simultanea\/consecutiva che lingua tedesca e inglese. 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