{"id":4916,"date":"2020-06-01T16:07:20","date_gmt":"2020-06-01T16:07:20","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergioparis.it\/limportanza-della-vetrina-virtuale\/"},"modified":"2020-06-03T06:23:29","modified_gmt":"2020-06-03T06:23:29","slug":"limportanza-della-vetrina-virtuale","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/limportanza-della-vetrina-virtuale\/","title":{"rendered":"L&#8217;IMPORTANZA DELLA VETRINA VIRTUALE"},"content":{"rendered":"\n<p>Recentemente mi \u00e8 stata proposta un&#8217;interessante intervista,\nper condividere la mia esperienza in merito all&#8217;uso dei social media in ambito\nprofessionale, alla quale ho partecipato con molto piacere. Non sono un esperto\ndi social media, ma nel corso dei miei quasi 19 anni di esperienza sul campo ho\ntentato vari approcci per uno degli aspetti che qualsiasi libero professionista\nnon dovrebbe mai trascurare o dare per scontato: il marketing. <\/p>\n\n\n\n<p>Per gli interpreti e i traduttori liberi professionisti, ma anche per tutti coloro per i quali il web \u00e8 la principale fonte di lavoro, curare la propria immagine virtuale \u00e8 una condicio sine qua non per affermarsi sul mercato. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando ho iniziato a svolgere questa professione, ovvero nel\n2002, non esistevano ancora i social media, ma internet allora per me non\npoteva che rappresentare un trampolino di lancio molto invitante, al cui\nfascino non ho mai saputo resistere. Sarebbe impensabile fare questo lavoro\nsenza una presenza web ben strutturata. Durante l&#8217;intervista, che trovate disponibile\nin calce a questo articolo insieme alla trascrizione delle domande che mi sono\nstate poste con le relative risposte, ho parlato spesso del concetto di <strong>vetrina virtuale<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p><strong>Che cos&#8217;\u00e8 una\nvetrina?<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il concetto di negozio in senso moderno nasce nel 1800 ed era un luogo adibito alla vendita e prima ancora all&#8217;esposizione di merci. \u00c8 in quel periodo che iniziano a comparire le prime insegne. Nel 1827 ci fu la svolta. Iniziarono ad essere prodotte industrialmente grandi vetrate, che presto si diffusero un po\u2019 ovunque e dalle quali scatur\u00ec la brillante idea delle&nbsp;<strong>vetrine<\/strong>,&nbsp;in tutto e per tutto simili a quelle attuali in cui ancora oggi viene esposta la merce in vendita.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>La vetrina e il web<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Che cosa c&#8217;entra la vetrina con il web? La domanda \u00e8 ovviamente una provocazione. Noi interpreti e traduttori non vendiamo merci, ma servizi. Vendiamo parole orali e scritte. Non vendiamo servizi tangibili, ma credo sia fondamentale renderli concreti, in qualche modo, anche solo con l&#8217;immaginazione. Se un cliente vuole farsi un&#8217;idea di noi, ancor prima di chiederci un preventivo, non sarebbe giusto che possa vederci sul web in bella mostra? Da che mondo \u00e8 mondo, anche l&#8217;occhio vuole la sua parte.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Il potere\ninestimabile della rete<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Curare la propria immagine e reputazione on line dovrebbe essere una delle nostre priorit\u00e0, se vogliamo che il potenziale cliente scelga noi tra altri concorrenti e soprattutto se vogliamo che il cliente fidato non ci abbandoni, perch\u00e9 ha bisogno di capire chi c&#8217;\u00e8 dietro le mail, visto che i traduttori e non solo, ad esempio, al contrario degli interpreti, non hanno la possibilit\u00e0 di avere un rapporto diretto con lui. Indipendentemente dal fatto se svolgiamo la professione di interprete e\/o traduttore, avere un sito web con degli annessi canali di comunicazione attraverso i social media \u00e8 oramai di fondamentale importanza. <\/p>\n\n\n\n<p>Volete saperne di pi\u00f9? Vi invito ad ascoltare e leggere la\nmia intervista qui di seguito. <\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-embed-youtube wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio\"><div class=\"wp-block-embed__wrapper\">\n<div class=\"embed-responsive embed-responsive-16by9\"><iframe loading=\"lazy\" title=\"Webinar: &#039;Sergio Paris, un interprete su LinkedIn&#039;\" width=\"640\" height=\"360\" src=\"https:\/\/www.youtube.com\/embed\/t3MHC-e_ULU?feature=oembed\" frameborder=\"0\" allow=\"accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share\" referrerpolicy=\"strict-origin-when-cross-origin\" allowfullscreen><\/iframe><\/div>\n<\/div><\/figure>\n\n\n\n<p><em>Presentazione<\/em>: Siamo qui oggi per fare quattro chiacchiere e conoscere un po\u2019 meglio un altro amico di STL, Sergio Paris. Traduttore e interprete, dall\u2019Umbria alla conquista del mondo, potremmo dire, visto che da Foligno la sua passione per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche, lo ha spinto a trascorrere svariati periodi all\u2019estero, da Francoforte, a Vienna, a Londra, a Berlino, e potremmo continuare con una sfilza pressoch\u00e9 infinita di luoghi.<\/p>\n\n\n\n<p>Dopo una serie di esperienze altrettanto variegate nel mondo della mediazione linguistica \u2013 \u00e8 stato prima corrispondente import-export per un\u2019azienda umbra, poi traduttore tecnico e interprete consecutivista e di tribunale&nbsp;per un\u2019agenzia tedesca, ecc. ecc. \u2013 ha deciso di dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 freelance e ormai dal 2002 lavora come interprete di conferenza e traduttore libero professionista per conto di agenzie e clienti diretti in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Paesi Bassi e per&nbsp;altri paesi europei ed extraeuropei. \u00c8 inoltre socio della&nbsp;<a rel=\"noreferrer noopener\" href=\"http:\/\/mitglieder.bdue.de\/Sergio-Paris\" target=\"_blank\">BD\u00dc<\/a>, la principale associazione di categoria per interpreti e traduttori in Germania.<\/p>\n\n\n\n<p>Il motivo della nostra chiacchierata di oggi, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9\nche altro approfondire l\u2019attivit\u00e0, assai ragionata e interessante, e molto\nproficua dal punto di vista della promozione professionale, che Sergio ha sui\nsocial, e in particolare su LinkedIn, una\npiattaforma che noi professionisti della traduzione forse ancora oggi bistrattiamo\nun po\u2019, non cogliendone fino in fondo le potenzialit\u00e0. Parliamone un po\u2019 con\nlui, per conoscerne meglio le dinamiche e i possibili vantaggi.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Il tuo profilo LinkedIn \u00e8 estremamente curato, completissimo, articolato, dinamico. Si vede come sia frutto di un\u2019attenta strategia e di un processo di affinamento portato avanti negli anni. Come ti sei avvicinato a questo social in particolare, e come hai deciso che poteva diventare uno dei tuoi strumenti di promozione privilegiati?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta<\/em>: Ciao Sabrina, ciao Chiara e ciao a tutti coloro che ci stanno ascoltando. Prima di iniziare vorrei ringraziare sia voi che tutto lo staff per avermi proposto questa intervista e mi allaccio, in questo modo, alla prima domanda, perch\u00e9 grazie a voi ho capito di avere un profilo LinkedIn interessante o comunque degno di nota. Ci tengo a precisare che non sono un esperto di social media e che non ho alla base una strategia specifica. Il mio principio base che mi ha spinto a curare bene il mio profilo qui su LinkedIn e su altre piattaforme \u00e8 che sono letteralmente un maniaco delle presenze web e voglio che siano pi\u00f9 complete e &#8220;pulite&#8221; possibili. Come hai detto tu, ho iniziato nel 2002 e gi\u00e0 allora internet offriva molte possibilit\u00e0 di crescita, oggi nel 2020 abbiamo raggiunto livelli decisamente pi\u00f9 alti. Ho sempre creduto nel potere della &#8220;vetrina virtuale&#8221;, questo grazie anche alle mie origini, visto che sono figlio di commercianti, perch\u00e9 in qualsiasi mercato vige sempre la regola che il cliente deve sempre prima vedere quello che vendi, non pu\u00f2 e non deve fidarsi sulla parola. Beh, i nostri clienti potenziali o consolidati che siano, devono poterci &#8220;cliccare&#8221;, per cos\u00ec dire, visto che la rete \u00e8 la nostra piazza principale. LinkedIn \u00e8 stato il mio ultimo social network che ho iniziato a curare in maniera pi\u00f9 precisa e devo ammettere che \u00e8 quello pi\u00f9 efficace, in cui le interazioni sono decisamente pi\u00f9 numerose e pi\u00f9 fruttuose, secondo me, rispetto agli altri social network. Il motivo che mi ha spinto a investire pi\u00f9 tempo su LinkedIn rispetto a Facebook, ad esempio, sempre a livello professionale, \u00e8 la veste grafica. Ad alcuni non piace, a me s\u00ec, perch\u00e9 ha un ordine per cos\u00ec dire curriculare che mette bene in evidenza le nostre competenze. Mi ricorda i bei tempi di ProZ.com (anche l\u00ec ero molto attivo), ma LinkedIn lo ha decisamente superato, perch\u00e9 su LinkedIn, se non hai una presenza strutturata, non sei nessuno e in realt\u00e0, forse per non peccare di presunzione, non lo sono nemmeno io, ma mi rendo conto che in questi ultimi due\/tre anni, il periodo in cui ho iniziato a intensificare l&#8217;uso di LinkedIn a livello professionale, sto avendo sempre pi\u00f9 visualizzazioni. E questo ovviamente vuol dire che il mio profilo arriva in qualche modo.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Ci sono a tuo avviso particolari vantaggi che un traduttore o un interprete possono ricavare dall\u2019essere su LinkedIn? E secondo te si differenziano a seconda che uno appartenga all\u2019uno o all\u2019altro profilo professionale? Mi spiego meglio: su LinkedIn i traduttori, inizialmente un po\u2019 pi\u00f9 \u201ctimidi\u201d, stanno pian piano aumentando, mentre gli INTERPRETI ho l\u2019impressione ci siano \u201carrivati\u201d un po\u2019 prima, ne conosco tantissimi (tu in primis ne sei un esempio) che lo usano tanto e da molto, e con ricadute positivissime in termini di acquisizione di contatti di lavoro. Prima di tutto volevo chiederti se sei d\u2019accordo, e se s\u00ec, quale credi sia il motivo?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta<\/em>: Assolutamente s\u00ec. I vantaggi ci sono e credo che sia gli interpreti che i traduttori possano ricavarne molti. Mi chiedi se possono esserci pi\u00f9 vantaggi nell&#8217;uno o nell&#8217;altro caso. Secondo me no. Mi spiego: io svolgo questa attivit\u00e0 da quasi 19 anni e sebbene la mia formazione sia da interprete, ho iniziato subito a lavorare molto come traduttore tecnico dal tedesco all&#8217;italiano, una combinazione che ancora oggi, nonostante la crisi in corso, offre tanto lavoro, soprattutto nel settore tecnico. Ho sempre lavorato come interprete affiancando anche l&#8217;altra attivit\u00e0 di traduttore e per alcuni anni anche di docente. Diciamo che sono cresciute insieme e negli ultimi 7\/8 anni l&#8217;attivit\u00e0 di interprete si \u00e8 sviluppata molto, ma non ho mai abbandonato l&#8217;attivit\u00e0 di traduttore, la mia attuale ancora di salvezza viste le vacche magre a causa dell&#8217;emergenza sanitaria in corso. Posso dire che LinkedIn pu\u00f2 essere usato indistintamente da entrambe le figure. Ovviamente gli interpreti sono decisamente pi\u00f9 abituati a &#8220;mettersi in mostra&#8221; rispetto ai traduttori, ma anche quest&#8217;ultimi possono condividere le proprie esperienze, i propri successi, i propri contenuti. Conosco validissimi colleghi che praticano soltanto la professione di traduttore che sanno essere altrettanto visibili su LinkedIn e non solo. Qual \u00e8 il motivo per cui noi interpreti siamo pi\u00f9 presenti su LinkedIn? I motivi possono essere molti. In primis secondo me, come dicevo, siamo pi\u00f9 abituati a &#8220;metterci in mostra&#8221; rispetto ai colleghi traduttori. Cambiamo pi\u00f9 spesso sede di lavoro, argomenti. Siamo pi\u00f9 dinamici e sappiamo esprimere in maniera pi\u00f9 diretta il nostro entusiasmo e le nostre competenze. Ovviamente sono opinioni soggettive. Conosco molti colleghi interpreti che non usano la rete e quindi nemmeno LinkedIn in maniera costante, per mancanza di interesse e forse anche per carattere e riservatezza. Perch\u00e9 no?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Un errore da non fare assolutamente e una che ritieni possa essere una carta vincente su LinkedIn.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta<\/em>: Ahi, questa domanda potrebbe crearmi nemici. Sto scherzando, ovviamente. Uno degli errori classici che eviterei in qualsiasi social network, soprattutto ad uso professionale, \u00e8 di non lamentarsi mai di una giornata di lavoro andata male, che ci sono e ne ho anch&#8217;io. Eviterei di lamentarci delle nostre annose problematiche su tariffe, pagamenti, condizioni di lavoro. Non che non sia giusto farlo, ma bisogna saperlo fare in un&#8217;ottica propositiva senza scendere nel tono polemico e lamentoso che a volte mi capita di leggere. Posso fare degli esempi: ci hanno revisionato una traduzione e non ci hanno fatto passare nemmeno una frase o siamo in attesa di un pagamento da mesi e non c&#8217;\u00e8 verso di riscuotere o ci mettono a lavorare in una cabina improvvisata che pu\u00f2 essere uno sgabuzzino o peggio ancora. In quei casi l\u00ec, meglio respirare a fondo ed evitare di postare o far presente questo nostro disappunto o questa nostra rabbia. LinkedIn, ma credo valga per ogni piattaforma, non deve mai essere un angolo di sfogo personale, se lo usiamo in maniera professionale. Possiamo magari utilizzare quella situazione spiacevole per trasformarla in un post in cui esprimiamo una nostra opinione su cosa voglia dire dal nostro punto di vista una collaborazione proficua tra traduttore e revisore o in quali condizioni un interprete simultaneista riesce a dare il meglio in s\u00e9, ecc. In sintesi esprimere pi\u00f9 professionalit\u00e0 possibile. Curare bene le risposte ai commenti. Potrei dirne altre, anche se sono un po&#8217; i pareri pi\u00f9 diffusi anche da parte degli esperti di social media, ma queste che vi ho detto sono importanti secondo me. Una carta vincente? Non scendere mai sul banale. Mi spiego anche qui. S\u00ec, condividere esperienze professionali, articoli di settore, ecc. ma metterci sempre un proprio contenuto, il proprio punto di vista, anche solo mettendo in risalto o citando una parte di un articolo condiviso per noi fondamentale. Trovo sia piuttosto anonimo e non efficace condividere articoli senza prima averli filtrati o foto di cabine, mi raccomando attenzione alla privacy, senza spiegare a cosa si sta lavorando sempre e comunque nel rispetto della privacy o magari si pu\u00f2 usare una foto per cos\u00ec dire anonima ed esprimere un nostro punto di vista su un argomento che stiamo trattando. Non per forza dobbiamo divulgare eventuali dettagli, ma possiamo far nostro un contenuto ed utilizzarlo come prodotto da mettere in vetrina.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Un quesito che mi attanaglia, ti prego illuminami: contatti non attinenti l\u2019ambito lavorativo, s\u00ec o no? E come selezioni le esperienze che pubblichi? Tu ne hai tantissime, non credo proprio le inserirai tutte&#8230;<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta<\/em>: Dunque, tendenzialmente accetto ogni tipo di richiesta e l&#8217;enorme parco di contatti che ho sono tutte persone che sono arrivate a me e non io a loro, tranne colleghi storici che conosco da anni. Devo dire che ogni giorno ricevo richieste di contatto, soprattutto da parte di coloro che hanno prima visualizzato il mio profilo. Credo che dietro ogni contatto si possa sempre nascondere una bella opportunit\u00e0 di lavoro. Raramente ho cancellato contatti o non accettato richieste. Ci devono essere veri e propri motivi alla base per non farlo. Come seleziono le esperienze? Il primo parametro di selezione \u00e8 la privacy. Ci sono eventi che non posso divulgare per etica professionale, altri che invece sono pubblici e per i quali ho ottenuto un consenso. Su questo sono molto rigido e non pubblico ogni esperienza, anche perch\u00e9 altrimenti toglierei troppo tempo prezioso al mio lavoro. Ovviamente questo discorso \u00e8 incentrato prevalentemente sugli interpretariati.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Curiosit\u00e0: hai un account Premium o Base?<\/p>\n\n\n\n<p><em>Risposta<\/em>: Ho un account &#8220;Base&#8221;. Al momento riesco a sfruttarlo appieno anche soltanto con le funzionalit\u00e0 standard.<\/p>\n\n\n\n<p><em>Domanda<\/em>: Tu sei molto attivo sui social in cui sei presente: commenti, posti aggiornamenti sulle tue attivit\u00e0, condividi e rilanci contenuti altrui, il tuo profilo LinkedIn come dicevamo all\u2019inizio \u00e8 molto molto dinamico. Non mi pare per\u00f2 tu ti avvalga particolarmente di strumenti come Pulse, che consentono di pubblicare veri e propri articoli, e anche il tuo sito personale \u00e8 un sito statico, che con contempla una parte di blog. Mi interessa quindi chiederti la tua opinione sui blog: forse in un momento in cui la presenza online si esprime al meglio attraverso l\u2019interazione in tempo reale, il botta e risposta, il blog \u00e8 uno strumento che ha ormai fatto il suo tempo, un po\u2019 \u201cseduto\u201d?<\/p>\n\n\n\n<p> <em>Risposta<\/em>: Hai toccato un tasto dolente. S\u00ec, hai ragione. Su LinkedIn al momento ho pubblicato soltanto un articolo e il mio sito web non aveva un blog. Vi faccio un&#8217;anticipazione. In questo periodo ho deciso di aprirlo e di integrarlo all&#8217;interno del mio sito. \u00c8 stato lanciato proprio oggi e ovviamente contiene solo un articolo che \u00e8 appunto l&#8217;unico articolo che avevo condiviso l&#8217;anno scorso proprio su LinkedIn. Anni fa avevo un blog su WordPress, separato dal mio vecchio sito, che si chiamava &#8220;Il Traduvendolo&#8221;, forse qualcuno dei colleghi storici se lo ricorda. L&#8217;ho dovuto chiudere perch\u00e9 non riuscivo a scrivere con regolarit\u00e0. Credo che l&#8217;attivit\u00e0 del blog sia fondamentale perch\u00e9 \u00e8 senz&#8217;altro molto efficace, ma richiede tanto tempo e soprattutto molta dedizione e per un maniaco della cura del dettaglio come me pu\u00f2 essere un&#8217;arma a doppio taglio. Un altro aspetto fondamentale \u00e8 il contenuto. Credo che un blog debba contenere testi ben scritti e soprattutto originali. Oggi tutti scrivono su tutto, ma sono pochissimi i blog che fanno la differenza nel nostro settore, almeno secondo me. Ora ho capito che forse \u00e8 arrivato il momento di sfruttare anche quest&#8217;arma, anche perch\u00e9 ho sempre amato leggere e di conseguenza scrivere e spero che chi mi segue, possa continuare a trovare i miei contributi interessanti. Si fa quel che si pu\u00f2&#8230; <\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"Recentemente mi \u00e8 stata proposta un&#8217;interessante intervista, per condividere la mia esperienza in merito all&#8217;uso dei social media in ambito professionale, alla quale ho partecipato con molto piacere. Non sono un esperto di social media, ma nel corso dei miei quasi 19 anni di esperienza sul campo ho tentato vari approcci per uno degli aspetti che qualsiasi libero professionista non dovrebbe mai trascurare o dare per scontato: il marketing. Per gli interpreti e i traduttori liberi professionisti, ma anche per tutti coloro per i quali il web \u00e8 la principale fonte di lavoro, curare la propria immagine virtuale \u00e8 una condicio sine qua non per affermarsi sul mercato. Quando ho iniziato a svolgere questa professione, ovvero nel 2002, non esistevano ancora i social media, ma internet allora per me non poteva che rappresentare un trampolino di lancio molto invitante, al cui fascino non ho mai saputo resistere. Sarebbe impensabile fare questo lavoro senza una presenza web ben strutturata. Durante l&#8217;intervista, che trovate disponibile in calce a questo articolo insieme alla trascrizione delle domande che mi sono state poste con le relative risposte, ho parlato spesso del concetto di vetrina virtuale. Che cos&#8217;\u00e8 una vetrina? Il concetto di negozio in senso moderno nasce nel 1800 ed era un luogo adibito alla vendita e prima ancora all&#8217;esposizione di merci. \u00c8 in quel periodo che iniziano a comparire le prime insegne. Nel 1827 ci fu la svolta. Iniziarono ad essere prodotte industrialmente grandi vetrate, che presto si diffusero un po\u2019 ovunque e dalle quali scatur\u00ec la brillante idea delle&nbsp;vetrine,&nbsp;in tutto e per tutto simili a quelle attuali in cui ancora oggi viene esposta la merce in vendita. La vetrina e il web Che cosa c&#8217;entra la vetrina con il web? La domanda \u00e8 ovviamente una provocazione. Noi interpreti e traduttori non vendiamo merci, ma servizi. Vendiamo parole orali e scritte. Non vendiamo servizi tangibili, ma credo sia fondamentale renderli concreti, in qualche modo, anche solo con l&#8217;immaginazione. Se un cliente vuole farsi un&#8217;idea di noi, ancor prima di chiederci un preventivo, non sarebbe giusto che possa vederci sul web in bella mostra? Da che mondo \u00e8 mondo, anche l&#8217;occhio vuole la sua parte. Il potere inestimabile della rete Curare la propria immagine e reputazione on line dovrebbe essere una delle nostre priorit\u00e0, se vogliamo che il potenziale cliente scelga noi tra altri concorrenti e soprattutto se vogliamo che il cliente fidato non ci abbandoni, perch\u00e9 ha bisogno di capire chi c&#8217;\u00e8 dietro le mail, visto che i traduttori e non solo, ad esempio, al contrario degli interpreti, non hanno la possibilit\u00e0 di avere un rapporto diretto con lui. Indipendentemente dal fatto se svolgiamo la professione di interprete e\/o traduttore, avere un sito web con degli annessi canali di comunicazione attraverso i social media \u00e8 oramai di fondamentale importanza. Volete saperne di pi\u00f9? Vi invito ad ascoltare e leggere la mia intervista qui di seguito. Presentazione: Siamo qui oggi per fare quattro chiacchiere e conoscere un po\u2019 meglio un altro amico di STL, Sergio Paris. Traduttore e interprete, dall\u2019Umbria alla conquista del mondo, potremmo dire, visto che da Foligno la sua passione per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche, lo ha spinto a trascorrere svariati periodi all\u2019estero, da Francoforte, a Vienna, a Londra, a Berlino, e potremmo continuare con una sfilza pressoch\u00e9 infinita di luoghi. Dopo una serie di esperienze altrettanto variegate nel mondo della mediazione linguistica \u2013 \u00e8 stato prima corrispondente import-export per un\u2019azienda umbra, poi traduttore tecnico e interprete consecutivista e di tribunale&nbsp;per un\u2019agenzia tedesca, ecc. ecc. \u2013 ha deciso di dedicarsi all\u2019attivit\u00e0 freelance e ormai dal 2002 lavora come interprete di conferenza e traduttore libero professionista per conto di agenzie e clienti diretti in Italia, Germania, Austria, Svizzera, Inghilterra, Paesi Bassi e per&nbsp;altri paesi europei ed extraeuropei. \u00c8 inoltre socio della&nbsp;BD\u00dc, la principale associazione di categoria per interpreti e traduttori in Germania. Il motivo della nostra chiacchierata di oggi, per\u00f2, \u00e8 pi\u00f9 che altro approfondire l\u2019attivit\u00e0, assai ragionata e interessante, e molto proficua dal punto di vista della promozione professionale, che Sergio ha sui social, e in particolare su LinkedIn, una piattaforma che noi professionisti della traduzione forse ancora oggi bistrattiamo un po\u2019, non cogliendone fino in fondo le potenzialit\u00e0. Parliamone un po\u2019 con lui, per conoscerne meglio le dinamiche e i possibili vantaggi. Domanda: Il tuo profilo LinkedIn \u00e8 estremamente curato, completissimo, articolato, dinamico. Si vede come sia frutto di un\u2019attenta strategia e di un processo di affinamento portato avanti negli anni. Come ti sei avvicinato a questo social in particolare, e come hai deciso che poteva diventare uno dei tuoi strumenti di promozione privilegiati? Risposta: Ciao Sabrina, ciao Chiara e ciao a tutti coloro che ci stanno ascoltando. Prima di iniziare vorrei ringraziare sia voi che tutto lo staff per avermi proposto questa intervista e mi allaccio, in questo modo, alla prima domanda, perch\u00e9 grazie a voi ho capito di avere un profilo LinkedIn interessante o comunque degno di nota. Ci tengo a precisare che non sono un esperto di social media e che non ho alla base una strategia specifica. Il mio principio base che mi ha spinto a curare bene il mio profilo qui su LinkedIn e su altre piattaforme \u00e8 che sono letteralmente un maniaco delle presenze web e voglio che siano pi\u00f9 complete e &#8220;pulite&#8221; possibili. Come hai detto tu, ho iniziato nel 2002 e gi\u00e0 allora internet offriva molte possibilit\u00e0 di crescita, oggi nel 2020 abbiamo raggiunto livelli decisamente pi\u00f9 alti. 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Non sono un esperto di social media, ma nel corso dei miei quasi 19 anni di esperienza sul campo ho tentato vari approcci per uno degli aspetti che qualsiasi libero professionista non dovrebbe mai trascurare o dare per scontato: il marketing. Per gli interpreti e i traduttori liberi professionisti, ma anche per tutti coloro per i quali il web \u00e8 la principale fonte di lavoro, curare la propria immagine virtuale \u00e8 una condicio sine qua non per affermarsi sul mercato. Quando ho iniziato a svolgere questa professione, ovvero nel 2002, non esistevano ancora i social media, ma internet allora per me non poteva che rappresentare un trampolino di lancio molto invitante, al cui fascino non ho mai saputo resistere. Sarebbe impensabile fare questo lavoro senza una presenza web ben strutturata. Durante l&#8217;intervista, che trovate disponibile in calce a questo articolo insieme alla trascrizione delle domande che mi sono state poste con le relative risposte, ho parlato spesso del concetto di vetrina virtuale. Che cos&#8217;\u00e8 una vetrina? Il concetto di negozio in senso moderno nasce nel 1800 ed era un luogo adibito alla vendita e prima ancora all&#8217;esposizione di merci. \u00c8 in quel periodo che iniziano a comparire le prime insegne. Nel 1827 ci fu la svolta. Iniziarono ad essere prodotte industrialmente grandi vetrate, che presto si diffusero un po\u2019 ovunque e dalle quali scatur\u00ec la brillante idea delle&nbsp;vetrine,&nbsp;in tutto e per tutto simili a quelle attuali in cui ancora oggi viene esposta la merce in vendita. La vetrina e il web Che cosa c&#8217;entra la vetrina con il web? La domanda \u00e8 ovviamente una provocazione. Noi interpreti e traduttori non vendiamo merci, ma servizi. Vendiamo parole orali e scritte. Non vendiamo servizi tangibili, ma credo sia fondamentale renderli concreti, in qualche modo, anche solo con l&#8217;immaginazione. Se un cliente vuole farsi un&#8217;idea di noi, ancor prima di chiederci un preventivo, non sarebbe giusto che possa vederci sul web in bella mostra? Da che mondo \u00e8 mondo, anche l&#8217;occhio vuole la sua parte. Il potere inestimabile della rete Curare la propria immagine e reputazione on line dovrebbe essere una delle nostre priorit\u00e0, se vogliamo che il potenziale cliente scelga noi tra altri concorrenti e soprattutto se vogliamo che il cliente fidato non ci abbandoni, perch\u00e9 ha bisogno di capire chi c&#8217;\u00e8 dietro le mail, visto che i traduttori e non solo, ad esempio, al contrario degli interpreti, non hanno la possibilit\u00e0 di avere un rapporto diretto con lui. Indipendentemente dal fatto se svolgiamo la professione di interprete e\/o traduttore, avere un sito web con degli annessi canali di comunicazione attraverso i social media \u00e8 oramai di fondamentale importanza. Volete saperne di pi\u00f9? Vi invito ad ascoltare e leggere la mia intervista qui di seguito. Presentazione: Siamo qui oggi per fare quattro chiacchiere e conoscere un po\u2019 meglio un altro amico di STL, Sergio Paris. Traduttore e interprete, dall\u2019Umbria alla conquista del mondo, potremmo dire, visto che da Foligno la sua passione per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche, lo ha spinto a trascorrere svariati periodi all\u2019estero, da Francoforte, a Vienna, a Londra, a Berlino, e potremmo continuare con una sfilza pressoch\u00e9 infinita di luoghi. 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Prima di iniziare vorrei ringraziare sia voi che tutto lo staff per avermi proposto questa intervista e mi allaccio, in questo modo, alla prima domanda, perch\u00e9 grazie a voi ho capito di avere un profilo LinkedIn interessante o comunque degno di nota. Ci tengo a precisare che non sono un esperto di social media e che non ho alla base una strategia specifica. Il mio principio base che mi ha spinto a curare bene il mio profilo qui su LinkedIn e su altre piattaforme \u00e8 che sono letteralmente un maniaco delle presenze web e voglio che siano pi\u00f9 complete e &#8220;pulite&#8221; possibili. Come hai detto tu, ho iniziato nel 2002 e gi\u00e0 allora internet offriva molte possibilit\u00e0 di crescita, oggi nel 2020 abbiamo raggiunto livelli decisamente pi\u00f9 alti. 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Durante l&#8217;intervista, che trovate disponibile in calce a questo articolo insieme alla trascrizione delle domande che mi sono state poste con le relative risposte, ho parlato spesso del concetto di vetrina virtuale. Che cos&#8217;\u00e8 una vetrina? Il concetto di negozio in senso moderno nasce nel 1800 ed era un luogo adibito alla vendita e prima ancora all&#8217;esposizione di merci. \u00c8 in quel periodo che iniziano a comparire le prime insegne. Nel 1827 ci fu la svolta. Iniziarono ad essere prodotte industrialmente grandi vetrate, che presto si diffusero un po\u2019 ovunque e dalle quali scatur\u00ec la brillante idea delle&nbsp;vetrine,&nbsp;in tutto e per tutto simili a quelle attuali in cui ancora oggi viene esposta la merce in vendita. La vetrina e il web Che cosa c&#8217;entra la vetrina con il web? La domanda \u00e8 ovviamente una provocazione. Noi interpreti e traduttori non vendiamo merci, ma servizi. Vendiamo parole orali e scritte. Non vendiamo servizi tangibili, ma credo sia fondamentale renderli concreti, in qualche modo, anche solo con l&#8217;immaginazione. Se un cliente vuole farsi un&#8217;idea di noi, ancor prima di chiederci un preventivo, non sarebbe giusto che possa vederci sul web in bella mostra? Da che mondo \u00e8 mondo, anche l&#8217;occhio vuole la sua parte. Il potere inestimabile della rete Curare la propria immagine e reputazione on line dovrebbe essere una delle nostre priorit\u00e0, se vogliamo che il potenziale cliente scelga noi tra altri concorrenti e soprattutto se vogliamo che il cliente fidato non ci abbandoni, perch\u00e9 ha bisogno di capire chi c&#8217;\u00e8 dietro le mail, visto che i traduttori e non solo, ad esempio, al contrario degli interpreti, non hanno la possibilit\u00e0 di avere un rapporto diretto con lui. Indipendentemente dal fatto se svolgiamo la professione di interprete e\/o traduttore, avere un sito web con degli annessi canali di comunicazione attraverso i social media \u00e8 oramai di fondamentale importanza. Volete saperne di pi\u00f9? Vi invito ad ascoltare e leggere la mia intervista qui di seguito. Presentazione: Siamo qui oggi per fare quattro chiacchiere e conoscere un po\u2019 meglio un altro amico di STL, Sergio Paris. Traduttore e interprete, dall\u2019Umbria alla conquista del mondo, potremmo dire, visto che da Foligno la sua passione per le lingue e le culture straniere, soprattutto germaniche, lo ha spinto a trascorrere svariati periodi all\u2019estero, da Francoforte, a Vienna, a Londra, a Berlino, e potremmo continuare con una sfilza pressoch\u00e9 infinita di luoghi. 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Prima di iniziare vorrei ringraziare sia voi che tutto lo staff per avermi proposto questa intervista e mi allaccio, in questo modo, alla prima domanda, perch\u00e9 grazie a voi ho capito di avere un profilo LinkedIn interessante o comunque degno di nota. Ci tengo a precisare che non sono un esperto di social media e che non ho alla base una strategia specifica. Il mio principio base che mi ha spinto a curare bene il mio profilo qui su LinkedIn e su altre piattaforme \u00e8 che sono letteralmente un maniaco delle presenze web e voglio che siano pi\u00f9 complete e &#8220;pulite&#8221; possibili. Come hai detto tu, ho iniziato nel 2002 e gi\u00e0 allora internet offriva molte possibilit\u00e0 di crescita, oggi nel 2020 abbiamo raggiunto livelli decisamente pi\u00f9 alti. 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