{"id":4832,"date":"2020-05-19T02:26:48","date_gmt":"2020-05-19T02:26:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.sergioparis.it\/?p=4832"},"modified":"2020-05-25T10:36:23","modified_gmt":"2020-05-25T10:36:23","slug":"il-lavoro-dellinterprete-una-professione-molteplici-contesti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/il-lavoro-dellinterprete-una-professione-molteplici-contesti\/","title":{"rendered":"IL LAVORO DELL&#8217;INTERPRETE: UNA PROFESSIONE, MOLTEPLICI CONTESTI"},"content":{"rendered":"<p>[vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando in ambito accademico e non solo si parla della figura dell&#8217;interprete, la prima idea che viene in mente \u00e8 la persona seduta all&#8217;interno di una cabina che, ascoltando il discorso originale in cuffia, traduce al microfono simultaneamente in un&#8217;altra lingua. Si tratta di un&#8217;associazione mentale pi\u00f9 che lecita che ovviamente rientra tra le modalit\u00e0 di interpretazione pi\u00f9 utilizzate nella maggior parte dei convegni e dei meeting a livello internazionale.<\/p>\n<p>La simultanea \u00e8, tra le modalit\u00e0 di interpretazione, una delle pi\u00f9 impegnative, in cui il livello di concentrazione deve rimanere alto e l&#8217;improvvisazione non ha scampo. Nessun interprete professionista si azzarderebbe mai a cimentarsi in una pratica cos\u00ec altamente tecnica senza un&#8217;adeguata preparazione.<\/p>\n<p>Tuttavia, in questo articolo, vorrei parlare invece di cosa accade quando l&#8217;interprete viene chiamato a lavorare &#8220;fuori dalla cabina&#8221;. Non mi riferisco tanto all&#8217;interpretazione consecutiva che, seppur non in cabina, ha una definizione del proprio raggio di azione e quindi, come per la simultanea, anche la modalit\u00e0 consecutiva presenta un percorso formativo specifico e soprattutto condizioni di lavoro ben definite.<\/p>\n<p>Cosa succede tuttavia quando si esce dalla cosiddetta &#8220;comfort zone&#8221;, se cos\u00ec la vogliamo definire? Personalmente svolgo questo lavoro da quasi 19 anni e dopo molte giornate sia come simultaneista che come consecutivista, in questi ultimi 5\/6 anni spesso mi sono ritrovato a lavorare anche in molte situazioni al di fuori della summenzionata &#8220;comfort zone&#8221;, soprattutto in ambito tecnico, un settore al quale non si pu\u00f2 sfuggire quando si lavora con una lingua come il tedesco. Corsi di formazione tecnica, visite aziendali, trattative tecnico-commerciali sono tutte situazioni che vedono l&#8217;interprete essere fisicamente il &#8220;trait d&#8217;union&#8221; dei soggetti parlanti lingue diverse. Tuttavia, ci sono anche forme di interpretazione simultanea anche in questi casi con l&#8217;utilizzo del cosiddetto bidule; ovvero si esce fuori dalla cabina che rappresenta da sempre, come ho gi\u00e0 avuto modo di dire, la nostra &#8220;comfort zone&#8221; prediletta.<\/p>\n<p>Quali sono per\u00f2 le difficolt\u00e0 che l&#8217;interprete potrebbe trovarsi di fronte? Che sia una simultanea in bidule, una consecutiva davanti a un macchinario o una trattativa all&#8217;interno di un&#8217;officina particolarmente rumorosa, la concentrazione e lo sforzo mentale vengono sempre messi a dura prova. Dal mio punto di vista, devo ammettere che \u00e8 proprio grazie a queste esperienze pi\u00f9 tecniche e meno ordinarie che poi riesco a gestire meglio sia psicologicamente che linguisticamente qualsiasi tipo di difficolt\u00e0 in cabina o al di fuori di essa. L&#8217;accavallarsi delle voci, lo spostamento fisico e l&#8217;improvvisazione delle battute che i due interlocutori si scambiano sono elementi che vanno a rendere la resa dell&#8217;interprete ancor pi\u00f9 difficoltosa e non per questo meno gratificante.<\/p>\n<p>Per alcuni anni ho insegnato interpretazione consecutiva e simultanea di lingua tedesca in una scuola universitaria privata per interpreti e traduttori e in occasione di alcuni momenti di dialogo con i miei studenti gi\u00e0 allora facevo presente che non andava screditata nessuna forma di interpretazione. Il mio messaggio era ed \u00e8 ancora questo: si \u00e8 sempre interpreti, in qualsiasi ambito siamo chiamati a operare. Non \u00e8 giusto pensare che il simultaneista \u00e8 pi\u00f9 interprete del trattativista. Si possono svolgere entrambe le modalit\u00e0 nel pieno rispetto del rigore professionale che ne compete.<\/p>\n<p>Ancora oggi il mio approccio professionale \u00e8 esattamente lo stesso, come anche il tipo di preparazione che vado ad affrontare. Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo &#8220;fuori cabina&#8221;, potrei dire che quando si lavora pi\u00f9 a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente pi\u00f9 parte attiva dell&#8217;atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L&#8217;intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono pi\u00f9 immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce pi\u00f9 empatia che a mio modesto parere \u00e8 essenziale, soprattutto in determinati contesti come il &#8220;community interpreting&#8221; e non solo. Difficilmente si pu\u00f2 esperire la stessa empatia quando si \u00e8 per cos\u00ec dire rinchiusi in una cabina insonorizzata.<\/p>\n<p>In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualit\u00e0 del nostro servizio, anche in maniera pi\u00f9 diretta.<\/p>\n<p>Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si \u00e8 accorto della necessit\u00e0 di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. Non \u00e8 assolutamente vero che se si \u00e8 in grado di affrontare una simultanea, allora si possa far fronte a un corso di formazione su un macchinario o a una semplice trattativa commerciale. Ci sono regole e dettagli ben precisi da osservare anche in questi ambiti lavorativi.<\/p>\n<p>In conclusione, anche la classica figura dell&#8217;interprete simultaneista, oramai posta di fronte alla sempre pi\u00f9 imperante innovazione tecnologica come il &#8220;Remote Simultaneous Interpreting&#8221;, sta cambiando in termini di flessibilit\u00e0 e operativit\u00e0, proprio perch\u00e9 sono sempre pi\u00f9 i contesti comunicativi in cui \u00e8 necessaria la sua presenza. La pratica \u00e8 da sempre la migliore scuola, ma se anche la formazione fosse pi\u00f9 attenta a queste nuove esigenze, saremmo sicuramente pi\u00f9 preparati e meno restii a svolgere determinati servizi che possono sembrare meno gratificanti, ma che in realt\u00e0 meritano la stessa attenzione di qualsiasi altro servizio di interpretazione simultanea e consecutiva.<\/p>\n<p>Non \u00e8 mia intenzione dare pi\u00f9 o meno valore a una o all&#8217;altra forma di interpretazione. Come dicevo, anzi lo specifico ora, non esistono interpreti di serie A o interpreti di serie B. Nelle mie numerose giornate mi \u00e8 capitato spesso di passare da una cabina a un macchinario, da una tavola rotonda al sedile posteriore di un auto aziendale con a bordo un incontro informale di un certo livello e a met\u00e0 di una scala con sopra e sotto di me i due interlocutori da mediare. Situazioni queste che possono verificarsi anche nell&#8217;arco di pochi giorni, situazioni queste in cui l&#8217;interprete esprime al meglio la sua dote principale ovvero la flessibilit\u00e0 mentale e quindi, in virt\u00f9 di quanto sopra descritto, fisica.[\/vc_column_text][\/vc_column][\/vc_row]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"[vc_row][vc_column][vc_column_text]Quando in ambito accademico e non solo si parla della figura dell&#8217;interprete, la prima idea che viene in mente \u00e8 la persona seduta all&#8217;interno di una cabina che, ascoltando il discorso originale in cuffia, traduce al microfono simultaneamente in un&#8217;altra lingua. Si tratta di un&#8217;associazione mentale pi\u00f9 che lecita che ovviamente rientra tra le modalit\u00e0 di interpretazione pi\u00f9 utilizzate nella maggior parte dei convegni e dei meeting a livello internazionale. 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Personalmente svolgo questo lavoro da quasi 19 anni e dopo molte giornate sia come simultaneista che come consecutivista, in questi ultimi 5\/6 anni spesso mi sono ritrovato a lavorare anche in molte situazioni al di fuori della summenzionata &#8220;comfort zone&#8221;, soprattutto in ambito tecnico, un settore al quale non si pu\u00f2 sfuggire quando si lavora con una lingua come il tedesco. Corsi di formazione tecnica, visite aziendali, trattative tecnico-commerciali sono tutte situazioni che vedono l&#8217;interprete essere fisicamente il &#8220;trait d&#8217;union&#8221; dei soggetti parlanti lingue diverse. Tuttavia, ci sono anche forme di interpretazione simultanea anche in questi casi con l&#8217;utilizzo del cosiddetto bidule; ovvero si esce fuori dalla cabina che rappresenta da sempre, come ho gi\u00e0 avuto modo di dire, la nostra &#8220;comfort zone&#8221; prediletta. Quali sono per\u00f2 le difficolt\u00e0 che l&#8217;interprete potrebbe trovarsi di fronte? 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Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo &#8220;fuori cabina&#8221;, potrei dire che quando si lavora pi\u00f9 a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente pi\u00f9 parte attiva dell&#8217;atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L&#8217;intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono pi\u00f9 immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce pi\u00f9 empatia che a mio modesto parere \u00e8 essenziale, soprattutto in determinati contesti come il &#8220;community interpreting&#8221; e non solo. Difficilmente si pu\u00f2 esperire la stessa empatia quando si \u00e8 per cos\u00ec dire rinchiusi in una cabina insonorizzata. In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualit\u00e0 del nostro servizio, anche in maniera pi\u00f9 diretta. Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si \u00e8 accorto della necessit\u00e0 di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. Non \u00e8 assolutamente vero che se si \u00e8 in grado di affrontare una simultanea, allora si possa far fronte a un corso di formazione su un macchinario o a una semplice trattativa commerciale. Ci sono regole e dettagli ben precisi da osservare anche in questi ambiti lavorativi. In conclusione, anche la classica figura dell&#8217;interprete simultaneista, oramai posta di fronte alla sempre pi\u00f9 imperante innovazione tecnologica come il &#8220;Remote Simultaneous Interpreting&#8221;, sta cambiando in termini di flessibilit\u00e0 e operativit\u00e0, proprio perch\u00e9 sono sempre pi\u00f9 i contesti comunicativi in cui \u00e8 necessaria la sua presenza. La pratica \u00e8 da sempre la migliore scuola, ma se anche la formazione fosse pi\u00f9 attenta a queste nuove esigenze, saremmo sicuramente pi\u00f9 preparati e meno restii a svolgere determinati servizi che possono sembrare meno gratificanti, ma che in realt\u00e0 meritano la stessa attenzione di qualsiasi altro servizio di interpretazione simultanea e consecutiva. Non \u00e8 mia intenzione dare pi\u00f9 o meno valore a una o all&#8217;altra forma di interpretazione. Come dicevo, anzi lo specifico ora, non esistono interpreti di serie A o interpreti di serie B. 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Non \u00e8 giusto pensare che il simultaneista \u00e8 pi\u00f9 interprete del trattativista. Si possono svolgere entrambe le modalit\u00e0 nel pieno rispetto del rigore professionale che ne compete. Ancora oggi il mio approccio professionale \u00e8 esattamente lo stesso, come anche il tipo di preparazione che vado ad affrontare. Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo &#8220;fuori cabina&#8221;, potrei dire che quando si lavora pi\u00f9 a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente pi\u00f9 parte attiva dell&#8217;atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L&#8217;intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono pi\u00f9 immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce pi\u00f9 empatia che a mio modesto parere \u00e8 essenziale, soprattutto in determinati contesti come il &#8220;community interpreting&#8221; e non solo. Difficilmente si pu\u00f2 esperire la stessa empatia quando si \u00e8 per cos\u00ec dire rinchiusi in una cabina insonorizzata. In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualit\u00e0 del nostro servizio, anche in maniera pi\u00f9 diretta. Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si \u00e8 accorto della necessit\u00e0 di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. 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Non mi riferisco tanto all&#8217;interpretazione consecutiva che, seppur non in cabina, ha una definizione del proprio raggio di azione e quindi, come per la simultanea, anche la modalit\u00e0 consecutiva presenta un percorso formativo specifico e soprattutto condizioni di lavoro ben definite. Cosa succede tuttavia quando si esce dalla cosiddetta &#8220;comfort zone&#8221;, se cos\u00ec la vogliamo definire? Personalmente svolgo questo lavoro da quasi 19 anni e dopo molte giornate sia come simultaneista che come consecutivista, in questi ultimi 5\/6 anni spesso mi sono ritrovato a lavorare anche in molte situazioni al di fuori della summenzionata &#8220;comfort zone&#8221;, soprattutto in ambito tecnico, un settore al quale non si pu\u00f2 sfuggire quando si lavora con una lingua come il tedesco. Corsi di formazione tecnica, visite aziendali, trattative tecnico-commerciali sono tutte situazioni che vedono l&#8217;interprete essere fisicamente il &#8220;trait d&#8217;union&#8221; dei soggetti parlanti lingue diverse. Tuttavia, ci sono anche forme di interpretazione simultanea anche in questi casi con l&#8217;utilizzo del cosiddetto bidule; ovvero si esce fuori dalla cabina che rappresenta da sempre, come ho gi\u00e0 avuto modo di dire, la nostra &#8220;comfort zone&#8221; prediletta. Quali sono per\u00f2 le difficolt\u00e0 che l&#8217;interprete potrebbe trovarsi di fronte? Che sia una simultanea in bidule, una consecutiva davanti a un macchinario o una trattativa all&#8217;interno di un&#8217;officina particolarmente rumorosa, la concentrazione e lo sforzo mentale vengono sempre messi a dura prova. Dal mio punto di vista, devo ammettere che \u00e8 proprio grazie a queste esperienze pi\u00f9 tecniche e meno ordinarie che poi riesco a gestire meglio sia psicologicamente che linguisticamente qualsiasi tipo di difficolt\u00e0 in cabina o al di fuori di essa. L&#8217;accavallarsi delle voci, lo spostamento fisico e l&#8217;improvvisazione delle battute che i due interlocutori si scambiano sono elementi che vanno a rendere la resa dell&#8217;interprete ancor pi\u00f9 difficoltosa e non per questo meno gratificante. Per alcuni anni ho insegnato interpretazione consecutiva e simultanea di lingua tedesca in una scuola universitaria privata per interpreti e traduttori e in occasione di alcuni momenti di dialogo con i miei studenti gi\u00e0 allora facevo presente che non andava screditata nessuna forma di interpretazione. Il mio messaggio era ed \u00e8 ancora questo: si \u00e8 sempre interpreti, in qualsiasi ambito siamo chiamati a operare. Non \u00e8 giusto pensare che il simultaneista \u00e8 pi\u00f9 interprete del trattativista. Si possono svolgere entrambe le modalit\u00e0 nel pieno rispetto del rigore professionale che ne compete. Ancora oggi il mio approccio professionale \u00e8 esattamente lo stesso, come anche il tipo di preparazione che vado ad affrontare. Se dovessi spezzare una lancia a favore del contesto lavorativo &#8220;fuori cabina&#8221;, potrei dire che quando si lavora pi\u00f9 a contatto con gli interlocutori, ci si sente decisamente pi\u00f9 parte attiva dell&#8217;atto comunicativo nel quale ci troviamo a svolgere il nostro servizio. L&#8217;intenzione, lo scopo, le emozioni e soprattutto il messaggio sono pi\u00f9 immediati e la stessa vicinanza fisica ci permette anche di recuperare quella parte del messaggio che magari non siamo riusciti a cogliere al primo ascolto. E poi, cosa fondamentale, si percepisce pi\u00f9 empatia che a mio modesto parere \u00e8 essenziale, soprattutto in determinati contesti come il &#8220;community interpreting&#8221; e non solo. Difficilmente si pu\u00f2 esperire la stessa empatia quando si \u00e8 per cos\u00ec dire rinchiusi in una cabina insonorizzata. In ultimo, lasciatemelo dire, fuori dalla cabina gli interlocutori e i fruitori del nostro servizio ci vedono e si accorgono di noi e nella maggior parte dei casi ci ringraziano per la qualit\u00e0 del nostro servizio, anche in maniera pi\u00f9 diretta. Mi rallegra il fatto che da qualche anno a questa parte anche il mondo accademico e della formazione si \u00e8 accorto della necessit\u00e0 di addestrare figure professionali in tal senso che sappiano andare anche oltre le classiche forme di interpretazione simultanea e consecutiva. Non \u00e8 assolutamente vero che se si \u00e8 in grado di affrontare una simultanea, allora si possa far fronte a un corso di formazione su un macchinario o a una semplice trattativa commerciale. Ci sono regole e dettagli ben precisi da osservare anche in questi ambiti lavorativi. In conclusione, anche la classica figura dell&#8217;interprete simultaneista, oramai posta di fronte alla sempre pi\u00f9 imperante innovazione tecnologica come il &#8220;Remote Simultaneous Interpreting&#8221;, sta cambiando in termini di flessibilit\u00e0 e operativit\u00e0, proprio perch\u00e9 sono sempre pi\u00f9 i contesti comunicativi in cui \u00e8 necessaria la sua presenza. La pratica \u00e8 da sempre la migliore scuola, ma se anche la formazione fosse pi\u00f9 attenta a queste nuove esigenze, saremmo sicuramente pi\u00f9 preparati e meno restii a svolgere determinati servizi che possono sembrare meno gratificanti, ma che in realt\u00e0 meritano la stessa attenzione di qualsiasi altro servizio di interpretazione simultanea e consecutiva. Non \u00e8 mia intenzione dare pi\u00f9 o meno valore a una o all&#8217;altra forma di interpretazione. Come dicevo, anzi lo specifico ora, non esistono interpreti di serie A o interpreti di serie B. Nelle mie numerose giornate mi \u00e8 capitato spesso di passare da una cabina a un macchinario, da una tavola rotonda al sedile posteriore di un auto aziendale con a bordo un incontro informale di un certo livello e a met\u00e0 di una scala con sopra e sotto di me i due interlocutori da mediare. 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