{"version":"1.0","provider_name":"Sergio Paris","provider_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/","author_name":"Sergio Paris","author_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/author\/wftuser\/","title":"WORDSMITHS: UN'INTERVISTA - Sergio Paris","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"CPzNHiUssS\"><a href=\"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/wordsmiths-unintervista\/\">WORDSMITHS: UN&#8217;INTERVISTA<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/wordsmiths-unintervista\/embed\/#?secret=CPzNHiUssS\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8222;WORDSMITHS: UN&#8217;INTERVISTA&#8220; &#8211; Sergio Paris\" data-secret=\"CPzNHiUssS\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/* ]]> *\/\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/wp-content\/uploads\/2020\/11\/intervista.jpg","thumbnail_width":512,"thumbnail_height":256,"description":"La collega Giselle Chaumien mi ha dato l&#8217;occasione di partecipare a una sua intervista, non soltanto per far capire quello che faccio, ma anche per esprimere un mio punto di vista sul nostro lavoro di interpreti e traduttori. Qui trovate la versione originale tedesca. Sergio, hai iniziato presto a interessarti alle lingue straniere e in particolare alla lingua tedesca. Ci sapresti spiegare cosa ti affascina delle lingue e quindi del tedesco? Veramente la prima volta che sono venuto a contatto con le lingue straniere avevo 14 anni ed ero iscritto al liceo linguistico dove ho iniziato a studiare il francese, l&#8217;inglese e il tedesco. Tuttavia, avevo gi\u00e0 studiato il francese per tre anni alle scuole medie. La mia insegnante di francese, allora, riteneva che non fossi molto predisposto per le lingue straniere, ma in qualche modo mi sentivo sempre attratto dagli stranieri. Da piccolo i miei giochi di ruolo avevano sempre per protagonisti dei viaggiatori che non riuscivano mai a capirsi tra di loro. In inglese iniziai a prendere subito ottimi voti e questo grazie ai testi delle canzoni degli U2, Queen, Simply Red, ecc. che conoscevo praticamente a memoria. Al terzo anno iniziai a studiare tedesco. \u00c8 stato semplicemente amore a prima vista. Non appena ho sentito parlare la mia insegnante di tedesco, mi sono innamorato di questa lingua. L&#8217;inglese bene o male piace a tutti. Con il tedesco \u00e8 diverso; o lo ami o lo odi. Non ci sono mezze misure. Ho subito pensato: &#8220;voglio assolutamente lavorare con questa lingua.&#8221; Cosa mi affascina di pi\u00f9 di questa lingua? Per favore, non ridere. La sua musicalit\u00e0. Strada facendo, ovviamente, mi sono reso subito conto quanto potesse essere difficile questa lingua per un italiano. La sintassi per me allora era un vero e proprio mistero, al punto tale che trovare la posizione giusta di un verbo in una frase tedesca talvolta era una sfida. Per non parlare poi delle lunghissime parole tedesche, che talvolta potevano contenere a loro volta fino a quattro o addirittura pi\u00f9 termini. Una cosa era chiara; gli ostacoli di fronte a me erano veramente tanti prima di poter padroneggiare il tedesco veramente bene sia a livello parlato che scritto. Devo essere sincero, l&#8217;amore e l&#8217;entusiasmo per questa lingua mi hanno aiutato molto a superare i miei duri anni universitari e ad immedesimarmi nella mentalit\u00e0 dei tedeschi e degli austriaci durante i miei frequenti soggiorni di studio e lavoro all&#8217;estero. Ai miei amici, colleghi, conoscenti tedeschi dico sempre che sono un po&#8217; &#8220;crucco dentro&#8221;. Fai il libero professionista oramai da quasi 20 anni. Cosa ti ha spinto a fare questa scelta? Lo consiglieresti ai pi\u00f9 giovani? Prima di avviarmi alla libera professione, ho lavorato per un anno come corrispondente in lingue estere in un&#8217;azienda internazionale della mia regione. Non dur\u00f2 per molto, perch\u00e9 sentivo che le mie competenze linguistiche erano ridotte all&#8217;osso e allora avevo solo una laurea in lingua e letteratura tedesca e inglese. Il mio sogno \u00e8 sempre stato quello di lavorare come interprete e traduttore. Ma avevo bisogno di una base tecnica e allora non ho fatto altro che rimboccarmi le maniche e rimettermi in gioco. Mi sono quindi iscritto a un istituto universitario per interpreti e traduttori della mia regione e contemporaneamente ho iniziato a tradurre per alcuni clienti privati. Non era abbastanza. Dopo il diploma universitario di interprete era mia intenzione fare esperienze pratiche e feci domanda per uno stage presso un&#8217;agenzia di traduzioni nella Germania del nord. Era, per cos\u00ec dire, la ciliegina sulla torta e ho imparato veramente tanto da quell&#8217;esperienza, perch\u00e9 finalmente avevo capito cosa stava dietro a una traduzione. Inoltre ho anche avuto la possibilit\u00e0 di svolgere incarichi di interpretariato particolarmente difficili presso alcuni tribunali tedeschi. Per me \u00e8 stata una vera e propria palestra. Una volta tornato in Italia la libera professione sarebbe stato il passo successivo e devo ammettere che ero particolarmente motivato. Ad essere sincero, i primi clienti non si sono fatti attendere molto. La mia formazione e la mia esperienza di lavoro in Germania erano il mio migliore biglietto da visita. S\u00ec, consiglierei la libera professione ai pi\u00f9 giovani, ma con tanta pazienza e senza troppa fretta. Negli ultimi 20 anni il mercato si \u00e8 sviluppato molto, perch\u00e9 ha bisogno di professionisti competenti e specializzati. Le basi di partenza erano importanti allora ed oggi lo sono ancor di pi\u00f9. C&#8217;\u00e8 anche da dire che non tutti sono tagliati per la libera professione, perch\u00e9 prima bisogna capire cosa significa effettivamente lavorare come freelance. Onestamente, inserirei l&#8217;avviamento alla libera professione come materia obbligatoria presso tutte le facolt\u00e0 universitarie e le scuole per interpreti e traduttori. Nutro una profonda ammirazione per voi interpreti. Puoi dirci qualcosa a riguardo? Quali sono le tipiche situazioni di lavoro? Qual \u00e8 stata finora la tua sfida pi\u00f9 grande? Lavoro sia come interprete che come traduttore. L&#8217;interpretariato \u00e8 ovviamente la mia vera passione. La combinazione linguistica dal tedesco all&#8217;italiano e viceversa \u00e8 stata il mio trampolino di lancio, perch\u00e9 in Italia c&#8217;erano e tuttora ci sono meno professionisti competenti. Lavoro molto anche con l&#8217;inglese, soprattutto come interprete, ma quando lavoro con il tedesco le sensazioni sono completamente diverse, perch\u00e9 mi sento totalmente in sintonia con l&#8217;oratore e la responsabilit\u00e0 \u00e8 ancora pi\u00f9 grande. Il servizio \u00e8 pi\u00f9 difficile e la capacit\u00e0 di concentrazione deve rimanere sempre alta. La frase tedesca \u00e8 completamente diversa da quella italiana e devo aspettare pi\u00f9 a lungo prima di captare tutte le informazioni necessarie per rendere in italiano una frase di senso compiuto. La memoria \u00e8 lo strumento pi\u00f9 importante. Le situazioni tipiche in cui lavoro come interprete sono, ad esempio, in occasione di conferenze ed eventi di carattere internazionale, dove chiaramente opero da una cabina come interprete simultaneista; ma anche in occasione di tavole rotonde o riunioni pi\u00f9 ristrette, dove lavoro come interprete consecutivista. Capita anche molto spesso di lavorare durante seminari e corsi di formazione altamente tecnici direttamente su macchinari e apparecchiature. Qui a volte il lavoro, in questi casi, pu\u00f2 essere molto pi\u00f9 [&hellip;]"}