{"version":"1.0","provider_name":"Sergio Paris","provider_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/","author_name":"Sergio Paris","author_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/author\/wftuser\/","title":"INSEGNARE - UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO - Sergio Paris","type":"rich","width":600,"height":338,"html":"<blockquote class=\"wp-embedded-content\" data-secret=\"VIt0nSckOh\"><a href=\"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario\/\">INSEGNARE &#8211; UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO<\/a><\/blockquote><iframe sandbox=\"allow-scripts\" security=\"restricted\" src=\"https:\/\/www.sergioparis.it\/de\/insegnare-un-esercizio-di-riflessione-e-semplificazione-necessario\/embed\/#?secret=VIt0nSckOh\" width=\"600\" height=\"338\" title=\"&#8222;INSEGNARE &#8211; UN ESERCIZIO DI RIFLESSIONE E SEMPLIFICAZIONE NECESSARIO&#8220; &#8211; Sergio Paris\" data-secret=\"VIt0nSckOh\" frameborder=\"0\" marginwidth=\"0\" marginheight=\"0\" scrolling=\"no\" class=\"wp-embedded-content\"><\/iframe><script type=\"text\/javascript\">\n\/* <![CDATA[ *\/\n\/*! This file is auto-generated *\/\n!function(d,l){\"use strict\";l.querySelector&&d.addEventListener&&\"undefined\"!=typeof URL&&(d.wp=d.wp||{},d.wp.receiveEmbedMessage||(d.wp.receiveEmbedMessage=function(e){var t=e.data;if((t||t.secret||t.message||t.value)&&!\/[^a-zA-Z0-9]\/.test(t.secret)){for(var s,r,n,a=l.querySelectorAll('iframe[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),o=l.querySelectorAll('blockquote[data-secret=\"'+t.secret+'\"]'),c=new RegExp(\"^https?:$\",\"i\"),i=0;i<o.length;i++)o[i].style.display=\"none\";for(i=0;i<a.length;i++)s=a[i],e.source===s.contentWindow&&(s.removeAttribute(\"style\"),\"height\"===t.message?(1e3<(r=parseInt(t.value,10))?r=1e3:~~r<200&&(r=200),s.height=r):\"link\"===t.message&&(r=new URL(s.getAttribute(\"src\")),n=new URL(t.value),c.test(n.protocol))&&n.host===r.host&&l.activeElement===s&&(d.top.location.href=t.value))}},d.addEventListener(\"message\",d.wp.receiveEmbedMessage,!1),l.addEventListener(\"DOMContentLoaded\",function(){for(var e,t,s=l.querySelectorAll(\"iframe.wp-embedded-content\"),r=0;r<s.length;r++)(t=(e=s[r]).getAttribute(\"data-secret\"))||(t=Math.random().toString(36).substring(2,12),e.src+=\"#?secret=\"+t,e.setAttribute(\"data-secret\",t)),e.contentWindow.postMessage({message:\"ready\",secret:t},\"*\")},!1)))}(window,document);\n\/* ]]> *\/\n<\/script>\n","thumbnail_url":"https:\/\/www.sergioparis.it\/wp-content\/uploads\/2022\/06\/insegnare-inglese.jpg","thumbnail_width":900,"thumbnail_height":601,"description":"Dopo pi\u00f9 di 10 anni sono tornato in cattedra. Nei mesi di marzo, aprile e maggio di quest\u2019anno ho insegnato lingua inglese presso un Istituto Professionale come esperto esterno per un PON ovvero un corso extracurriculare sovvenzionato da fondi europei. Il livello linguistico di provenienza dei discenti era molto vario, visto che ho insegnato a studenti di classe terza, quarta e quinta di scuola secondaria di secondo grado. L\u2019obiettivo del corso era potenziare e approfondire le famose quattro competenze dell\u2019apprendimento linguistico (reading, writing, speaking, listening). Non \u00e8 stata la mia prima esperienza didattica. Per i primi sei anni di libera professione ho anche insegnato in una facolt\u00e0 per interpreti e traduttori. Si trattava di un contesto totalmente diverso, in cui la lingua in quanto tale era un vero e proprio obiettivo avvalorato dalle tecniche di interpretazione e traduzione. Insegnare inglese a ragazzi in una fascia di et\u00e0 compresa tra 16 e 18 anni \u00e8 ben altra cosa. Oltre alla spontaneit\u00e0 e alla genuinit\u00e0 legata alla loro et\u00e0, ho saputo apprezzare anche la praticit\u00e0 e l\u2019immediatezza da cui di solito questo tipo di scuola \u00e8 caratterizzata. Noi interpreti e traduttori, in quanto professionisti della comunicazione multilingue, siamo spinti a dare per scontate la conoscenze di base e la capacit\u00e0 di espressione verso una lingua straniera. Quando ci troviamo in una scuola superiore, in cui le ore dedicate all\u2019apprendimento linguistico di solito non sono mai molte, siamo costretti a fare un passo indietro, forse anche qualcuno in pi\u00f9. Dobbiamo ridimensionare le nostre aspettative e capire come alleggerire aspetti dell\u2019apprendimento linguistico, come la fonetica, la pronuncia e soprattutto la grammatica. \u00c8 necessario un approccio pragmatico avulso da regole e da tutta quella parte teorica di cui i libri di testo oggi sono davvero troppo pieni. Durante la programmazione delle mie ore di lezione mi sono concentrato su un solo obiettivo: fornire strumenti pratici che potessero portare i discenti a parlare inglese con pi\u00f9 facilit\u00e0 e immediatezza. Ho dato molta importanza alla pronuncia e alla fonetica, forse pi\u00f9 che alla grammatica. Da interprete mi sono sempre detto che una frase pronunciata in maniera corretta e comprensibile all\u2019orecchio di un madrelingua ha pi\u00f9 effetto e comunica meglio di un\u2019imprecisione grammaticale. Non sono mancate lezioni grammaticali dove ho spiegato i concetti di presente, passato e futuro dal punto di vista anglosassone, senza far pesare troppo, tanto per fare un esempio, il fatto di dover imparare a memoria i principali verbi irregolari, quelli di uso comune e pi\u00f9 legati alla quotidianit\u00e0. Il cosiddetto \u201croleplay\u201d, il gioco di ruolo, su argomenti a loro pi\u00f9 vicini \u00e8 stato predominante e devo dire anche molto utile. Ora pensano qualche istante in meno prima di dire una frase. Sono pi\u00f9 spontanei e soprattutto hanno meno paura di sbagliare. La mia formazione e soprattutto la mia esperienza sul campo come interprete mi ha aiutato molto a farli ragionare su quanti infiniti modi abbiamo a disposizione per comunicare qualcosa. \u00c8 la bellezza del linguaggio universale che come le scatole cinesi pu\u00f2 continuare all\u2019infinito. Per la fonetica sono stati utilissimi gli esercizi di \u201cshadowing\u201d (ripetere una frase allo stesso identico modo in cui viene ascoltata) che consiglio sempre a tutti e con cui di solito ci si diverte molto. Si sono ritrovati a ripetere parole, di cui prima non conoscevano precisamente la pronuncia, in maniera spontanea e senza troppi esitazioni. Insegnare \u00e8 un esercizio di riflessione e semplificazione necessario, che noi professionisti della comunicazione dovremmo svolgere di tanto in tanto. Il linguaggio, la lingua e le modalit\u00e0 espressive che ogni idioma utilizza si evolvono. Mettersi dall\u2019altra parte, salire in cattedra \u00e8 fondamentale per migliorare la nostra capacit\u00e0 di sintesi di cui abbiamo bisogno mentre svolgiamo i nostri servizi. Albert Einstein disse: \u201cSe non lo sai spiegare in modo semplice, non l\u2019hai capito abbastanza bene.\u201d E se l\u2019ha detto colui che ha scoperto la teoria della relativit\u00e0, uno dei pilastri della fisica moderna e della meccanica quantistica, credo che non possiamo che essere d\u2019accordo, soprattutto in questo nostro mondo sempre pi\u00f9 complesso e sempre meno incline a una comunicazione chiara e trasparente."}